G20, finanza ed emergenza alimentare

La sfida
delle materie prime



di LUCA M. POSSATI

Il G20 parigino non avrà un compito facile. A più di due anni dal fallimento di Lehman Brothers, la finanza globale non ha trovato il giusto equilibrio e lo scenario è ancora in piena trasformazione. Con un'Europa segnata dalla crisi del debito sovrano e gli Stati Uniti alle prese con un deficit dilagante, saranno i Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) a dettare la linea. Ma non è detto. Oltre alla questione bancaria e valutaria, questo G20 dovrà affrontare anche un'altra emergenza: il rincaro delle materie prime. Un'emergenza non nuova, ma che rischia di produrre conseguenze sociali devastanti. Soprattutto adesso, di fronte ai recenti avvenimenti nel mondo arabo. Negli ultimi otto mesi, oltre 44 milioni di persone sono tornate sotto la soglia di povertà, per un totale di oltre un miliardo che soffre la fame.
L'espansione dei prezzi delle materie prime mette a repentaglio la sostenibilità della crescita e la sicurezza alimentare. Il mercato delle commodities si sta surriscaldando, con il petrolio che pochi giorni fa si è riaffacciato oltre i cento dollari a barile e il rame che ha bruciato nuovi record. L'indice dei prezzi dei prodotti di base del "The Economist" l'8 febbraio è risultato più alto, rispetto a un anno fa, del 54 per cento per l'insieme delle materie prime, del 46 per cento per i prodotti alimentari, del 106 per cento per le materie prime agricolo-industriali e del 44 per cento per i metalli. A causa delle siccità in Cina e dell'aumento delle scorte di cereali di molti Paesi dell'area mediorientale (Arabia Saudita, Algeria, Giordania), i prezzi alimentari potrebbero crescere ancora di più nei prossimi mesi, alimentando la speculazione. A ciò si aggiungono le alluvioni nell'Africa meridionale, che hanno distrutto - come ha reso noto la Fao - gran parte delle coltivazioni, e la crisi di Haiti, dove, per le conseguenze del terremoto dell'anno scorso, in più di tre milioni versano in condizioni di povertà assoluta.
Alla radice dei rincari delle materie prime ci sono gli squilibri globali e, in primis, l'espansione dei colossi asiatici. Un esempio è la soia. Il raccolto statunitense del 2010-2011 sarà pari a circa 90,6 milioni di tonnellate, quello del Brasile (secondo produttore mondiale) a 68,5 milioni di tonnellate e quello dell'Argentina (terzo produttore) a 49,5 milioni di tonnellate. La Cina, che è il quarto produttore del mondo con 14,4 milioni di tonnellate, non è autosufficiente e quindi sarà costretta a importare circa 57 milioni di tonnellate (contro i 28,7 milioni che importava nel 2006-07). In altri termini, l'intero raccolto dell'Argentina sarà insufficiente per soddisfare la richiesta cinese. E, visti i ritmi di crescita del Dragone, non è detto che l'anno prossimo basterà quello del Brasile.
Quello dei prezzi alimentari rischia di essere un terreno di confronto molto delicato al G20. Il Brasile ha già detto che si opporrà a una regolamentazione dei prezzi. Il timore di Brasilia - condiviso anche da molti altri Paesi, tra cui Argentina e Stati Uniti - è che una misura di questo tipo possa frenare le esportazioni, alimentando la speculazione e danneggiando la crescita. Tuttavia, l'altra faccia della medaglia - dicono gli analisti - è che il rincaro dei prezzi alimentari sta spingendo l'inflazione proprio nei nuovi Paesi emergenti, tra cui soprattutto la Cina. La scorsa settimana, la Banca centrale di Pechino è stata costretta a effettuare il terzo rialzo sui tassi in cinque mesi. Il 10 febbraio l'istituto ha alzato di altri venticinque punti base sia il tasso di interesse sui depositi bancari (dal 2,75 al 3 per cento) sia quello sui prestiti (dal 5,81 al 6,06 per cento). Da ottobre 2010 la Cina ha alzato i tassi di riferimento dello 0,75 per cento. E nella stessa situazione si trova l'India, l'altra potenza emergente asiatica. New Delhi ha aumentato il costo del denaro dell´1,75 per cento nell'ultimo anno portandolo, lo scorso 25 gennaio, al 6,5 per cento. La Banca centrale indiana ha rivisto al rialzo le stime sull'inflazione al sette per cento contro il 5,5 valutato in precedenza.
Al rincaro dei prezzi alimentari sarà legato anche un altro tema centrale per questo G20, quello degli squilibri globali. Una delle principali sfide lanciate dall'Amministrazione statunitense già al vertice di Pittsburg nel settembre 2009 è quella di costruire un'intesa per correggere le disparità e raggiungere un modello di crescita sostenibile. Washington propone quindi di fissare parametri comuni sulla bilancia delle partite correnti, sul tasso reale di cambio, sulla misurazione del debito pubblico e del deficit, e su un aumento dei controlli del Fondo monetario internazionale. Il Brasile e la Germania, invece, si stanno adoperando per creare un codice di buona condotta su flussi di capitale, riserve e liquidità per creare strumenti idonei al fine di prevenire il formarsi di bolle speculative.



(©L'Osservatore Romano 19 febbraio 2011)
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