L'incontro dei leader religiosi ad Assisi

Tutti coinvolti
nell'opera faticosa della pace

di PETER KODWO APPIAH TURKSON
Cardinale presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

Venticinque anni fa prestai servizio, come guida e traduttore, al leader di una religione tradizionale africana proveniente dal Ghana e lo accompagnai durante la giornata mondiale di preghiera per la pace convocata ad Assisi da Giovanni Paolo II. Mi resta un vivido ricordo: l'immagine di quest'uomo, di un altro leader religioso togolese e io, in una stanza, ciascuno raccolto in preghiera.
La commemorazione del venticinquesimo anniversario di quella storica "prima Assisi" ha avuto come tema "Pellegrini della veritÓ, pellegrini della pace". Non potevo non essere colpito dall'evoluzione, dallo sviluppo che stava avendo luogo davanti ai miei occhi giovedý 27 ottobre, sotto la guida di Benedetto XVI. E malgrado vi fossero molti elementi innovativi, ci˛ che pi¨ mi ha impressionato Ŕ stato l'aspetto del "pellegrinaggio".
La nozione di pellegrinaggio, comune a quasi tutte le religioni del mondo ma non priva di espressioni anche non religiose, porta con sÚ un desiderio, uno sforzo, una ricerca - condivisi da quanti compiono la stessa esperienza - che spinge ciascuno a mettersi in movimento. Visibilmente, era ancora buio giovedý mattina quando abbiamo iniziato a riunirci nella stazione Vaticana e a salire sullo speciale convoglio ferroviario diretto ad Assisi.
Non sarebbe stato un pellegrinaggio senza la preghiera, come indicava esplicitamente il titolo dell'incontro: "Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo". La preghiera Ŕ iniziata giÓ sul treno: qua e lÓ si poteva notare chi discretamente sgranava un rosario o utilizzava un'altra espressione tradizionale per pregare. Ad Assisi, dopo il pranzo frugale nel refettorio del convento, ognuno Ŕ stato invitato a osservare una pausa di silenzio, riflessione e preghiera personale.
Un altro elemento significativo emerge. Certamente nella tradizione cristiana, e probabilmente in molte altre, l'azione pi¨ efficace che si possa compiere per la pace Ŕ pregare per la conversione, a cominciare dalla conversione del cuore di ciascuno. Ma "efficace" non equivale a "operativo". E mi sembra che giovedý scorso, andando in pellegrinaggio ad Assisi, tutti noi siamo stati partecipi di una comune ricerca e insieme siamo stati coinvolti nell'opera faticosa della pace. In questo modo, davvero ciascuno ha testimoniato che Ŕ possibile essere ed operare insieme per un mondo pi¨ giusto e solidale.
Nel 1986 tutti i capi delegazione erano leader religiosi. Non ci sono statistiche che esprimono quale porzione di umanitÓ essi rappresentassero, ma certamente coloro che non credono non erano coinvolti in quell'incontro. Stavolta invece, invitando un uomo politico e tre filosofi che si dichiarano pubblicamente non credenti, il Papa ha deliberatamente voluto includere l'intera famiglia umana. La ricerca della pace Ŕ un desiderio di tutti i cuori. PerchÚ, effettivamente, quando sono in gioco beni vitali e condivisi dall'intera famiglia umana, l'intera famiglia umana deve scendere in piazza.
Tra le molte testimonianze che mi hanno colpito, desidero ricordarne almeno tre. Anzitutto l'umile veritÓ espressa da Benedetto XVI, il quale ha ammesso che "nella storia anche in nome della fede cristiana si Ŕ fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna". Poi, l'ammissione da parte di Julia Kristeva, portavoce dell'umanesimo agnostico, della necessitÓ di "una nuova riflessione sulla scelta e la responsabilitÓ della maternitÓ. La secolarizzazione Ŕ tutt'oggi la sola civilizzazione che manchi di un discorso sulla realtÓ della maternitÓ". Infine, la denuncia da parte di Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, del fatto che un grande ostacolo a una pace giusta Ŕ oggi rappresentato dall'alto livello di disoccupazione tra i giovani in tutto il mondo.
"La ricerca sincera della veritÓ, la coscienza di un'origine comune, di una terra in comune, di una comune destinazione - Ŕ stato il commento confidatomi da un intellettuale vicino al nostro Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace - possono davvero essere la base per una nuova era di armonia duratura fra tutte le nazioni". Parole da condividere, ricordando soprattutto che, senza l'aiuto di Dio, nessun autentico pellegrinaggio di pace Ŕ possibile.



(©L'Osservatore Romano 30 ottobre 2011)
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