A trent'anni dall'attentato a Giovanni Paolo II

Molto di più
di ciò che appare


di LUCETTA SCARAFFIA

Dopo trent'anni dall'attentato che quasi costò la vita a Giovanni Paolo II è giunto il momento di tentare un bilancio storico, e non solo di ripercorrere i momenti di sgomento e angoscia che l'hanno accompagnato o di cercare di fare luce sui mandanti. È importante infatti cogliere il profondo significato di questo avvenimento, intendendo non solo quello che ha avuto nella storia del Novecento, ma soprattutto il significato nella storia della Chiesa e più in generale nella storia della salvezza.
L'attentato al Papa, insieme con quello in cui trovò la morte John Fitzgerald Kennedy, rappresenta il livello più alto a cui è giunto nel Novecento il terrorismo: sono stati attaccati i due principali simboli del potere mondiale, quello politico e quello religioso. L'attentato a Giovanni Paolo II - anticipato da tentativi, per fortuna falliti, da parte di squilibrati, ben diversi dalla perfezione terroristica dimostrata da Alca e dai suoi eventuali complici - segnala anche, se pure in negativo, l'importanza raggiunta dal capo visibile della Chiesa cattolica nell'ultimo secolo.
Proprio nella fase di massima secolarizzazione delle società occidentali, infatti, la figura del Romano Pontefice ha assunto un ruolo sempre più importante anche sul piano internazionale, divenendo una delle voci più ascoltate - e di conseguenza più criticate e osteggiate - del mondo. L'attentato può quindi essere considerato come una prova di questa crescita d'importanza che ha segnato tutto il Novecento, per raggiungere un indubbio vertice proprio con il Papa polacco, figura centrale non solo per il suo peso spirituale e morale, ma anche per il suo ruolo politico nella lotta contro il regime comunista.
Come è stato largamente riconosciuto, Wojtyla ha vissuto il suo ruolo caricandolo di un particolare fascino carismatico che, nella prima fase del pontificato, era accresciuto anche dal suo fisico. Un corpo offerto ai media, quindi, che poteva diventare - come è stato - un attraente bersaglio per il terrorismo: il Papa che sciava e nuotava è caduto colpito nel sangue. L'impatto non poteva essere più forte.
Ma senza dubbio il modo in cui l'attentato è stato ricordato, in cui è diventato evento storico, deve molto all'iniziativa personale di Giovanni Paolo II, in particolare al suo men che tiepido modo di favorire le indagini, al suo disinteresse verso i mandanti dell'attentatore. Disinteresse ben rappresentato, infatti, dalla destinazione della terza pallottola, la cui esistenza fu confermata solo quando, nel primo anniversario dell'attentato, il Papa la fece incastonare nella corona della Madonna di Fátima.
Wojtyla sapeva bene chi lo voleva morto, così come aveva sempre saputo di essere in pericolo, ma era ben consapevole che, dietro le decisioni umane, c'è sempre molto di più di ciò che appare, ed è proprio su questo piano trascendente che egli voleva spostare l'attenzione, per cercare il senso vero di questo avvenimento. Le forze che stavano avversando la sua aperta battaglia per riportare il cristianesimo al centro dell'attenzione, per rendere di nuovo aperti gli animi all'insegnamento dei Vangeli, erano infatti molteplici, non si potevano ridurre a un complotto politico di matrice comunista o a una operazione anticristiana del fondamentalismo islamico.
Fin dall'inizio, infatti, egli aveva chiarito anche il suo atteggiamento critico nei confronti del disprezzo della vita umana che vedeva diffondersi nei Paesi di matrice cristiana e nei confronti di queste società materialiste ed edoniste. La sua figura si stagliava quindi con forza come antagonista non solo dei regimi comunisti, ma di un malinteso senso di modernizzazione dei Paesi democratici, rendendolo un avversario pericoloso per molti.
Il mistero irrisolto relativo ai mandanti dell'attentato - la cui soluzione, come ha scritto nel suo testamento, era comunque sotto gli occhi di tutti - e l'evidente intervento di tipo miracoloso che ha determinato la deviazione di colpi sparati da un killer abilissimo, a poca distanza dal bersaglio, con la conseguente salvezza del Papa, hanno infatti caricato questo avvenimento di un forte significato spirituale. Confermato anche dalla coincidenza della data con quella della prima apparizione della Vergine a Fátima, nel 1917, apparizione il cui messaggio era dedicato al XX secolo, e in particolare all'avvento del comunismo. L'intervento mariano non poteva che confermare nei cristiani una certezza: anche se le forze del male sono potenti e pericolose, esse non prevarranno. Questa interpretazione da una parte dava la misura delle forze negative in gioco molto di più dell'attribuzione della responsabilità dell'attentato a un gruppo specifico, dall'altra apriva i cuori alla speranza. Sollevando l'attentato dall'apparente contingenza storica e collocandolo nella storia della salvezza. In questo modo, la battaglia che stava combattendo il Papa poteva ancora di più diventare quella di tutti i cristiani. E la raccomandazione tante volte da lui ripetuta di non avere paura e di spalancare "le porte a Cristo", grazie al suo esempio, diventava un progetto perseguibile da parte di tutti, e non solo di una élite più consapevole e coraggiosa.



(©L'Osservatore Romano 13 maggio 2011)
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