Una storia di conversione tra cinema e realtà

L'amore inatteso

Lucetta Scaraffia

Il film L'amore inatteso di Anne Giafferi ha innanzi tutto la forza della realtà: si sente che narra una storia vera, che è quella del marito della regista. E anticipa forse una tendenza che, nella disattenzione di tutti, è in corso: oggi sono gli uomini a tornare verso la fede, più numerosi delle donne. Certo, si tratta sempre di piccoli numeri, probabilmente troppo pochi per delineare un vera e propria tendenza, ma mentre guardavo il film mi è tornato in mente quanto mi ha detto qualche giorno fa un parroco romano: "I ragazzi che vengono al catechismo non hanno quasi mai una famiglia credente alle spalle; in genere solo il padre va a messa". E anche gli intellettuali francesi che, negli ultimi anni, si sono convertiti al cattolicesimo, sono tutti maschi. È una situazione su cui bisogna ancora riflettere.
L'asse emotivo del film è centrato sul tema della paternità, del difficile e doloroso rapporto che il protagonista ha con il padre e di conseguenza con il figlio bambino. È questa riflessione al centro di una inquietudine, altrimenti non spiegabile razionalmente, in un giovane avvocato di successo, con una bella moglie medico, due bambini e un ambiente colto e chic che lo circonda. Una inquietudine ben rappresentata dal fatto che l'avvocato fuma, in modo compulsivo, in un contesto dove non fuma più nessuno, e dove quindi deve fumare quasi di nascosto, alla finestra, nascondendo la cenere immediatamente.
Le sue difficoltà con il figlio nascono dalla sensazione di non essere mai stato amato dal padre, che gli preferisce il fratello debole e debosciato (l'unico altro personaggio che fuma): è tutto un problema di amore. Ed è proprio l'amore al centro del suo interesse verso il cattolicesimo, che lo attrae proprio a cominciare dalla domanda che pone il prete catechista: "Chi vuole essere amato?". Domanda che gli spalanca un mondo a cui non aveva mai pensato. Nel frequentare quel corso di istruzione religiosa - non si chiama neppure più catechismo - scopre di essere amato da Gesù, e comincia a guardare alla vita quotidiana in modo diverso. All'inizio anche ingenuo, pasticciato, ma poi il rapporto finalmente migliorato con il figlio segnala che qualcosa è cambiato davvero, dentro di lui.
In questa storia di conversione ci sono due aspetti in risalto, entrambi nuovi: la fede viene scoperta per l'amore che dà, per quello che offre, non perché il protagonista può dimenticare se stesso in opere buone e lì trovare un senso più vero alla sua vita. Questo significa che è lui, l'avvocato di successo, che ha bisogno dell'amore di Gesù, l'unico amore che può illuminare la sua vita e i suoi amori familiari. È un modo, indiretto, per rivelare la povertà di vite normali e di successo, e per dire quanto la fede può riscaldarle e illuminarle.
Il cattolicesimo con cui viene in contatto è povero, se non addirittura modesto: non solo i sacerdoti sono semplici e i suoi compagni di corso talvolta penosi, ma addirittura la Bibbia che si compra dal giornalaio è pretenziosa, bianca con il taglio d'oro. Evidentemente un libro che non è destinato a essere letto, che spicca per la sua apparenza ingenuamente sontuosa fra i raffinati volumi che circolano nell'elegante appartamento del professionista. È un cattolicesimo di poca cultura, di nessuna eleganza, e per questo deriso dal suo ambiente. Forte solo del senso profondo della fede, l'amore.
Ma il giovane avvocato comincia a cogliere l'assurdità di una cultura in cui ai ragazzi si insegna a leggere i classici, ma non la Bibbia, considerata evidentemente un residuo culturale insignificante, in cui si rifiuta la fede senza neppure sapere cos'è, ma solo perché non appare abbastanza elegante. Una crepa nella perfetta laicità francese è stata aperta, e non sarà facile chiuderla di nuovo.



(©L'Osservatore Romano 22 marzo 2013)
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