La responsabilità dei giornalisti

Media e verità dell'uomo


Verità e media è stato il tema del corso estivo organizzato dalla Universidad Católica di Ávila, concluso nella serata di ieri, 14 luglio, dal cardinale prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che ha sintetizzato per il nostro giornale il suo intervento.

di ANTONIO CAÑIZARES LLOVERA

Lavorare nei media è appassionante ma difficile; può sembrare facile solo a chi non ha mai deciso di farlo veramente. In effetti, non è facile servire ogni giorno l'uomo con l'aiuto della parola, poiché quest'ultima, per sua natura, indicando la verità delle cose, è sacra. Il sacro esige amore e rispetto ed esclude la manipolazione. Colui che mostra la verità deve lasciarsi guidare da essa, ma dovrebbe anche cambiare la propria vita. Il suo oggetto è l'uomo, la sua storia e il suo vissuto, la notizia che lo ha come protagonista e lo interessa: la verità dell'uomo. I professionisti dei media sono notai della realtà, ma di una realtà non distorta, la realtà nella sua verità e nella sua verità completa: non parziale né posta al servizio di interessi che non siano quelli del bene dell'essere umano, della persona e della società, anch'essa nella sua verità.
La nostra società ha un debito grandissimo verso la verità. Soffre sotto il potere dominante del relativismo che è senza dubbio un cancro della nostra cultura e della nostra società. C'è assenza e carenza di libertà, sebbene le apparenze indichino il contrario; abbondano i surrogati della libertà. Tutto ciò perché si offende la verità, perché si cerca di assoggettare la verità e di servirsene invece di servirla, perché si manipola la realtà, perché la si mette al servizio di interessi e di poteri. I professionisti dei media, da quelli che li dirigono e finanziano a quelli che vi svolgono le funzioni più semplici, hanno qui una responsabilità molto grande: ci saranno una società libera, una nuova civiltà dell'amore, una cultura della vita e la pace fra i popoli solo se i media serviranno la verità, la verità dell'uomo.
Nel raccontare ciò che vedono, i professionisti dei media rivelano quello che sono. Leggendo un articolo sentiamo immediatamente come il giornalista tratta l'uomo e le cose; o cerca di comprendere gli uomini così come sono o li pensa come una materia con la quale si può fare quel che si vuole. Quando per un giornalista la realtà è sacra, la parola con cui si cerca di mostrarla non è soggetta alla manipolazione. È una parola libera e al servizio della libertà, sempre inseparabile dalla verità.
La verità delle cose, degli avvenimenti e la verità dell'uomo esigono dai giornalisti un lavoro che essi potranno portare avanti solo se saranno liberi. Essere liberi significa appartenere alla verità o, meglio ancora, essere capaci di rischiare tutto per essa. La loro ricerca della verità, la loro passione per la verità, il loro servizio alla verità dovrebbero essere, in linea di principio, uno dei loro maggiori contributi alla costruzione di una società libera e democratica, con una base etica, al suo riarmo morale, al superamento della crisi attuale, che non è una mera crisi economica, ma crisi morale, poiché in fondo è un fallimento, una crisi della verità dell'uomo.
Condivido ciò che Giovanni Paolo II disse ai rappresentanti dei media nella sua prima visita in Spagna nel 1982: "La ricerca della verità irrinunciabile richiede uno sforzo costante, impone di situarsi nell'adeguato livello di conoscenza e di selezione critica. Non è facile, lo sappiamo bene. Ogni uomo porta dentro le proprie idee, le sue preferenze e perfino i suoi pregiudizi. Ma chi è responsabile della comunicazione non può farsi scudo di ciò che si è soliti chiamare l'impossibile obiettività. Se è difficile un'obiettività completa e totale, non lo è, però, lo sforzo per scoprire la verità, la decisione di offrire la verità, l'abitudine a non manipolare la verità, l'atteggiamento di incorruttibilità di fronte alla verità. Con la sola guida di una retta coscienza etica, senza cedimenti per motivi di falso prestigio, di interesse personale, politico, economico o di parte".
Tutti i professionisti dei media, e in modo particolare quelli che professano la fede cristiana, troveranno in Gesù Cristo, testimone della verità che è venuto per illuminare tutti gli uomini, una luce e una guida per il loro agire e per il loro servizio. La sua presenza è luce e speranza per le genti, è fonte di unità per tutti, è principio di umanizzazione per ogni uomo e per ogni donna, senza eccezioni, è guarigione e futuro per tutti: la sua parola viene cercata e ascoltata perché porta la verità. La sua parola porta salvezza, pace e speranza per gli uomini. Egli è la Parola che rivela il mistero di Dio e svela all'uomo il suo stesso mistero; in lui troviamo la verità di Dio e, inseparabilmente unita, la verità dell'uomo.



(©L'Osservatore Romano 16 luglio 2011)
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