Riflessioni su "Ubicumque et semper"

Una sfida sempre nuova


di LUCETTA SCARAFFIA

"Affrontare con rinnovate forze la sfida dell'annuncio del Vangelo nel mondo, impiegare tutte le nostre forze perché vi giunga - ha detto Benedetto XVI rispondendo alle domande di Peter Seewald - fa parte dei compiti programmatici che mi sono stati assegnati". Il Papa lo afferma con parole chiare, anche se è ben consapevole che non si tratta di una novità: come è scritto nel motu proprio Ubicumque et semper, "tale missione ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici".
Non è da oggi che il problema di inventare nuove forme di evangelizzazione costituisce una sfida per la Chiesa. Una costante nel tempo, che ha accompagnato l'attività apostolica cristiana, e nei momenti di più forte crisi religiosa e istituzionale ha rappresentato una sfida fondamentale e vitale. La storia ci insegna che proprio in questi frangenti Gesù ha donato alla Chiesa le donne e gli uomini necessari al rinnovamento; persone eccezionali che hanno saputo capire sino in fondo il loro momento storico e trovare le risposte giuste, cioè vie, modalità e linguaggi nuovi per far comprendere e vivere il messaggio evangelico. Certamente, possiamo considerare che sia stata un segno della grazia divina l'esistenza quasi contemporanea dei grandi santi che hanno rinnovato la Chiesa in crisi dopo la Riforma: Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Carlo Borromeo, che hanno dato contributi diversi e decisivi per il rinnovamento del cattolicesimo.
Un modello di vita monastica e mistica per le donne è stata Teresa, che fu anche una delle prime e più grandi scrittrici in lingua spagnola, mentre l'autobiografia di Ignazio costituì un classico su cui si formarono tanti cristiani, così come i suoi Esercizi spirituali, rivoluzionari in una società adagiata in una religiosità che si era impoverita. La poesia di Giovanni, il mistico che ha saputo riconoscere Dio anche nella notte dello scoramento e della depressione, viene a concludere questo grande trittico spagnolo. Nuovi ordini dinamici e creativi, come i gesuiti, innovative proposte di vita monastica e di esperienza mistica che hanno trovato subito accoglienza nella Chiesa ferita dalla Riforma, così come l'Oratorio di Filippo Neri, e le importanti iniziative nate al suo interno, tra cui gli Annales ecclesiastici di Baronio. Ed è interessante notare come in questo periodo così fecondo di novità il rinnovamento culturale sia andato di pari passo con la riforma della vita e dell'esperienza religiosa.
Meno fervido sul piano della cultura, forse, ma altrettanto positivo su quello del rinnovamento della vita religiosa, è stato il periodo successivo alla rivoluzione francese e al conseguente attacco subito dagli ordini contemplativi. Le nuove congregazioni di vita attiva, femminili e maschili, avevano infatti creato le condizioni per assistere materialmente e spiritualmente le masse stravolte dalla rivoluzione industriale, aiutandole a non perdere le radici religiose sull'onda della secolarizzazione. I ragazzi di strada educati da don Bosco, gli immigrati assistiti da madre Cabrini ritrovavano, nella mano che li accoglieva con amore, anche la ragione per non allontanarsi dalla fede.
Nel difficile, e per molti versi drammatico, secolo appena trascorso dobbiamo ammettere che molti tentativi di rendere il cristianesimo più attuale si sono rivelati sbagliati, e non hanno avuto esiti positivi: pensiamo per esempio ad alcune forme di teologia della liberazione, o all'avvicinamento a esperienze di multireligiosità, anche a costo di mettere in secondo piano la verità cristiana.
Oggi ci troviamo davanti a una strada ancora poco chiara, a un compito che la sovrabbondanza di voci mediatiche contrarie rende molto difficile. Ma è anche vero che, dopo decenni, ci troviamo in un momento di nuovo aperto all'ascolto del Vangelo.
Le grandi utopie secolari che hanno cercato di sostituire la religione nel mondo occidentale si sono rivelate illusioni pericolose: dopo il crollo del comunismo, oggi assistiamo a una crisi del modello di vita incentrato sull'autorealizzazione individuale, a un fallimento della rivoluzione sessuale che doveva assicurare a tutti la felicità e invece ha portato solo solitudine e dolore, e quindi a una più reale possibilità di essere ascoltati.
Ci sono settori, come l'educazione, in crisi drammatica, e altri, come la sanità, dove si vivono nella concreta emergenza quotidiana gravi problemi bioetici, che richiedono attenzione da parte della Chiesa, e offrono occasioni di evangelizzazione che bisogna imparare a cogliere.
In attesa di nuovi santi - e pregando perché arrivino - bisogna tutti lavorare su questo progetto che segna un altro inizio per la trasmissione del messaggio cristiano. Una sfida, che si presenta sempre sotto vesti diverse, da affrontare e vincere ancora una volta.



(©L'Osservatore Romano 7-8 febbraio 2011)
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