Nella grotta della natività

L'asinello prediletto


di Pier Giordano Cabra

Mi è sempre piaciuto collocare personalmente nel presepio il bue e l'asinello accanto a Gesù bambino. Con una predilezione per l'asinello, dato che la mamma mi ripeteva che gli assomigliavo.
Collocandolo dentro la bella grotta di sughero gli raccomandavo di fare compagnia per me a Gesù e, per non farlo sentire solo, gli mettevo accanto appunto anche il bue.
Ma da quando ho trovato in Isaia che il "bue conosce il suo proprietario e l'asino conosce la greppia del suo padrone", la predilezione è passata al bue e ho cominciato a collocarlo per primo, sembrandomi più disinteressato, non essendoci di mezzo la ben nota e affollata greppia.
Rileggendo col passare degli anni e con più calma, il contesto di Isaia, come posso negare la necessità della presenza dei due simpatici animali? Li trovo indispensabili per dare realismo al presepio:  "Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo  padrone,  ma  Israele  non  conosce, il mio popolo non comprende" (Is 1, 2-3).
Il profeta sembra aver legato alla luce dei due animali l'ombra dell'incomprensione del Natale.
A loro volta i due animali sembrano messi lì per ricordare che il Creatore e Signore di tutte le cose è venuto tra i suoi, ma i suoi non l'hanno ricevuto. Ieri come oggi.
Il bue e l'asino testimoniano il rifiuto da parte di un popolo che si ribella nei confronti del suo Signore o non riesce a comprendere quel suo desiderio di rassicurare il loro cuore, dal momento che Lui, il Padrone è venuto a fare un tratto di strada con noi e "non ci chiama più servi, ma amici".
Tutto vero. Ma con che coraggio potrei mettere nel mio presepio quest'anno queste due creature se le caricassi solo di questo insopportabile peso? Non hanno forse riconosciuto il loro padrone?
Mi deciderò a deporli al loro posto guardando però al Bambino, che aprendo gli occhietti incontra i loro occhioni, dopo quelli bellissimi della madre. E lo vedo sorridere loro, mentre parla nella loro lingua:  "Grazie d'essere venuti a portarmi il benvenuto di tutta la creazione. E anche il benvenuto di quelli che per ora non mi conoscono, ma che mi riconosceranno, perché anche per loro sono venuto".
Deporrò allora il più possibile vicino a Lui il mio bue e il mio asinello, perché, illuminati da quel sorriso, essi hanno ricevuto l'onore d'essere l'icona di quell'istinto divino che spinge ogni creatura verso la sorgente della vita, quale immagine della consolante anticipazione di un mondo, predetto dai profeti, dove "ogni vivente vedrà il Salvatore".



(©L'Osservatore Romano 25 dicembre 2010)
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