La denuncia del massacro dei malati di mente nella Germania nazista

Un argine contro il baratro


di FERDINANDO CANCELLI

Il 3 agosto 1941 risuonavano nella chiesa di San Lamberto a Münster, in Westfalia, le parole forti e inequivocabili di Clemens August von Galen, il vescovo di quella città creato cardinale nel 1946 da Pio XII, e beatificato da Benedetto XVI nel 2005 per la sua limpida e coraggiosa testimonianza di fede durante gli anni oscuri del nazionalsocialismo. La lettura di quell'omelia a distanza di settant'anni tiene ancora con il fiato sospeso, obbliga a incamminarsi sulle stesse strade di sofferenza percorse da migliaia di individui disprezzati, calpestati e annientati, e induce con franchezza a confrontarsi con i germi di quella violenza che ancora oggi in forma strisciante si annidano nella nostra società. I malati psichiatrici, in particolare gli affetti da schizofrenia - "l'esperienza psicotica par excellence così vertiginosamente estranea ai nostri abituali modelli di vita e così indicibilmente enigmatica ed umana" la definisce Eugenio Borgna in un importante studio - furono sistematicamente eliminati in quanto "membri improduttivi della comunità nazionale".
Già il 6 luglio 1941 von Galen, commentando la lettera pastorale dei vescovi tedeschi letta il 26 giugno in tutte le chiese cattoliche della Germania, aveva affermato: "Da qualche mese abbiamo notizia di rapporti secondo i quali alcune persone ricoverate in luoghi per la cura delle malattie mentali, persone che sono malate da un lungo periodo di tempo e che parrebbero essere inguaribili, sono state prelevate con la forza da suddetti luoghi su ordini provenienti da Berlino. Regolarmente i familiari ricevono poco dopo un avviso con il quale si comunica loro che il paziente è morto, che il suo corpo è stato incenerito e che potranno riceverne le ceneri. Vi è il sospetto diffuso, si direbbe la certezza che questi numerosi decessi inaspettati dei malati mentali non siano conseguenza di cause naturali ma siano provocati intenzionalmente, in accordo con la dottrina secondo la quale è legittimo distruggere una vita, per così dire, "senza valore", in altre parole uccidere uomini e donne innocenti", secondo "una dottrina terribile" volta a legittimare "il massacro violento di persone affette da handicap che non sono più in grado di lavorare, di storpi, di malati incurabili, di persone anziane e di infermi".
Di fronte a tali avvenimenti il vescovo non nasconde ai fedeli né i nomi di alcuni luoghi né i tentativi da lui messi in atto per opporsi a tali crimini percorrendo le allora esili vie legali: ad esempio, di fronte alla notizia dell'intenzione di prelevare i pazienti dell'ospedale provinciale di Marienthal per condurli all'ospedale psichiatrico di Eichberg dove avrebbero potuto essere eliminati lontano da occhi indiscreti, von Galen sporge denuncia il 28 luglio presso il procuratore di Münster chiedendo di essere tenuto al corrente delle misure che verranno prese. Non sarà mai contattato. Una lettera sarà scritta anche alla sede della provincia di Westphalia in merito all'ospedale di Warstein dal quale erano stati prelevati - afferma il vescovo - già ottocento pazienti.
"La via è aperta per l'uccisione di tutti noi quando saremo vecchi e infermi e perciò improduttivi", al punto che "nessun uomo sarà al sicuro: una commissione qualsiasi potrà metterlo sulla lista delle persone improduttive che, in base a quel giudizio, saranno divenute "indegne di vivere". E non ci sarà nessuna polizia per proteggerlo, nessun tribunale per fare giustizia del suo assassinio e per trascinare i responsabili al giudizio. Chi potrà allora avere una qualche fiducia in un medico? Questi potrebbe segnalare un paziente come improduttivo e potrebbero allora essere date istruzioni per eliminarlo!". Con una chiarezza che non lascia spazio a dubbi il vescovo descrive in poche parole il risultato di un tale sommario e inappellabile giudizio della qualità della vita di una persona in base alla sua capacità di produrre o meno: semplicemente il crollo della medicina basata su quel rapporto tra una fiducia e una coscienza, che è la prima e fondamentale risorsa terapeutica.
E così, nell'estate del 1941, un contadino cinquantacinquenne di una parrocchia di campagna della regione di Münster, ricoverato nell'ospedale di Marienthal per qualche lieve problema mentale, riceve regolarmente la visita della moglie e di uno dei figli di ritorno dal fronte orientale in licenza. "Quando i suoi venivano a trovarlo" - precisa il vescovo - "era sempre felice". Sarà messo sulla fatidica lista, inviato lontano in un luogo sconosciuto dal quale non tornerà più.
Il disagio mentale, ricordava Benedetto XVI nel messaggio per la quattordicesima Giornata mondiale del malato, "colpisce ormai un quinto dell'umanità e costituisce una vera e propria emergenza socio-sanitaria". La tentazione di considerare questi malati semplicemente un peso per la comunità è la prima radice della violenza che in quell'estate del 1941 raggiunse uno dei suoi apici travolgendo vittime e carnefici e inghiottendo tutto l'uomo nel baratro della disumanità. "Ogni essere grida in silenzio per essere letto altrimenti" scrive Simone Weil. Poniamoci davvero in ascolto.



(©L'Osservatore Romano 3 agosto 2011)
[Index] [Top][Home]