Meditazione sul Natale

Il Bambino abbandonato


La notte di Natale del 1994, Christian de Chergé, priore del monastero cistercense Notre-Dame de Atlas a Tibhirine, in Algeria, teneva un'omelia a commento del passo evangelico "Questo per voi il segno:  troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". Del testo della meditazione, tratto da L'Autre que nous attendons (Editions de Bellefontaine, 2006), pubblichiamo passi in una traduzione di Ferdinando Cancelli.

di Christian de Chergé

Questo è il segno per i pastori (...) per noi ancora, qui, lo stesso segno perché Gesù, nella sua umanità, ci dice qui qualcosa di definitivo. Gli anni sono passati. La vita pubblica è iniziata, e alla fine quell'essere avvolto nel suo lenzuolo, e quell'altro giacere nel freddo del sepolcro, a vedere bene, il Segno resta lo stesso.
La meraviglia di Dio per noi, la meraviglia dell'uomo per Dio è questo piccolo bambino avvolto in fasce, giacente,  legato,  affidato,  abbandonato!
"Gesù abbandonato":  il grande sostegno spirituale di Monsignor Miloslav Vlk durante i suoi anni neri potrebbe non essere che il passivo del verbo abbandonare:  noi sappiamo che vi sono allo stesso modo "bambini abbandonati" dalla loro nascita, come degli adulti (un uomo di 45 anni è morto questa notte su una panchina a Parigi), intere nazioni (Bosnia, Cecenia). Da qualche parte molti algerini si sentono abbandonati, lasciati al loro destino, tenuti in nessuna considerazione - e Dio stesso tace!
Si è potuto così contemplare Gesù abbandonato da tutti, anche da suo Padre. Si udirà questo grido "Mio Dio! Mio Dio! Perché mi hai abbandonato?". Questa parola dell'uomo scritta in un salmo che fu veramente, per Lui, parola di Dio. Il vangelo non ha timore di metterla nella sua bocca. Si trova là un mistero che bisogna cercare altrove. Maria, sua madre, non l'ha abbandonato. E neanche Dio poteva abbandonare il suo Santo, il suo Giusto... Luca mette allora sulla bocca di Gesù in croce un altro versetto di un salmo che offre la chiave di lettura del "Gesù abbandonato":  "nelle tue mani consegno il mio spirito"!
Abbandonato anche un significato attivo, di colui che si lascia fare, condurre, portare, guidare; colui che abbandona la volontà propria per quella di un altro. Questo tipo di abbandono è "la morte della propria volontà", diceva Francesco di Sales. È anche il "muoio prima di morire" dei sufi. Il bambino che cade all'indietro nelle braccia di suo Padre (Teresa del Bambino Gesù).
Per me "Gesù abbandonato" è là ed è il segno che ci è donato nella nostra notte, in tutte le nostre notti - non c'è abbandono senza notte, senza quest'atto di fiducia che implica l'ignoto. È questo che distingue l'abbandono dall'obbedienza, dalla sottomissione a una volontà espressa, manifestata, conosciuta (a differenza dell'islam).
L'abbandono non è nemmeno rassegnazione, accettazione, indifferenza dal momento che in tutte queste cose vi è qualcosa di passivo, di subìto, una nota negativa.
L'abbandono è vicino a quello che l'arabo (musulmano) chiama tawakkul. Dipende innanzitutto dal buon volere di Dio, ridâ, da una volontà che si manifesta passo passo, istante dopo istante, oltre la legge. Ed ecco precisamente che su questa culla di neonato, tutto abbandonato, è proclamata la Buona Novella della Pace per gli uomini che Dio ama, gli uomini ai quali va la sua benevolenza, ai quali vuole bene! Pace agli uomini che si abbandonano all'amore di Dio allo stesso modo di Questi, "il Figlio in cui si è compiaciuto".
Questo significa:  che l'umanità può dare ormai un volto a Dio, quello di questo piccolo bambino, così dipendente in tutto, e liberamente offerto per restare tale - stadio spirituale che non potrebbe essere superato:  quello in cui lo Spirito può sussurrarci senza trattenersi:  "Abbà, Padre!" (...); che Dio ha anche assunto un altro volto per l'uomo:  non più l'Onnipotente che si impone dall'alto, da lontano, ma questo Dio che si abbandona, fragile, dipendente, consegnato al ben volere di una madre, di una famiglia, e anche ai capricci di un popolo. In Dio, il Figlio non è che questo nelle mani del Padre. Ed è questo che viene a vivere tra le nostre mani affinché noi possiamo entrare in corrispondenza di cuore con Dio attraverso la piccola via di Natale, quella dell'abbandono amoroso al quotidiano dell'Eterno una piccola via per noi, qui, adesso.



(©L'Osservatore Romano 29 dicembre 2010)
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