Chiesa cattolica e battaglie culturali

Il coraggio
di un pensiero alternativo

di Lucetta Scaraffia

In Spagna è stata confermata la legge che consente il matrimonio tra omosessuali; in Francia il Consiglio dei ministri ha approvato le nozze gay e l'adozione di figli per coppie omosessuali. La stessa possibilità è stata concessa nel Maryland e nel Maine. Si direbbe insomma che la Chiesa, almeno su questo piano, è destinata alla sconfitta.
Invece non è così. Mentre in Spagna al momento della decisione la Chiesa si è fortemente opposta, ma senza risultati, oggi la situazione è molto diversa nei Paesi dove il matrimonio gay sta ottenendo, o ha appena ottenuto, un riconoscimento legale. Nell'opinione pubblica infatti stanno facendosi strada opinioni contrarie, anche da parte di giornalisti e di intellettuali non vicini alla Chiesa. E forse nel suscitare questa opposizione non è stato inutile lo sforzo dei cattolici, che hanno riflettuto sulla situazione e affinato le loro ragioni.
Esemplare il caso della Gran Bretagna, dove le agenzie cattoliche per le adozioni hanno affrontato una dura e lunga battaglia legale perché fosse riconosciuto il loro diritto di non concedere l'adozione a coppie omosessuali. Dopo avere perso, hanno preferito chiudere piuttosto che sottomettersi a questo obbligo, suscitando polemiche ma anche riscuotendo ammirazione, come succede sempre a chi combatte per la libertà. E la loro lotta ha reso evidente a tutti che non si tratta di progresso, ma piuttosto di un conflitto che in questi casi vede sconfitta una delle libertà costitutive dello Stato moderno, quella religiosa.
Situazione che è stata messa in rilievo anche dalla Chiesa negli Stati Uniti, quando la riforma sanitaria di Obama ha costretto le istituzioni cattoliche a fornire copertura assicurativa a contraccezione e aborto. Limitare la libertà religiosa in un Paese fondato proprio da coloni rifugiatisi là per praticare liberamente la loro fede è davvero una pericolosa contraddizione.
I cattolici stanno dunque svolgendo oggi un ruolo fondamentale di sentinelle della libertà religiosa e di pensiero. Sono gli unici infatti ad avere il coraggio e la forza di opporsi a un'ideologia, fondata sul politicamente corretto, che sta invadendo ogni cultura del mondo, grazie anche all'appoggio che ottiene dalle Nazioni Unite. Alla fine di ottobre, in una riunione consultiva di Onu Mujeres si è imputato alla Chiesa cattolica il rallentamento della liberazione femminile che, per molte responsabili delle Nazioni Unite, si identifica con i "diritti riproduttivi" o, per dirla più chiaramente, con l'aborto. Un pericoloso appiattimento del femminismo, una riduzione della donna al suo corpo e al suo destino biologico, oltre che un peccato contro la vita.
La Chiesa è l'unica istituzione a far presente che, se è indubbiamente ingiusto perseguitare gli omosessuali, opporsi al matrimonio fra persone dello stesso sesso non costituisce un atto offensivo, ma un punto di vista che deve essere rispettato. E così l'opposizione all'aborto. Non si tratta di un attacco ai Diritti dell'uomo, ma della difesa di una struttura sociale - la famiglia eterosessuale - che ha costituito il fondamento, fino ad oggi, di tutte le società umane.
La Chiesa viene così a presentarsi come l'unico sguardo critico sulla modernità, l'unico freno - il katèchon evocato nella seconda lettera ai Tessalonicesi - alla disgregazione della struttura antropologica su cui si è fondata la società umana. L'unica istituzione, cioè, che ha il coraggio di rimanere fedele alla verità, di rifiutarsi di oscurare con il velo dell'ideologia una lampante realtà naturale, perché la sua grandezza consiste nel rifiuto di ingannare gli esseri umani.
In Francia il dibattito è aperto, e non è solo la Chiesa ad avanzare dubbi e contrarietà davanti a questa legge approvata dal Consiglio dei ministri. Lo hanno fatto apertamente filosofi, psicanalisti e giuristi, oltre che politici di tutti gli schieramenti: prima di realizzare questa rivoluzione antropologica, le cui conseguenze non sono misurabili, riflettiamo ancora, discutiamo.
Ed ecco che allora la Chiesa non appare più nelle vesti - a cui molti la vogliono inchiodare - di nemica della modernità, ma in quelle di difensore dell'umano, capace di mettere in guardia le persone da scelte sbagliate. Perché la fede cristiana è incarnata nella storia, e alla storia partecipa sotto forma di perpetuo giudizio del mondo.



(©L'Osservatore Romano 10 novembre 2012)
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