Paul Wattson ideò la Settimana per l'unità dei cristiani

La forza di una candela nel buio

di James F. Puglisi
Ministro generale dei frati francescani dell'Atonement

Lewis Thomas Wattson nacque il 16 gennaio 1863, in una fredda giornata invernale, da una famiglia episcopaliana a Millington, nel Maryland. Era un tempo per il suo Paese di conflitti, divisioni, morte, buio. Erano gli anni della guerra civile americana, con i suoi orribili massacri e vaste distruzioni. Il 1° gennaio il presidente Abraham Lincoln aveva firmato il Proclama di Emancipazione, che rendeva l'abolizione della schiavitù obiettivo ufficiale della guerra. Proclamava la libertà di oltre tre milioni di schiavi. Crescendo in questo clima, Lewis imparò ad apprezzare l'importanza di questioni come la dignità e la libertà della persona umana alla luce del Vangelo. Tutto ciò sarebbe entrato nell'agenda dell'uomo che divenne famoso come padre Paul di Graymoor, fondatore dei francescani dell'Atonement.
Paul Wattson è però più noto come l'ideatore della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio nell'emisfero settentrionale, e di solito tra il giovedì dell'Ascensione e la domenica della Pentecoste nell'emisfero meridionale. Wattson fu anche tra i fondatori della Catholic Near East Welfare Association, che aiuta i cristiani delle Chiese orientali. Inoltre, la Union-that-nothing-be-lost, da lui istituita, continua ad aiutare i poveri, i missionari e gli operatori per l'unità cristiana.
Per il centocinqunatesimo anniversario della nascita, i francescani dell'Atonement hanno pubblicato una biografia di Wattson (Joseph Scerbo, Fire in the Night. The Life and Legacy of Fr. Paul of Graymoor, Strasbourg, Éditions du Signe, 2013), di cui sono in corso traduzioni in italiano, spagnolo e giapponese. Insieme a madre Lurana White, padre Paul fondò la Società dell'Atonement secondo lo spirito di san Francesco d'Assisi. La vita di padre Wattson e di madre Lurana White e la nascita della Società dell'Atonement sono lasciti di una passione nata dalla preghiera di Gesù nell'ultima cena: "Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (Giovanni, 17, 21).
La fiamma viva di una candela in una stanza buia vince subito l'oscurità. Se si osserva la forza e la grazia di quella fiamma solitaria che oscilla piena di vita e se si accende un'altra candela, subito si avverte quanta speranza, calore e conforto riescono a dare queste luci. La veglia di Pasqua inizia nel buio con questo segno: la luce di Cristo presa dal cero pasquale e passata da una persona all'altra. Padre Paul e madre Lurana erano fiamme vive del desiderio di unità di Dio nel corpo di Cristo che è la Chiesa, come affermano le parole di Benedetto XVI: irrequieti al buio, cresciamo insieme nella luce.
Padre Wattson è stato un costruttore di ponti, un ambasciatore della riconciliazione, un vero francescano. Il suo amore per i poveri, per il creato, ma soprattutto per il dono del Figlio unigenito di Dio nell'espiazione sulla croce, hanno animato tutta la sua vita. In ciò, padre Paul è un testimone autentico della preoccupazione costante di Dio perché tutto il creato scopra il suo vero fine.
Ci si potrebbe domandare se è solo una coincidenza che Wattson sia nato alla vigilia di quel periodo dell'anno nel quale si sarebbe poi tenuta la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Il tema di quest'anno, tratto dal profeta Michea ("Quel che il Signore esige da noi"), è molto impegnativo. Con una domanda alla quale ognuno deve rispondere. Il profeta pronuncia parole che esprimono la volontà divina, vale a dire "praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente" con Dio. Ognuno è chiamato a essere profeta, nel senso di testimone della volontà di Dio. Solo allora potremo superare ciò che ci divide, perché la nostra preghiera ci ha portato a vedere con gli occhi di Dio e non con i nostri.
Padre Paul di Graymoor ardeva della passione profetica del suo cammino con Dio. Al centro vi era la conversione, che ha permesso di cambiare la prospettiva con cui guardare agli eventi. Wattson aveva compreso il bisogno di un cambiamento del cuore che gli consentisse di vedere la realtà dal punto di vista di Dio. A centocinquant'anni dalla nascita continua a essere un esempio di fede salda e di coraggio. Nelle parole conclusive dell'omelia pronunciata durante le sue esequie nel 1940, il suo leale e vecchio amico padre Ignatius Smith, domenicano e preside della Scuola di filosofia della Catholic University of America osservò: "Questo coraggio soprannaturale può essere spiegato solo se comprendiamo che siamo di fronte a un uomo che ha preso Gesù sul serio, che ha letteralmente vissuto con lui, e che è sempre stato consapevole della divina provvidenza del creatore onnipotente e custode dell'universo".



(©L'Osservatore Romano 16 gennaio 2013)
[Index] [Top][Home]