La Dormizione della Vergine nella tradizione bizantina

Sollevate le porte e accogliete
la madre dell'eterna luce

di Manuel Nin

La tradizione bizantina ha come prima grande festa del ciclo liturgico la Natività della Madre di Dio l'8 settembre, e lo conclude con la sua Dormizione e transito in cielo il 15 agosto, quasi a volere sottolineare che per ogni cristiano e per tutta la Chiesa la Vergine rappresenta il cammino che introduce al mistero salvifico di Cristo. Fissata in oriente alla fine del vi secolo e introdotta un secolo più tardi in occidente, la festa del 15 agosto celebra il transito e la piena glorificazione della Madre di Dio come primo frutto del mistero pasquale di Cristo, preceduta il 14 da una prefesta e seguita da un'ottava che si conclude il 23.
Due tropari dell'ufficiatura del vespro esemplificano il rapporto stretto tra eucologia e iconografia. Il primo presenta l'icona della festa come una celebrazione liturgica della Dormizione, alternando gli otto toni musicali della tradizione bizantina: Maria, morta o meglio addormentata, è al centro dell'icona su un letto funebre che raffigura però anche un altare cristiano. Attorno stanno gli apostoli con altri personaggi: tra i primi vi sono sempre Pietro e Paolo, che indicano la presenza di tutta la Chiesa.
Cristo, in mezzo a un semicerchio e con gli angeli attorno, regge nelle braccia l'anima di sua madre: "Le supreme potenze dei cieli, presentandosi insieme al loro sovrano, scortano piene di timore il corpo purissimo che ha accolto Dio; lo precedono in ascesa ultramondana e, invisibili, gridano alle schiere che stanno più in alto: Ecco, è giunta la Madre di Dio, regina dell'universo". La presenza degli angeli nella parte superiore accosta l'icona a quella dell'Ascensione di Cristo.
Il letto di Maria è anche altare dove si svolge la liturgia: gli apostoli attorno che la celebrano, Cristo sul fondo, nell'abside, che la presiede; Pietro che incensa attorno all'altare, come al momento del grande ingresso nella Divina liturgia bizantina: "Sollevate le porte e accogliete con onori degni del regno ultramondano lei che è la madre dell'eterna luce. Grazie a lei, infatti, si è attuata la salvezza di tutti i mortali. In lei non abbiamo la forza di fissare lo sguardo ed è impossibile tributarle degno onore".
Maria infine, gloriosamente assunta in cielo, diventa per tutta la Chiesa che la celebra colei che intercede presso suo figlio: "La sua sovreminenza eccede infatti ogni mente. Tu dunque, o immacolata Madre di Dio, che sempre vivi insieme al tuo re e figlio apportatore di vita, incessantemente intercedi perché sia preservato e salvato da ogni attacco avverso il tuo popolo nuovo: noi godiamo infatti della tua protezione, e per i secoli, con ogni splendore, ti proclamiamo beata".
Il secondo tropario mette in evidenza la presenza, anche nell'icona, di tutto il collegio apostolico, con Pietro e Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme e fratello del Signore. Questo collega la festa alla città santa e al Protovangelo di Giacomo, apocrifo su cui si basa in molti punti la festa stessa: "Quando te ne sei andata, o Vergine Madre di Dio, presso colui che da te ineffabilmente è nato, erano presenti Giacomo, fratello di Dio e primo pontefice, insieme a Pietro, venerabilissimo e sommo corifeo dei teologi, e tutto il coro divino degli apostoli".
La Dormizione della Madre di Dio si colloca chiaramente nell'economia di salvezza di Cristo stesso; gli apostoli diventano celebranti del mistero della redenzione di Cristo per mezzo della cura del corpo di colei che divenne dimora di Dio: "Con inni teologici gli apostoli celebravano il divino e straordinario mistero dell'economia del Cristo Dio; e prestando le ultime cure al tuo corpo origine di vita e dimora di Dio, gioivano, o degna di ogni canto".
Nella seconda parte del tropario la liturgia in qualche modo si sposta in cielo - è quasi il movimento che troviamo nell'anafora eucaristica - e tutte le creature angeliche vengono coinvolte nella lode e nella confessione del mistero della redenzione di Cristo: "Dall'alto le santissime e nobilissime schiere degli angeli guardavano con stupore il prodigio e a testa china le une alle altre dicevano: Sollevate le vostre porte, e accogliete colei che ha partorito il Creatore del cielo e della terra; celebriamo con inni di gloria il corpo santo e venerabile che ha ospitato il Signore che a noi non è dato contemplare. E noi pure, festeggiando la tua memoria, a te gridiamo, o degna di ogni canto: Solleva la fronte dei cristiani e salva le anime nostre".



(©L'Osservatore Romano 13-14 agosto 2012)
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