Maria e la preparazione del Natale nella tradizione bizantina

Viene l'agnella
che porta in seno il Cristo

di Manuel Nin

Nel vespro della festa di san Nicola la tradizione bizantina inserisce questo tropario della Madre di Dio: "Preparati, o grotta: perché viene l'agnella, portando in seno il Cristo. Ricevi, o greppia, colui che con la parola ha liberato noi abitanti della terra dal nostro agire contro ragione. Pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio. E voi magi dalla Persia, offrite al re oro, incenso e mirra: perché è apparso il Signore dalla Vergine madre. Inchinandosi davanti a lui come serva, la madre lo ha adorato, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come in me sei stato generato, mio redentore e Dio?".
Le diverse figure che appaiono nel testo, diventano figura di un'altra realtà. Così, dire alla grotta "preparati" è dirlo alla Chiesa, della quale la grotta diventa la figura. Per accogliere Cristo, l'agnello, portato da sua madre, l'agnella, titolo legato alla divina maternità di Maria. Dei pastori, che pernottano nei campi, nella solitudine, il tropario chiede che diventino testimoni del mistero, passando dall'isolamento alla comunione. La conclusione si concentra in Maria, con una confessione di fede molto chiara, che afferma come il Signore appare e si manifesta "dalla Vergine madre".
Subito dopo, la festa del concepimento di Maria da Gioacchino e Anna ha come retroterra il Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo che è la fonte di molte feste dell'anno liturgico in diverse Chiese cristiane: "Una coppia venerabile di sposi - canta un tropario - dà come frutto la divina giovenca, dalla quale in modo inesprimibile procederà il vero vitello grasso, immolato per il mondo intero. Gioiosi, essi offrono dunque con compunzione al Signore una lode incessante, e tutto l'universo è loro debitore. Proclamiamoli dunque beati, e formiamo con fede un coro divino nella concezione della Madre del nostro Dio da loro generata, per la quale è donata copiosa la grande misericordia".
Questo tropario loda i genitori della Madre di Dio. La prima parte narra il concepimento della Madre di Dio da Gioacchino e Anna, coppia venerabile, e colei che ne viene generata riceve il titolo di giovenca. La generazione di Maria viene legata direttamente alla nascita di Cristo, il vitello grasso della parabola del figliol prodigo (Luca, 15, 11-32), immolato per il mondo attraverso una rilettura cristologica alla luce dell'episodio veterotestamentario della giovenca offerta da Abramo (Genesi, 15, 9) e dell'agnello immolato per la nostra redenzione nel libro dell'Apocalisse (5, 6).
La seconda parte del tropario canta la gioia di Gioacchino e Anna, e la loro lode a Dio. L'espressione "offrono dunque con compunzione al Signore una lode incessante" non è facile da tradurre. Forse il tropario ha il senso di lode data al Signore come frutto della mitezza, della semplicità, della preghiera (Gioacchino e Anna, nel Protovangelo di Giacomo, passano tre mesi da soli, lui sul monte, lei a casa, immersi nella preghiera).
Nella terza parte del tropario si percepisce la dimensione comunitaria del testo: tutti noi ci uniamo nella lode al Signore e a Gioacchino e Anna. Al centro di tutto il testo è Cristo, vitello grasso immolato che elargisce la grande e copiosa misericordia di Dio. Lui è il centro della nostra fede. Maria, di cui celebriamo il concepimento, ne è la giovenca, lo strumento di cui Dio si serve per portare al mondo il Salvatore. Gioacchino e Anna sono la coppia venerabile, gioiosi nel silenzio.
I testi della liturgia del periodo che precede il Natale ci avvicinano a uno dei misteri centrali della nostra fede. Sta a noi essere attenti alla Parola di Dio che ogni giorno, come una goccia d'acqua sulla roccia, prepara il nostro cuore.



(©L'Osservatore Romano 8 dicembre 2012)
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