Lorenzo Lotto alle Scuderie del Quirinale

Un altro Cinquecento

di LUCETTA SCARAFFIA

Chissà se i numerosi visitatori che si assiepano ammirati davanti alle opere di Lorenzo Lotto si rendono conto di trovarsi di fronte a un altro Cinquecento, a un Cinquecento meno famoso e "istituzionale" di quello di Raffaello e Michelangelo, quello noto da secoli in tutto il mondo come un'esaltazione del cristianesimo attraverso l'arte che non ha riscontro per altre tradizioni religiose. Lotto, dopo un breve soggiorno romano presso la bottega di Raffaello, se ne va e preferisce dipingere in città minori. Talvolta per chiese di piccoli centri, dove però è più libero e può rappresentare la sua intensa religiosità in un modo personale, con tinte cariche e accentuazioni della tensione psicologica nei personaggi. Ben consapevole di tradurre in linguaggio figurativo problemi teologici complessi, o armonie di rapporti celesti, in modo nuovo e per molti versi assolutamente sorprendente.
Così i fedeli della chiesa di San Domenico a Cingoli, piccolo centro delle Marche, hanno potuto pregare davanti a una pala d'altare dedicata alla Madonna del Rosario che è un fantastico compendio dei misteri della fede, inseriti in un vero rosaio, e circondati da angioletti che gettano petali di rose. Il simbolo, la preghiera mariana, il suo significato e l'oggetto di tanta devozione, la Vergine, sono così raffigurati in una sola opera, permettendo ai fedeli di riconoscere tutto il valore e la complessità di una pratica popolare come il rosario.
Non c'è tema religioso da lui trattato che non conosca qualche geniale soluzione, che non offra al fedele una nuova possibilità di riflessione e di identificazione. E non c'è rappresentazione più forte e conturbante dell'irruzione improvvisa del sacro nella vita quotidiana - tranne forse l'angelo ferino del Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio - dell'Annunciazione di Recanati (anche questo un piccolo centro delle Marche) in cui l'angelo appare con la sua possente e inquietante presenza, tanto da spaventare Maria e elettrizzare il gatto.
I suoi dipinti rivelano un'appassionata religiosità, serena e inquieta al tempo stesso. E una grande raffinatezza stilistica e cromatica, che si accompagna a un uso disinvolto di segni della quotidianità e di simboli legati alla religiosità popolare, così da rendere le sue fantastiche pale d'altare comprensibili a tutti i fedeli. Gli animali domestici che animano le scene sacre sono quelli presenti in tutte le case, il santo Bambino gioca e si muove come tutti i piccoli umani, i petali di rosa vengono sparsi nelle processioni di paese.
Tutti i critici rilevano la straordinaria finezza psicologica dei ritratti, che ci offrono immagini di uomini qualsiasi, non papi o regnanti, circondati spesso dai simboli del loro mestiere, colti in espressioni che ci fanno capire subito la loro fermezza di carattere o la loro fragilità, appena velata dalla compostezza richiesta dal ruolo e dall'occasione. Ma soprattutto negli occhi di queste donne e di questi uomini si legge l'inquietudine interiore di ogni essere umano che cerca di comprendere il senso della sua vita, che non sa cosa sarà dopo la morte. Quell'inquietudine che animava la vita interiore del pittore, sempre alla ricerca di una pace introvabile, e forse intuita - se non raggiunta - solo quando, ormai vecchio, ha fatto il dono di se stesso a Maria, tante volte dipinta, presso la santa casa di Loreto.



(©L'Osservatore Romano 4-5 aprile 2011)
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