Disoccupazione in drammatico aumento tra i giovani europei

Il lavoro e le generazioni sparite

di Luca M. Possati

Creatività, innovazione, internet: i giovani europei puntano su questi tre fattori per sconfiggere una crisi che ha spazzato via dal mercato del lavoro almeno due generazioni. Coraggio è la parola che ricorre di più nei titoli dei giornali e nelle a analisi dei commentatori: ci vuole infatti una buona dose di sangue freddo per sfidare un contesto, come quello attuale, segnato da difficoltà globali, delle quali la politica è solo in parte responsabile.
C'è infatti, alla radice di questa crisi, anche un dato mentale e culturale ineliminabile: secondo un recente rapporto della Commissione Ue, solo il 37 per cento degli europei preferisce l'imprenditoria al posto fisso, la dinamica alla statica. Stima, questa, in calo rispetto al 2009, quando invece era il 45 per cento che ambiva a mettersi in proprio. Oggi la paura della bancarotta è infatti il primo ostacolo all'avvio di un'attività (43 per cento dei casi), seguita dall'incertezza dei guadagni (33 per cento).
A sottolineare che la mancanza di lavoro nell'eurozona riguarda soprattutto i giovani è il rapporto 2012 dell'Unione europea su occupazione e sviluppi sociali. Il numero dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni che si dichiarano inattivi, cioè che non hanno e non cercano un lavoro, è in netto aumento. In un solo anno i disoccupati sono aumentati di 113.000 unità nell'eurozona, mentre nell'Europa a ventisette di 154.000. A livello generale, si contano 26 milioni di senza lavoro, dei quali 18,8 nei Paesi della moneta unica. La Spagna è il Paese in cui la disoccupazione è aumentata di più, raggiungendo, nel novembre scorso, il 26,6 per cento complessivo.
Si conferma inoltre il crescente divario tra nord e sud: la situazione è infatti migliore in Austria (con un tasso pari al 4,5 per cento), Lussemburgo (5,1), Germania (5,4) e Paesi Bassi (5,6). Si mantiene stabile invece il confronto tra uomini e donne: il tasso di disoccupazione femminile nell'eurozona in novembre è stato dell'11,8 per cento e del 10,7 per cento nell'Unione a ventisette. Quello maschile si è assestato rispettivamente all'11,7 e al 10,8.
Malgrado i dati drammatici, la vera questione concerne il modo in cui fermare l'emorragia. Finora si è pensato che, in una maniera o nell'altra, la soluzione sarebbe arrivata a suon di riforme. Oggi la sensazione diffusa è che la ripresa sia ancora un miraggio lontano e che la paura condizioni tutto il sistema: i consumi sono fermi, le fabbriche chiudono, le imprese falliscono. In base alle previsioni degli analisti, la disoccupazione giovanile potrebbe presto aumentare di circa quattro volte rispetto a quella degli adulti. "Bisogna trovare le risorse per investire in formazione ed inclusione sociale" ha ammonito il commissario Ue per l'Occupazione, gli Affari sociali e l'Integrazione, Lászlzó Andor. Sul lavoro - ha confermato il commissario - è "improbabile che si vedranno miglioramenti dal punto di vista socio-economico nel 2013". Gli analisti sostengono che l'unica strada sia quella di continuare a riformare il mercato del lavoro e i sistemi di welfare, che a causa della crisi hanno perso molta della capacità di protezione delle fasce più a rischio. Molti politici propongono di uscire dalla spirale dando maggiore spazio alla contrattazione collettiva tra le parti sociali; altri puntano invece su un cambiamento di mentalità degli apparati aziendali; altri ancora auspicano un ripensamento del legame tra scuola e mondo del lavoro. Ma in realtà, nonostante i proclami e le dichiarazioni di molti leader, proposte concrete sul tavolo non ce ne sono.
Un segnale positivo è invece giunto in questi giorni da Bruxelles. La Commissione presieduta da José Manuel Durão Barroso ha infatti varato un importante piano di incentivi alle nuove imprese, che rappresentano la principale fonte di nuova occupazione in Europa: circa quattro milioni di nuovi posti di lavoro ogni anno. Si tratta di un piano d'azione destinato a sostenere gli imprenditori, con il quale Bruxelles intende sottolineare il ruolo fondamentale dell'istruzione, della formazione e della tecnologia internet per far crescere nuove generazioni di imprenditori. Misure specifiche andranno a sostegno dei giovani, delle donne, degli anziani, dei migranti.
Durão Barroso prevede anche l'introduzione di provvedimenti ambiziosi per favorire le start-up - le imprese appena nate - e la creazione di nuove aziende, per agevolare il trasferimento dei progetti aziendali, per migliorare l'accesso ai finanziamenti e per dare una seconda opportunità agli imprenditori onesti dopo un fallimento.
Insomma, azioni reali e non solo programmi politici.



(©L'Osservatore Romano 11 gennaio 2013)
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