Elezioni presidenziali in Russia

Una vittoria annunciata


di GIUSEPPE M. PETRONE

Novanta giorni dopo le legislative del 4 dicembre, contrassegnate secondo gli osservatori dell'Osce da "pesanti ed evidenti irregolarità", la Russia torna alle urne per eleggere il nuovo leader del Cremlino. E c'è già un vincitore annunciato: Vladimir Putin, attuale premier e due volte presidente - eletto nel 2000 e nel 2004, nel 2008 legalmente impossibilitato a ripresentarsi ha passato il testimone a Dmitri Medvedev candidato a lui vicinissimo - che dovrebbe ottenere oltre il 50 per cento dei voti ed evitare così il ballottaggio. Sono quattro gli sfidanti di Putin: Serghiei Mironov, fondatore del partito Russia giusta; Mikhail Prokhorov, ricchissimo oligarca che si presenta come indipendente; Vladimir Zhirinovskij, leader del Partito liberaldemocratico; e Ghennadij Zjuganov, capo del Partito comunista russo. Ma l'assenza di candidati credibili alternativi a Putin - la Commissione elettorale ha respinto una decina di candidature come quella del leader del partito di opposizione liberale Yabloko, Grigorij Javlinskij - contribuisce a rendere scontata la rielezione dell'attuale premier.
Designato da Boris Yeltsin come suo successore nell'estate del 1999 Putin ha saputo cavalcare l'onda dell'insoddisfazione e della frustrazione popolare per la vertiginosa caduta degli standard di vita culminata nel crollo del rublo nel 1988. Inoltre è stato favorito dagli sbagli e dagli insuccessi delle forze liberaldemocratiche, incapaci di guidare il processo di transizione, di limitare gli eccessi delle liberalizzazioni e di controllare la corruzione della burocrazia statale e della criminalità organizzata. È per questo che nelle elezioni del 2000 ha ottenuto un notevole consenso popolare. Sono trascorsi dodici anni e malgrado l'inverno politicamente più caldo a Mosca - in più occasioni decine di migliaia di oppositori sono scesi in piazza - l'attuale premier è ancora il candidato favorito alle presidenziali.
Dopo la caduta del regime sovietico e l'avvio, con costi sociali altissimi, di un'economia di mercato e di un sistema formalmente democratico, si è registrata, soprattutto tra i giovani, una profonda crisi di interesse, parzialmente superata oggi anche grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti di comunicazione in tempo reale, come twitter. Per questo, anche se il risultato appare scontato, il clima in cui si svolgerà la consultazione è del tutto inedito per la Russia degli ultimi quindici anni. Il movimento di protesta "Per elezioni oneste" non ha scalfito la popolarità dell'ex agente del Kgb, ma ha incoraggiato la società civile e gli attivisti a monitorare il voto.
Gli elettori chiamati alle urne sono 110 milioni che potranno contare su 94.500 seggi. Per impedire i brogli saranno usate delle urne trasparenti, ma già alla vigilia della consultazione c'è stato uno scambio di accuse. Il premier ha lanciato un monito all'opposizione perché accetti la volontà della maggioranza e si astenga dai tentativi di delegittimare il voto.
Putin ha esposto il suo programma elettorale basato sul binomio sviluppo-riarmo e la nuova dottrina della deterrenza per preservare la sovranità nazionale, assicurare il rispetto da parte degli altri Stati e concorrere a una pace internazionale duratura. Ha promesso inoltre una svolta economica con l'obiettivo di ridurre il gap tra ricchi e poveri e rafforzare la classe media, che "deve diventare una maggioranza sociale nel prossimo futuro". In politica estera - dopo l'intervento della Nato in Libia, le pressioni occidentali sulla Siria e le tensioni sulla questione nucleare iraniana - Putin ha ribadito il canale preferenziale con la Cina e più in generale con i Paesi asiatici dell'Organizzazione di Shanghai e con le Nazioni emergenti del Brics (oltre alla Russia e alla Cina, Brasile, India e Sud Africa). Esistono ancora divergenze tra Europa e Russia - al di là dell'allargarmento a est della Nato l'apice dei contrasti è rappresentato dal progetto statunitense di difesa antimissile, il cosiddetto scudo spaziale - ma Putin ha teso la mano all'Unione europea mentre è tornato, durante la campagna elettorale, a identificare negli Stati Uniti il suo avversario storico, nell'illusione di un'autosufficienza che la crisi economica globale dal 2008 ha duramente smentito. Se l'Europa ha necessità del gas russo, del petrolio, dei minerali, anche Mosca dipende infatti dagli scambi con l'Occidente e i dirigenti russi capiscono perfettamente che senza una reale collaborazione non sarà possibile superare il ritardo del Paese e avviarlo sulla strada della modernizzazione.
A livello popolare, tuttavia, si avverte una forte preoccupazione per l'inflazione che erode stipendi e pensioni e il premier, pur confermando l'accordo per la staffetta con Medvedev, non ha mancato di lanciare una frecciata al suo predecessore. "Negli ultimi anni - ha dichiarato - abbiamo annunciato numerose riforme su iniziativa del presidente per migliorare il clima degli investimenti. Ma per ora non ci sono stati progressi significativi".
Putin, che rappresenta il binomio tra innovazione e conservazione, sarà quindi chiamato ad assicurare una situazione di positiva stabilità e a guidare il necessario processo di riforme.



(©L'Osservatore Romano 4 marzo 2012)
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