La compunzione nella Regola di san Benedetto

Quel bruciore che tocca il cuore

di Josep M. Soler

Il capitolo 49 della Regola di san Benedetto raccomanda "che almeno nei giorni quaresimali si custodisca la vita in tutta purità e insieme si cancellino in questi giorni santi tutte le trascuratezze degli altri tempi. E questo avverrà se rinunziamo a tutti i nostri vizi e ci dedichiamo alla preghiera accompagnata dalle lacrime, alla lettura, alla compunzione del cuore e all'astinenza" (4).
Si parla della compunzione in diversi passi della Regola. In realtà, si tratta di un tema ricorrente nell'insegnamento dei padri e dei maestri spirituali, perché la compunzione è il clima interiore nel quale dovrebbe trascorrere la vita spirituale. Di questo parlano anche il capitolo 4 - dove essa viene annoverata tra gli strumenti delle buone opere: "Ogni giorno, nella preghiera, confessare a Dio con lacrime e gemiti le proprie colpe passate" (57) - e il capitolo 7 quando, nel dodicesimo gradino dell'umiltà, si dice che la compunzione non si deve avere soltanto nel cuore ma deve trasparire negli atteggiamenti e nelle parole, secondo il modello del pubblicano del Vangelo (64-65). E ancora, nel capitolo 20 a proposito della preghiera personale, si ricorda che "non per le molte parole, ma per la purezza del cuore e le lacrime di compunzione noi saremo ascoltati da Lui", oppure quando si insegna che dobbiamo entrare "semplicemente" nell'oratorio e pregare "con lacrime e fervore del cuore" (capitolo 52, 4).
Questi testi ci fanno capire che la compunzione non consiste in un atto isolato di pentimento, ma in uno stato abituale di contrizione che viene dal fatto di considerare la bontà di Dio nei nostri confronti malgrado la nostra debolezza, la nostra incoerenza e il nostro peccato. La parola compunzione diventa molto espressiva se pensiamo alla sua etimologia: significa infatti il bruciore provocato da una puntura. Quel bruciore che provoca in noi l'amore di Dio manifestato in Cristo quanto tocca il nostro cuore peccatore. La compunzione non equivale al senso di colpa né agli scrupoli, ma fa riferimento all'amore, perché deriva dalla considerazione che Dio ci ama e "Cristo è morto per noi, quando eravamo ancora peccatori" (Romani, 5, 8).
In effetti, riflettere sulla grande prova di amore che è Cristo, il Figlio amato, appeso alla croce per noi, per me, ci dovrebbe condurre quasi naturalmente alla compunzione. Per questo la compunzione non provoca inquietudine, né angoscia, ma dà pace interiore, libertà spirituale, gioia intensa. Perché ci fa capire il nostro peccato, la nostra fragilità, la nostra incongruenza, la nostra volubilità, penetrate dalla tenerezza fedele con la quale Dio ci ama, nel modo in cui lo contempliamo in Cristo. La liturgia quaresimale ci fa entrare intensamente in questi sentimenti. Il centro della compunzione è l'amore di Dio per noi, non la nostra realtà di peccatori. Sappiamo di essere perdonati anche se siamo peccatori.
La compunzione è un dono dello Spirito. Quindi è grazia; non siamo noi a guadagnarcela. Con semplicità, con umiltà, dobbiamo chiederla nella preghiera. Ma è vero anche che possiamo predisporci ad accoglierla e che ci sono alcuni elementi della vita spirituale che ci aiutano a farla crescere in noi.
Secondo i padri del monachesimo, dei quali san Benedetto si vuole erede, questi elementi si possono così riassumere: la consapevolezza di essere peccatore e il dolore intriso di amore per non essere stati sempre fedeli; il sentimento sincero e profondo di fragilità e di pochezza nei confronti della santità di Dio e di fronte al mistero del fratello; la compensione della Parola di Dio nella lectio divina, che ci fa capire la grande distanza che intercorre tra la santità di Dio insieme alla sua chiamata a diventare santi e la nostra realtà così povera; la salmodia e, in generale, la preghiera liturgica fatta con riverenza, che ci mette davanti al Dio tre volte santo, ci fa entrare nel mistero di Cristo e della nostra filiazione divina e ci offre la grazia nonostante la nostra realtà peccatrice; la preghiera personale di supplica e di intercessione, che san Benedetto suggerisce di fare con le lacrime frutto della tenerezza del cuore nel considerare l'amore fedele di Dio per noi malgrado la nostra infedeltà; il pensiero del giudizio di Dio, non per paura ma per diventare consapevoli della presenza di Dio e tentare di vivere in modo adeguato.
Quando la compunzione si vive tramite questi elementi, allontana la tristezza e conduce al rendimento di grazie, alla carità fraterna e all'accettazione umile, senza amarezza, sia di noi stessi sia della realtà che ci circonda. Introducendo nella gioia delle beatitudini.



(©L'Osservatore Romano 14 marzo2013)
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