Il dovere di spiegare la verità

Uno scandalo inesistente


Sulle polemiche sollevate in Francia a proposito della preghiera per l'Assunta, pubblichiamo un articolo uscito su "Le Monde" del 19 agosto. L'autore è stato critico letterario dell'autorevole quotidiano parigino, collabora con "La Croix" e "La Revue des deux mondes", e ha scritto tra l'altro un Petit éloge du catholicisme pubblicato nel 2009 da Gallimard, tradotto in Italia l'anno successivo dalle Edizioni San Paolo.

di Patrick Kéchichian

"La Chiesa è abituata a essere lo zerbino su cui si puliscono i piedi", si è sfogato il cardinale Barbarin. Infatti, ogni occasione è buona. In discussione è una preghiera redatta da monsignor André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, presidente della Conferenza episcopale francese, per la festa dell'Assunzione. Si può notare subito la sproporzione flagrante tra la delicatezza del testo e le accuse violente che ha suscitato. Questa preghiera non attacca, né mette in discussione nessuno, e certamente non gli omosessuali. Ricordo la quarta invocazione, quella che fa nascere la polemica, ma che, notiamo, viene dopo altre tre, una delle quali per coloro che sono stati "recentemente eletti per legiferare e governare". Ecco la frase scandalosa, che fa fremere le anime virtuose certe del loro buon diritto: "Per i bambini e i giovani; che tutti aiutiamo ciascuno a scoprire il proprio cammino per progredire verso la felicità; che cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre". Non voglio fare un'analisi del testo, ma non è forse evidente che ciò che qui è difeso non è accompagnato da alcuna condanna nei confronti delle persone e dei gruppi che non condividono la stessa visione dell'umanità e delle sue leggi? E se questi gruppi e queste persone non rinunciano a esprimere la loro opinione, perché la Chiesa non dovrebbe esprimere il suo pensiero su un tema che è al primo posto tra le sue preoccupazioni? Con buona pace di coloro che confondono laicità e anticlericalismo militante. Sì, da un lato un'opinione, molto attuale, ma datata, la cui eventuale pertinenza viene misurata a colpi di sondaggi, che sono essi stessi la somma di opinioni convergenti. Dall'altro un pensiero meditato, fedele a venti secoli (e molti di più, perché bisogna risalire alla Genesi, il primo libro dell'Antico Testamento) di antropologia religiosa.
Ed è qui che il malinteso, unito a una buona dose di disonestà, diventa patente. Certo, è permesso elevare a rango di legge inviolabile l'evoluzione dei costumi, che si può addirittura, volendo, definire progresso - quella "teoria di inganno e disinganno", come diceva Charles Péguy. Ma non si può ignorare che la Chiesa afferma con dolcezza e mansuetudine, con santa ostinazione, la permanenza di una visione antropologica in cui si radica l'affermazione dei diritti imprescrittibili di ogni uomo e di ogni donna. Una visione non formata a partire da un capriccio, da un ghiribizzo o da interessi di categoria. È nata dalla stessa Rivelazione divina, come ce la consegnano le Sacre Scritture e tutta la tradizione.
Ricordando una parte di questa verità di cui è depositaria, la Chiesa esce forse dal suo ruolo? Se il Governo e il Parlamento danno la loro opinione sul matrimonio e decidono di cambiarne la natura, non è legittimo che la Chiesa, che ha appreso da Cristo la dignità del matrimonio e del legame tra la donna e l'uomo (dignità elevata a rango di sacramento), faccia anch'essa sentire la sua voce? Una voce che non cerca di coprire le altre, ma che non accetta di essere resa essa stessa non udibile a forza di sarcasmi e di processi infondati. Che cosa si rimprovera al cardinale Vingt-Trois? Di dire quella parola che ha il compito di far sentire, che ha il dovere, non di conservare nel segreto delle sacrestie, ma di rendere pubblicamente intelligibile? Quella parola, che non è quella di un partito o di un gruppo di opinione, non la inventa, non la calcola secondo interessi di circostanza. Non la modifica. Può solo cercare le parole, le frasi più adatte, quelle che feriscono meno. Che è ciò che ha fatto, lo ripeto, con grande delicatezza. Ma sui contenuti, la posizione della Chiesa non può cambiare. La sua forza e anche la sua debolezza sono in questa intangibilità. Dopo di che, spetta a ciascuno decidere secondo coscienza.
Perché, qualunque cosa se ne dica, il ruolo della Chiesa non è di evolvere con il suo tempo. Se lo avesse fatto nei secoli scorsi, da tempo non sarebbe più ascoltata. Il suo ruolo non è neanche quello di coprirsi gli occhi e di spaventarsi per l'evoluzione dei costumi, ma di mantenere una vigilanza, uno stato di attenzione in funzione della verità che ha ricevuto.
Al fine di difendere e di spiegare questa verità, ovunque e sempre, a tempo opportuno e inopportuno - anche sotto gli insulti. Allora, dov'è lo scandalo? Dove sono i pregiudizi? Forse non là dove i clamori della malevolenza pretendono di scoprirli.



(©L'Osservatore Romano 20-21 agosto2012)
[Index] [Top][Home]