La seconda parte del "Gesù di Nazaret"

Nostro contemporaneo

Il nuovo libro di Ratzinger-Benedetto XVI rende Gesù di Nazaret nostro contemporaneo. Nel gran disordine che regna sotto il cielo l'irrompere di un libro tanto appassionante accende interrogativi che toccano in profondità le nostre inquietudini. Ciascuno può trovarvi qualche luce per uscirne. Vi si raccontano i tre giorni cruciali dell'esistenza di Gesù, le sue ultime ore di vita scandite dalla passione e morte; l'inizio del tempo nuovo, la risurrezione, vero spartiacque della storia che origina un pensiero alternativo sul futuro del mondo e delle speranze umane.
L'autore è convinto che il confronto positivo con Gesù di Nazaret possa essere una soluzione anziché un problema per l'umanità. La sua indagine è convincente, ragionevole e rispettosa di culture e punti di vista differenti. Interessarsi a Gesù ha senso - si percepisce tra le righe - perché è l'unico risorto della storia, il Vivente immerso in ogni epoca e perciò nel nostro presente; compagno di viaggio affidabile che ci introduce negli orizzonti sconosciuti della vita oltre la morte.
Chiunque volesse capire questo misterioso Signore può calarsi nei giorni finali della sua vita terrena. Pagina dopo pagina, dalle parole e dai comportamenti di Gesù, il teologo diventato Papa trae i tasselli di una carta d'identità dell'essere cristiano. Da un lato salda l'esperienza del patire, dell'angoscia e della tenerezza del Nazareno con l'insieme del pianto e del dolore smisurati delle vittime di ogni tempo e, dall'altro, ci aiuta a leggere frammenti del mistero del male e della sofferenza non più invincibili dopo la sua agonia nell'orto degli ulivi e l'abbandono sulla croce. La risurrezione di Gesù non è un tardivo volo pindarico dei suoi discepoli delusi che, non potendolo dimenticare, lo trasformarono in mito.
È una realtà veramente accaduta, alla pari della crocifissione e della morte. Mentre però del dolore e della morte che impastano la storia abbiamo una conoscenza sperimentale, della risurrezione abbiamo una conoscenza per fede. Si tratta di una fede ragionevole, ma sempre fede. Anzi, ci ricorda Papa Ratzinger, la fede cristiana è fondata sulla risurrezione. Poiché è strettamente collegata alla croce, la memoria della risurrezione è altrettanto pericolosa per la sapienza umana. Per i discepoli che attendevano un messia regale e vittorioso, la morte di Gesù è stata sconvolgente; la risurrezione, una volta verificata, ne ha cambiato la prospettiva, decidendoli a seguire il Maestro finalmente compreso.
Nel mistero della passione, morte e risurrezione - ci ricorda l'autore - sono racchiuse alcune delle questioni profonde dell'esistenza. E nel processo a Gesù è presente la critica radicale alle politiche basate sull'inganno e la violenza anziché sulla verità. Il destino del mondo si gioca sulla verità, non sulla forza che rimane una soluzione illusoria. Occuparsi di Gesù è occuparsi di tale destino poiché egli è venuto per rendere la più autorevole testimonianza alla verità che la prospettiva cristiana identifica con Dio. Nello stile dei Padri della Chiesa, Papa Ratzinger non scrive per puro godimento intellettuale, ma offre un libro per la vita. La lettura ci immerge nella profondità del mistero cristiano, svelandoci quanto poco sia conosciuto e gustato. Con la scelta di una interpretazione dei racconti della passione basata sulla storia e sulla fede non contrapposte ma complementari, l'autore conferma la teologia conciliare e pone fine al pregiudizio nei confronti del popolo ebraico accusato nei secoli di deicidio. Nei vari momenti esaminati, dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Benedetto XVI sceglie un linguaggio nuovo e accessibile senza perdere profondità.
Chiama la Chiesa "la comunità dei discepoli" di Gesù; definisce la caritas "premura per l'altro", non un secondo settore del cristianesimo accanto al culto, "ma radicato proprio in esso e ne fa parte". C'è emozione per la lotta tra bene e male nella notte del Getsemani dove Gesù "trascina la natura recalcitrante in alto verso la sua vera essenza" e porta "il travaglio dell'essere uomini in alto verso Dio". L'ascensione è tradotta in una "vicinanza permanente" di Gesù con noi, un "entrare nel mistero di Dio" e un'altra dimensione dell'essere.
Si descrive, infine, la risurrezione, come fenomeno totalmente nuovo, una nuova dimensione dell'essere uomini, una mutazione decisiva, un salto di qualità; un nuovo genere di futuro per gli uomini, una nuova dimensione dell'esistenza umana, inclusa nell'atto di donare la vita. L'amore e la risurrezione - insiste l'autore - sono i due motivi distintivi dell'essere cristiani. La risurrezione come "mutazione" genetica compiuta da Dio in Gesù e promessa a tutti; l'amore come metodo di vita che distingue i figli di Dio e per il cosmo dischiude già ora un futuro di speranza.

c. d. c.



(©L'Osservatore Romano 2 aprile 2011)
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