Una favola che insegna agli adulti

Mia sorella è un quadrifoglio

di Giulia Galeotti

Viola ha una nuova sorellina, che decide si dovrà chiamare Mimosa ("perché sono due fiori e i colori viola e giallo stanno bene insieme"). È molto contenta, anche se capisce subito che qualcosa non torna: il papà, la mamma e le nonne si comportano in modo molto strano. Sono arrabbiati, tristi, piangono, guardano nel vuoto, fuggono o addirittura non si fanno vedere. È dunque innanzitutto attraverso le reazioni degli adulti che gradualmente si fa strada in Viola la consapevolezza della diversità di Mimosa. È diversa, ma è anche speciale. Speciale come un quadrifoglio.
È questa la trama di uno splendido libro per bambini di Beatrice Masini e Svjetlan Junakovi? (Mia sorella è un quadrifoglio, Milano, Carthusia 2012, pagine 32, euro 15,90), dalla eloquente dedica: "Questa storia è per quei bambini e quei grandi che non si accontentano di essere uguali e che non hanno paura di essere diversi". Una storia pensata per parlare ai bambini di disabilità e, in particolare, di cosa significhi per una famiglia accogliere la nascita di un bimbo disabile.
Invece di tanta retorica vuota e altisonante, ideologia schizofrenica tra desiderio individuale e politicamente corretto, questa coloratissima storia affronta con semplicità e pacatezza temi complessi come la diversità e l'accettazione. E lo fa attraverso lo sguardo, le curiosità, i timori e l'esperienza quotidiana di una bambina che si trova nella delicata posizione di essere una sorella: "Io l'avevo già capito da sola che Mimosa era diversa dagli altri bambini. Ma uno non può mica chiedere scusa per quello che è. È così e basta". Il racconto di Viola è il racconto di un incontro e di una scoperta; di una bambina che osserva se stessa, Mimosa e il loro rapporto ("a volte mia sorella non mi piace, però forse ogni tanto anch'io non piaccio a lei. [...] Così siamo pari, e siamo sempre sorelle"); che osserva la mamma ("lo so che ho due fiori in casa" dice "e devo innaffiarli tutti e due"), il papà (con la sua faccia di uno che non ha dormito bene) e gli altri adulti.
Superata l'iniziale gelosia, solo Viola sembra davvero capire che ognuno, a suo modo, è speciale. Prezioso come un raro quadrifoglio. Martino, il suo nuovo (e odioso) compagno di scuola, la prende in giro: ""Tua sorella non è mica normale". Tanto prima o poi lo becco, Martino. E comunque ha ragione. Mia sorella non è normale. Lei è speciale. Essere normali vuol dire essere uguali: come i fili d'erba, come i trifogli in un prato. Mia sorella invece è un quadrifoglio. I quadrifogli sono rari e sono diversi. Sono rari perché sono diversi. Sono diversi perché sono rari. Tutti vorrebbero trovarne uno, ma ci riescono in pochi. I quadrifogli portano fortuna. Noi abbiamo la fortuna di averne uno tutto nostro: Mimosa, il quadrifoglio".
È preziosissima, la voce di Viola. Il suo sguardo capace di indicare, innanzitutto a noi adulti tremebondi, la direzione.



(©L'Osservatore Romano 31 agosto 2012)
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