L'Italia garantita da Napolitano

di Marco Bellizi

L'Italia ha ufficialmente il suo dodicesimo presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, rieletto sabato fra gli applausi del Parlamento con una maggioranza larghissima di voti, dopo aver giurato sulla Costituzione e pronunciato a Montecitorio il suo discorso di insediamento, ha ora il compito gravoso di dare un Governo al Paese. A quasi 88 anni, il presidente dovrà supplire così all'incapacità fin qui dimostrata dai partiti, gli stessi che nelle scorse settimane hanno accolto con scetticismo, se non con sufficienza, l'iniziativa, assunta dallo stesso capo dello Stato, di affidare a due commissioni il compito di individuare un programma che potesse essere condiviso per il bene del Paese.
Il compito però non è facile né scontato negli esiti, nonostante la grande fiducia e la grande speranza che, a ragione, si nutrono nei confronti di Napolitano, in primo luogo per la sua capacità di interpretare in maniera impeccabile il ruolo di garante della Costituzione, più che, meramente, di arbitro della competizione politica.
Lo spettacolo ancora una volta caotico che le forze politiche hanno saputo offrire in questi giorni non rassicura, così come non è confortante il panorama alla vigilia delle consultazioni che si terranno al Quirinale.
Sullo sfondo si agitano infatti la crisi clamorosa del Partito democratico, da molti anni ripiegato sulla sola identità antiberlusconiana, e sul quale ora si allungano le ombre di una scissione, e l'ipotesi di un Governo la cui capacità riformatrice potrebbe essere fatalmente ostacolata da una lunga e demagogica campagna elettorale condotta da chi si preoccupa piuttosto di vincere le prossime elezioni. Il paradosso, al quale purtroppo gli italiani sono stati costretti ad abituarsi, è che, a parte le riforme istituzionali, risulta problematico non tanto individuare un programma di interventi necessario al Paese quanto scegliere la giusta composizione dei membri del Governo, a partire dal presidente del Consiglio.
I veti che hanno paralizzato il Parlamento al momento di scegliere il capo dello Stato continuano a essere esercitati in una fase in cui gli italiani, che negli ultimi tempi stanno scendendo in piazza più frequentemente del solito, si aspettano un sussulto di etica politica e risposte a una richiesta di cambiamento che non può più essere, per molti motivi, ignorata. Queste forze politiche si affidano dunque a Napolitano per sciogliere il nodo principale, quello di decidere se l'Italia debba avere ora un Governo al quale rimangano estranei i partiti o se questi debbano essere coinvolti nell'Esecutivo in modo da assumersi finalmente la responsabilità politica del suo operato e della sua sorte.



(©L'Osservatore Romano 22-23 aprile 2013)
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