In morte di Eugene Nida

Un nuovo Girolamo

di GIULIA GALEOTTI

"Il mio amato marito è morto dieci minuti fa": così la traduttrice e interprete Elena Fernández-Miranda ha comunicato il 25 agosto scorso la morte di Eugene Nida, il linguista statunitense considerato il gigante indiscusso della traduzione dei testi sacri. Se, infatti, milioni di persone nel mondo possono leggere la Bibbia nella loro lingua cogliendone il messaggio in tutti i suoi aspetti e sfumature, ciò è stato possibile proprio grazie al lavoro indefesso e meticoloso di quest'uomo.
La traduzione, si sa, è arte difficilissima, e in ambito biblico molto antica: le prime versioni in greco delle Scritture ebraiche - di capitale importanza per la loro diffusione - risalgono infatti al terzo secolo avanti l'era cristiana. La complessità dell'operazione è dovuta alla ricchezza intrinseca delle parole: nel passaggio da una lingua all'altra si rischia sempre di perdere o di aggiungere qualcosa, manipolando, integrando o impoverendo i significati, come avvertiva già il traduttore greco nel prologo del Siracide.
È stato proprio partendo da questa ovvia, ma problematica, consapevolezza che Nida ha costruito la sua teoria e il suo metodo: "Poiché non esistono equivalenze esatte, nel tradurre bisogna cercare di trovare l'equivalente più vicino possibile". Il compito del traduttore è dunque quello di ricercare le equivalenze che gli permettano di agire "nel migliore dei modi", scrivendo in maniera quanto più "naturale" possibile. La traduzione, infatti, per lo studioso doveva essere non solo chiara e comprensibile, ma anche accurata.
Nato l'11 novembre 1914 a Oklahoma City, Eugene A. Nida si laureò nel 1936 in greco summa cum laude all'università della California, specializzandosi nei tre anni seguenti in Nuovo Testamento e dottorandosi infine in linguistica all'università del Michigan. Era il 1943, e subito dopo il linguista entrò nell'American Bible Society, dove rimase per oltre mezzo secolo dirigendovi il programma di traduzioni: un lavoro indefesso a cui la società rese omaggio nel 2001 chiamando il nuovo istituto di traduzione biblica Nida Institute of Biblical Scholarship. Fu nel corso di questi decenni che Nida, ministro battista, mise a punto il suo metodo, sintetizzato nelle sue indicazioni fondamentali e più note nel libro Toward a Science of Translating (1964). L'intreccio continuo tra teoria e pratica, con la contaminazione di concetti tratti soprattutto dalla linguistica e dalla psicologia, ha costantemente segnato la ricerca di questo linguista e antropologo, vero scienziato della parola. Molto del suo tempo, infatti, lo studioso (che parlava correntemente otto lingue) lo ha trascorso viaggiando in un'ottantina di Paesi, per formare e affiancare i traduttori locali nell'opera di adattamento linguistico delle Sacre Scritture. L'interesse primario del linguista statunitense fu l'ambito biblico - il suo progetto di traduzione moderna della Bibbia iniziò nel 1978, giungendo a conclusione nel 2002 - ma la sua teoria si propone come onnicomprensiva: base cioè di una futura scienza capace di spiegare i principi generali che governano la traduzione.
Il metodo delle equivalenze "dinamiche" e "funzionali" fu utilizzato per esempio nel complesso lavoro di traduzione che, nel 1975, portò alla Nueva Biblia Española, curata dai gesuiti Luis Alonso Schöckel e Juan Mateos. Un problema si pose a Eduardo Zurro con il libro di Ezechiele: come rendere il fascino delle visioni del tempio scritte in un ebraico fitto di hàpax legòmena, parole mai usate in precedenza? Giacché la lingua corrente non veniva in aiuto, i traduttori ebbero un'idea geniale trovando la soluzione nella storia del castigliano. Quando, infatti, nel Cinquecento, i primi cronisti al seguito dei conquistadores si trovarono dinnanzi ai templi maya e aztechi, la loro meraviglia fu tale che per descriverli coniarono termini nuovi, mai più usati. E proprio quei termini vennero scelti da Eduardo Zurro quattro secoli dopo, adottando spirito e metodo della teoria messa a punto da Nida.
Phil Towner, preside del Nida Institute of Biblical Scholarship, ha salutato lo studioso statunitense morto novantaseienne dicendo che "quando verrà scritta la storia della Chiesa nel XX secolo, il nome di Eugene Nida comparirà a caratteri cubitali". Inserendolo così in una lunga serie di studiosi e traduttori di cui, a partire da Origene e Girolamo, è ricca la tradizione cristiana.



(©L'Osservatore Romano 2 settembre 2011)
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