Don Giussani raccontato da Francesco Ventorino

Storia di un'amicizia

di LUCETTA SCARAFFIA

Non è facile, per chi non ha conosciuto personalmente don Giussani, farsi un'idea vera del suo progetto, comprendere la sua carica carismatica, il suo modo speciale di influire sulla vita delle persone. I libri che egli ha scritto non restituiscono che una pallida idea del suo insegnamento, comprensibile quasi solo a chi l'ha sentito dalla viva voce. E ugualmente altre ricostruzioni, utili ed esaurienti dal punto di vista storico, sono incapaci di far capire quale fiamma ardesse nel cuore del prete lombardo.
L'ultimo libro di Francesco Ventorino (Luigi Giussani. La virtù dell'amicizia, Marietti), sacerdote catanese che ha seguito Giussani diventandone discepolo, perché aveva scoperto in lui la capacità di risvegliare la fede nei giovani, riesce finalmente a restituire questo carisma e a far capire il cuore del suo insegnamento. Si tratta di un racconto autobiografico in cui si respira la verità, e insieme si ammira l'umiltà con la quale Ventorino ripercorre per noi il cammino accanto a Giussani.
"La premessa da cui era partito don Giussani era la constatazione che il cristianesimo non diceva più niente a nessuno" scrive Ventorino, raccontando come proprio da questa presa d'atto della realtà sia nato il nuovo progetto di evangelizzazione. L'incontro con Cristo doveva imporsi come realtà umana, una realtà che poteva accadere per ciascun uomo, in ogni spazio e in ogni tempo. Da questa intuizione comincia il suo intenso rapporto con i giovani, da una parte, e dall'altra la continua verifica di questo nuovo metodo con la Chiesa, nella persona di Montini, allora arcivescovo di Milano.
La fede - insisteva Giussani - è un atto umano, perciò deve essere ragionevole. La fede consiste nel "credere in qualcuno" piuttosto che in "credere in qualcosa". La fede è un desiderio naturale e, ricorrendo a san Tommaso, Giussani spiega che è impossibile che un desiderio naturale sia inutile. Ragione per cui - scrive Ventorino - dobbiamo prendere atto che "l'uomo tende naturalmente ad un fine che non può conseguire con le sue forze naturali".
Di fatto, anche oggi ognuno deve prendere posizione intorno a Cristo, decidere se la sua vicenda è vera, se ciò che è narrato nei Vangeli è accaduto storicamente, e soprattutto se lo riconosce come figlio di Dio. E Cristo esige che lo si segua.
Giussani non dimentica mai il suo legame di fiducia e fedeltà nei confronti della Chiesa, cioè del "prolungamento reale di Cristo nella storia", una realtà divina comunicata attraverso un veicolo umano. La sua certezza è che la vita cristiana va vissuta qui e subito: è questo il senso della tensione alla comunità che percorre il suo pensiero, così attento al soggetto individuale. E il legame che tiene insieme questa comunione è l'amicizia. "L'amicizia - scrive Ventorino - implica questo saper stare di fronte all'altro con la gratuità e la stabilità che l'amore al suo destino richiede". Perché solo una compagnia reale e vivente, non virtuale, può essere il luogo della conversione, può permettere di vivere una vita cristiana. Il libro è quindi una riflessione sull'amicizia in generale, e insieme la storia di un'amicizia, quella fra l'autore e Giussani, ben rappresentata dalla bella foto dei due in copertina: entrambi ridono sereni, e Ventorino guarda a Giussani come a una guida anche in questo momento di rilassamento e di gioia.
Ecco il calore di don Giussani, che Francesco Ventorino riesce a trasmettere con le sue parole di testimone, facendo capire che la proposta di vita cristiana del prete lombardo, nata fra le tensioni della modernità, si rivolge a tutti i credenti, e a tutti coloro che cercano. E che è uno stimolo e un suggerimento prezioso anche per chi non fa parte di Comunione e Liberazione.



(©L'Osservatore Romano 13 novembre 2011)
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