La visita di Benedetto XVI a "L'Osservatore Romano"

Magistero dell'essenziale

di JOSÉ MARÍA TAMAYO

Con la sua visita alla sede dell'"Osservatore Romano", il Papa, oltre a mostrare il suo sostegno e la sua vicinanza al giornale e a quanti lo rendono ogni giorno possibile, ha dato a tutti una magnifica lezione di giornalismo. Ha spiegato come deve essere un vero giornale, dal punto di vista non solo cristiano, ma anche professionale: la congiunzione del vicino e dell'universale (cattolico), l'unione quotidiana dell'Urbs et Orbis e le idee di fondo che la provocano, la presenza dell'intimo e del trascendente nella vita degli uomini e della Chiesa, nella sfera politica più autentica e in quella religiosa. In definitiva, le questioni di Dio e della sua Chiesa e quelle della città terrena, nell'ammirevole armonia fra criterio cattolico e scelte professionali di quanti elaborano un prestigioso e rinomato giornale internazionale.
Benedetto XVI ha così offerto il commento migliore al motto - Unicuique suum e Non praevalebunt - presente sulla testata del giornale della Santa Sede che ha appena compiuto centocinquanta anni.
Indubbiamente desta ancora una volta sorpresa la grande saggezza del Papa con la quale Dio ha benedetto la sua Chiesa; saggezza dimostrata a ogni passo con una naturalezza ammirevole che dona profondità sia all'evento più semplice e familiare, com'è stata la visita a "L'Osservatore Romano", sia agli eventi più solenni come sono le belle liturgie papali.
Tanto nel suo magistero più importante, come sono le encicliche, quanto nella sua ricerca e nel suo insegnamento teologico, plasmati nei volumi della sua opera Gesù di Nazaret - che, come egli stesso confessa, non è in alcun modo un atto di magistero pontificio, ma solo un'espressione condivisa della sua ricerca personale del volto del Signore - il Papa non smette mai di donarci la luce meravigliosa della sua saggezza cristiana che illumina il nostro tempo. Egli l'ha acquisita con grande dedizione e studio, grazie all'assistenza dello Spirito Santo, e la distribuisce con generosità.
Tutto ciò senza dimenticare i suoi impegni ordinari, che vanno dalla recita settimanale della preghiera mariana dell'Angelus - durante la quale commenta il Vangelo della domenica e legge in un'ottica cristiana eventi di attualità - alle catechesi del mercoledì, passando per i discorsi e le omelie legati a eventi particolari. In tutto ciò Benedetto XVI sta esercitando un vero magistero dell'essenziale, imprescindibile in questo momento storico ed ecclesiale.
Le sue parole e i suoi scritti rivelano indubbiamente la profondità, l'erudizione e la saggezza di un teologo eccezionale, del professore dedito alla ricerca e all'insegnamento che, come fecero i suoi vecchi maestri Söhngen e Guardini, s'interroga costantemente sull'attualità della verità creduta. E allo stesso tempo svelano la maestria catechetica di colui che, poco dopo essere stato ordinato sacerdote sessant'anni fa, è stato a Monaco coadiutore della parrocchia del Prezioso Sangue.
Ma, soprattutto, Benedetto XVI va all'essenziale della fede, ai suoi elementi fondanti, alle questioni su cui poggia l'edificio del credere personale ed ecclesiale: Dio, Cristo, lo Spirito Santo, la fede, la carità, la speranza, la verità, la Chiesa, l'Eucaristia, la Sacra Scrittura, Maria, il mistero della Liturgia, il sacerdozio, la verità sull'uomo. Perciò questo Papa attrae tanto, come dimostra l'audience che ogni anno fa registrare nuovi record, e i suoi scritti che divengono veri best-seller. Le sue parole danno le opportune risposte della fede agli aneliti e alle carenze profonde dell'essere umano e del credente, presentandole come attuali per la vita concreta degli uomini e delle donne di oggi. Alla luce della tradizione cristiana e dei risultati positivi della riflessione umana. D'altro canto, nel suo insegnamento - sempre carico di significato positivo - Benedetto XVI non si esime dallo sforzo di giungere alle ragioni ultime della fede e dell'operare umano e di accompagnarle con l'imprescindibile luce della Rivelazione divina e con la necessaria storia dei tentativi - a volte riusciti e a volte falliti - della ragione per giungere a esse. Grazie a Dio, l'uomo e la donna di oggi continuano a trovare nel Successore di Pietro un vero maestro della fede e di umanità. Per tutto ciò risulta strano che nei confronti di Benedetto XVI persistano da un lato i pregiudizi e le accuse, dimostratisi chiaramente falsi, di chi vede in lui durezza e severità, e dall'altro le posizioni di quanti, con un atteggiamento pessimista, vedono nell'insegnamento papale solo un arsenale di "munizioni" argomentative con cui combattere senza indugi gli errori che minacciano la fede cristiana e quanti li propongono. Senza invece avvalersi del magistero papale per rispondere al male con il bene che Benedetto XVI offre.
È invece auspicabile che proprio attraverso il suo ricco e fecondo insegnamento si possa compiere l'onesto sforzo di ascoltare il magistero del Papa con attenzione e senso religioso, di leggerlo con interesse, di meditarlo nella preghiera, di riflettere su di esso nello studio, di praticarlo nella vita e di diffonderlo con i mezzi a nostra disposizione. In definitiva, si tratta di rispondere con gratitudine a una vera grazia di Dio per la sua Chiesa e di farla fruttificare. Come i semi nella parabola del seminatore.



(©L'Osservatore Romano 7 luglio 2011)
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