La crocifissione e la risurrezione negli inni di Efrem il Siro

Discese dal legno come frutto
e salì al cielo come primizia

di MANUEL NIN

Efrem il Siro, morto nel 373, canta il mistero della nostra salvezza in 35 inni pasquali che trattano gli azzimi, la crocifissione e la risurrezione. Nell'ottavo inno sulla crocifissione sono contemplati i luoghi e gli strumenti legati alla passione di Cristo, ognuno acclamato "beato". Il giardino del Getsemani è messo in parallelo col giardino dell'Eden: "Beato sei tu, luogo, che fosti degno di quel sudore del Figlio che su di te cadde. Alla terra mescolò il suo sudore per allontanare il sudore di Adamo. Beata la terra, che egli profumò con il suo sudore e che malata fu guarita".
L'Eden è presentato come il luogo della volontà divisa tra il precetto di Dio e l'astuzia del serpente, che nel Getsemani si ricompone: "Beato sei tu, luogo, perché hai fatto gioire il giardino delle delizie con le tue preghiere. In esso era divisa la volontà di Adamo verso il suo creatore. Nel giardino Gesù entrò, pregò e ricompose la volontà che si era divisa nel giardino e disse: Non la mia ma la tua volontà!".
Beato è dichiarato anche il Golgota: "Beato sei anche tu, o Golgota! Il cielo ha invidiato la tua piccolezza. Non quando il Signore se ne stava lassù nel cielo avvenne la riconciliazione. È su di te che fu saldato il nostro debito. È partendo da te che il ladrone aprì l'Eden. Colui che fu ucciso su di te mi ha salvato". E il buon ladrone è beato perché condotto nel paradiso dal Signore stesso.
Molto bella è anche l'immagine, per contrasto, tra coloro che tradirono (Giuda), negarono (Pietro) e fuggirono (i discepoli) e colui che dall'alto della croce (il ladrone) lo annunzia, come se Efrem volesse sottolineare che sulla croce il ladrone diventa apostolo: "Beato anche tu, ladrone, perché a causa della tua morte la Vita ti ha incontrato. Il nostro Signore ti ha preso e adagiato nell'Eden. Giuda tradì con inganno, anche Simone rinnegò e i discepoli fuggendo si nascosero; tu però lo hai annunziato".
Nello stesso inno Efrem accosta Giuseppe di Arimatea allo sposo di Maria. Il ruolo di costui nell'accogliere il Bambino neonato, nel fasciarlo, nel vederlo schiudere gli occhi, diventa in qualche modo il ruolo dell'altro Giuseppe verso Cristo calato dalla croce: "Beato sei tu, che hai lo stesso nome di Giuseppe il giusto, perché avvolgesti e seppellisti il Vivente defunto; chiudesti gli occhi al Vigilante addormentato che si addormentò e spogliò lo sheol".
Beato è anche il sepolcro, grembo che rinchiude per sempre la morte: "Beato sei anche tu, sepolcro unico, poiché la luce unigenita sorse in te. Dentro di te fu vinta la morte orgogliosa, che in te il Vivente morto ha cacciato via. Il sepolcro e il giardino sono simbolo dell'Eden nel quale Adamo morì di una morte invisibile. Il Vivente sepolto che risuscitò nel giardino risollevò colui che era caduto nel giardino".
Nel primo inno sulla Risurrezione canta il mistero della salvezza: "Volò e discese quel Pastore di tutti: cercò Adamo pecora smarrita, sulle proprie spalle la portò e salì". Efrem accosta il grembo del Padre e quello di Maria e dei credenti, gravidi del Verbo di Dio: "Il Verbo del Padre venne dal suo grembo e rivestì il corpo in un altro grembo. Da grembo a grembo egli procedette e i grembi casti furono ripieni di lui. Benedetto colui che prese dimora in noi!".
Il santo poeta sottolinea la coerenza di tutto il mistero della salvezza fino all'ascensione in cielo: "Dall'alto fluì come fiume e da Maria come una radice. Dal legno discese come frutto e salì al cielo come primizia. Dall'alto discese come Signore e dal ventre uscì come servo. Si inginocchiò la morte davanti a lui nello sheol e alla sua risurrezione la vita lo adorò".
Infine, l'incarnazione è vista come l'avvicinarsi di Cristo verso l'umanità debole e malata: "Gli impuri non aborrì e i peccatori non schivò. Degli innocenti gioì molto e molto desiderò i semplici". Tutta la redenzione è nel suo farsi vicino agli uomini per portarli alla sua gloria divina: "Nel fiume lo annoverarono tra i battezzandi, e nel mare lo contarono tra i dormienti. Sul legno come ucciso e nel sepolcro come un cadavere. Chi per noi, Signore, come te? Il Grande che si fece piccolo, il Vigilante che si addormentò, il Puro che fu battezzato, il Vivente che perì, il Re disprezzato per dare a tutti onore".



(©L'Osservatore Romano 24 aprile 2011)
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