Iniziative ecumeniche nella Giornata dei migranti

La testimonianza cristiana dell'accoglienza

di Riccardo Burigana

"Dobbiamo abbracciare i migranti e riconoscere che coloro che sono arrivati per ultimi nel nostro Paese non sono parte del problema ma parte della soluzione": con queste parole del cardinale Roger Michael Mahony, arcivescovo emerito di Los Angeles, l'American Friends Service Committee (Afsc) ha lanciato il programma delle iniziative ecumeniche e interreligiose per la Giornata internazionale dei migranti, che si celebra oggi 18 dicembre. L'evento è stato istituito il 4 dicembre 2000 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dopo che nel 1997 alcune organizzazioni non governative asiatiche avevano cominciato a svolgere, proprio il 18 dicembre, delle iniziative, con l'attivo concorso delle Chiese e delle comunità ecclesiali, tese al riconoscimento dei diritti dei migranti con l'obiettivo di una protezione sociale e del rispetto della loro dignità.
Nel corso degli anni la Giornata internazionale dei migranti ha acquistato una dimensione ecumenica per il coinvolgimento attivo di Chiese e comunità ecclesiali tanto che si sono venuti moltiplicando incontri di riflessione, manifestazioni pubbliche e momenti di preghiera in tante comunità locali, con un rinnovato impegno dei cristiani sul tema dell'accoglienza. Un panorama di iniziative del quale si possono indicare solo alcuni appuntamenti. Negli Stati Uniti, accanto al programma dell'Afsc (organizzazione fondata dai quaccheri e aperta alla collaborazione con i cristiani e con le altre religioni), in molte città sono stati organizzati incontri di vario genere, soprattutto da parte dell'Alianza Nacional de Comunidades Latino Americanas y Caribeñas, in collaborazione con le comunità cristiane locali, direttamente impegnate nell'azione caritativa a favore di coloro che giungono negli Stati Uniti per cercare un lavoro, soprattutto dal Messico e dall'America centro-meridionale.
In America Latina, alcune nazioni come Ecuador, Bolivia e Perú hanno programmato manifestazioni pubbliche per ricordare che la ricerca di un lavoro in un altro Paese deve essere sempre un viaggio di speranza per un futuro diverso: lo slogan No más migrantes muertos ni desaparecidos è un invito a rilanciare un impegno per la vita contro ogni forma di violenza, grazie anche al contributo dei cristiani. Il Consiglio delle Chiese cristiane dell'Australia, del quale fa parte anche la Conferenza dei vescovi australiani, ha inserito la Giornata nel calendario delle attività ecumeniche, sottolineando così la sua importanza per la testimonianza in favore dei migranti e lasciando alle singole comunità la massima libertà nella celebrazione di questo avvenimento che viene declinato, spesso in forma interreligiosa, a seconda delle situazioni locali. A Singapore, per iniziativa di una comunità cattolica e con la partecipazione di altre tradizioni cristiane il 18 dicembre è l'occasione "per riconoscere il contributo di milioni di migranti alle economie dei Paesi dove essi si trovano a vivere"; tale riconoscimento è il primo passo per ottenere un miglioramento delle condizioni dei migranti, soprattutto riguardo alla possibilità del ricongiungimento dei propri familiari in modo da impedire che la ricerca del lavoro diventi un elemento che possa compromettere la stabilità della famiglia. Su questo aspetto, poche settimane fa, a Petaling, in Malaysia, si è tenuto un incontro ecumenico nel quale si è discusso della legislazione nei confronti dei migranti della regione e dei progetti per l'accoglienza dei migranti: i cristiani devono "lavorare con zelo con coloro che sono costretti a migrare in cerca di un lavoro per migliorare la loro vita e la vita delle loro famiglie e con coloro che fuggono dalla violenza e dall'abuso del potere politico nella loro patria".
Anche in Europa numerose le iniziative: in molte nazioni sono unite a quelle per i diritti umani, anche per la relativa vicinanza della Giornata internazionale per i diritti umani che le Nazioni Unite hanno fissato per il 10 dicembre. Nel vecchio continente il dibattito sull'accoglienza dei migranti, sui loro diritti e sulle politiche per il ricongiungimento delle famiglie è diventato materia di un sempre più animato confronto tra le Chiese, le comunità ecclesiali e le religioni da una parte e le istituzioni comunitarie e nazionali dall'altra, soprattutto all'interno dell'Unione europea, come i tanti incontri di questi ultimi anni testimoniano. Nell'affrontare tali temi, come è stato ripetuto recentemente in un incontro ecumenico tenutosi a Ginevra, l'ospitalità e la protezione dell'individuo costituiscono valori centrali per tutti i cristiani secondo le parole di Gesù. Per questo, anche nella Giornata internazionale dei migranti, i cristiani sono chiamati a ricordare a loro stessi e al mondo che difendere i diritti degli esseri umani è un compito irrinunciabile nell'annuncio dell'evangelo poiché ogni uomo e ogni donna sono stati creati a immagine di Dio.



(©L'Osservatore Romano 19 dicembre 2012)
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