All'inizio del settimo anno di pontificato

Semplice operaio
nella vigna del Signore

Non ricordo né quando né dove di aver letto una lontana predizione di padre Pio riguardo a un Pontefice polacco che sarebbe stato un grande pescatore di uomini. A lui sarebbe seguito un Papa che avrebbe confermato fortemente i fratelli nella fede. Quel Papa oggi ha il nome di Benedetto XVI. Non conta tanto discutere ora sulla veridicità di quella profezia attribuita al santo di Pietrelcina, quanto piuttosto verificare se davvero l'attuale Pontefice si sia rivelato essere, come sua caratteristica, una voce capace di confermare nella fede cristiana. Per confermare occorre essere convincenti e il mondo attuale, percorso da milioni di informazioni che formano una rete globale quotidiana, è diventato singolarmente esigente di fronte alla proposta religiosa. Attende proposte di qualità che parlino all'intelligenza, ma che siano traducibili in esperienze di vita.
La morte di Karol Wojtyla aveva prodotto uno shock diffuso per il senso di perdita che afferrò milioni di persone. Si sperava che i cardinali eleggessero qualcuno capace di curare il trauma da lutto collettivo che i media rappresentarono ampiamente. A una certa distanza da quegli eventi luttuosi, possiamo verificare che l'elezione di Benedetto XVI è stata una scelta indovinata per curare il senso di perdita per la morte di Giovanni Paolo II.
In questo tempo di vigilia della sua beatificazione la figura del Pontefice polacco viene evocata, anche dai suoi critici più inguaribili, come quella di un gigante della storia dell'ultimo secolo. Grazie alla naturalezza con la quale Benedetto XVI ha contribuito a superare il lutto che appariva incolmabile, la figura di Papa Wojtyla non è più dietro di noi, ma davanti a noi, modello di vita cristiana.
Per il teologo Ratzinger i primi sei anni di pontificato non sono stati facili. Per parecchio tempo, i più sono stati alla finestra per vedere come se la sarebbe cavata da Papa, sperando magari di coglierlo in fallo. È riuscito a essere se stesso, rivelandosi gradualmente con qualche timidezza, maturando nell'ascolto e nella riflessione la proposta centrale della sua azione: predicare Gesù Cristo, invitando la Chiesa a confrontarsi con il suo Vangelo e a convertirsi, e spiegando al mondo che l'incontro con Dio non è una perdita, ma un guadagno. In questo modo le decisioni anche più traumatiche come nel caso degli abusi sui minori da parte di membri del clero sono state comprese, suscitando energie positive.
Dal suo primo apparire alla folla, dopo l'elezione, aveva colpito l'immaginario, bucando senza volere lo schermo con la sua semplicità. È parso disarmato e dialogante, senza il fascino ubriacante e passeggero delle star. Con un maglione nero sotto la veste bianca si è definito davanti alla folla acclamante per la sua elezione come "un semplice operaio nella vigna del Signore". E ha rinnovato il suo proposito di restare tale pure da Papa. Un cristiano nella vita quotidiana. E il ragionamento della gente è stato semplice: se un Papa si propone di essere un buon cristiano nella vita quotidiana, essere buoni cristiani nella vita ordinaria è un buon traguardo per tutti.
Ora, qualche anno dopo quella sera del 19 aprile 2005, possiamo cominciare a capire come era in verità complesso il proposito del neoeletto Pontefice di voler essere un semplice operaio nella vigna del Signore. Essere buoni cristiani richiede la responsabilità della fede che si professa e richiede di imparare ad amare alla maniera di Gesù Cristo. Questo insegnamento di Benedetto XVI, semplice e ripetuto, chiede una conversione di vita e propone di seguire il Vangelo per scelta e non per convenienza alcuna. Come fanno i santi. La distanza tra l'ideale e la realtà aiuta la Chiesa a essere umile e affidarsi a Dio prima che alle sue capacità organizzative.
A ben vedere, il cambio di passo proposto da Benedetto XVI tocca metodo e sostanza: essere più che apparire. Per far sedere le donne e gli uomini del nostro tempo alla tavola del Signore, egli invita la Chiesa a sapersi sedere a tavola con la gente, sapendo parlare per esperienza interiore di una speranza che supera ogni aspettativa.

c. d. c.



(©L'Osservatore Romano 21 aprile 2011)
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