Il mercoledì di Mezza Pentecoste nella tradizione bizantina

Disseta la nostra sete
con le onde della pietà

di Manuel Nin

"Nel mezzo della festa, disseta con le onde della pietà, o Salvatore, l'anima mia assetata. Poiché tu stesso hai detto a tutti: Chi ha sete venga a me e beva. Tu sei la fonte della vita, o Cristo, gloria a te". La liturgia del periodo pasquale è carica di temi importanti per la vita cristiana: per tre domeniche, Pasqua, domenica di Tommaso e domenica delle Mirofore, la liturgia ci confronta con la realtà e la verità del risorto; per altre tre domeniche, quella del Paralitico, quella della Samaritana e quella del Cieco nato, ci mette di fronte alla centralità del battesimale nella vita cristiana; infine seguono l'Ascensione, la domenica dei Padri di Nicea, e la Pentecoste.
Inoltre, nel mercoledì della quarta settimana si trova la festa detta di mezza Pentecoste. È una celebrazione che non ha un collegamento né con una apparizione del Risorto, né con il battesimo, né con un altro fatto storico concreto; l'unico testo evangelico a cui si può collegare, letto nella festa, è quello di Giovanni (7, 14): "Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e vi insegnava". La mezza Pentecoste è già testimoniata da Anfilochio di Iconio, vescovo nel IV secolo, che ne fa una festa ponte tra la Risurrezione, l'Ascensione e la Pentecoste; in qualche modo rimette al centro del periodo di Pasqua e della vita di ogni cristiano, la presenza, la vita di Cristo.
Il vespro e il mattutino della festa sono di san Giovanni Damasceno e di sant'Andrea di Creta, due dei grandi innografi bizantini, e sottolineano il collegamento che questa celebrazione stabilisce tra la Pasqua e la Pentecoste: "Eccoci giunti alla metà dei giorni che iniziano con la salvifica risurrezione e ricevono il loro sigillo con la divina Pentecoste. Questo giorno risplende dei fulgori che riceve da entrambe, congiunge le due feste ed è venerabile perché annuncia la gloria dell'Ascensione del Signore. Si avvicina la ricca effusione su tutti dello Spirito divino, come sta scritto: la annuncia il giorno presente, che si pone a metà tra la verace promessa di Cristo ai discepoli, fatta dopo la sua morte, sepoltura e risurrezione, e la manifestazione dello Spirito che essa annunciava".
Il tropario della festa citato all'inizio ne offre la chiave di lettura. Come tutti i testi della liturgia, il tropario ha un retroterra biblico. In primo luogo il testo di Giovanni già citato ("Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e vi insegnava") inquadra la festa e ne diventa il retroterra. Allo stesso modo che Gesù sale a Gerusalemme non per l'inizio o la fine della festa, ma a metà, anche qui lui si presenta nella vita della Chiesa a metà del suo cammino pasquale.
Il testo del tropario prosegue con la frase: "Disseta con le onde della pietà, o Salvatore, l'anima mia assetata", che è un riferimento al testo evangelico di Giovanni (7, 37) poi citato: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva". Il retroterra è quello di alcuni testi veterotestamentari, specialmente dei salmi, in modo particolare quelli in cui il desiderio dell'uomo verso Dio viene presentato con l'immagine della sete: "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente" (41, 2); "Dio, Dio mio, te cerco fin dall'aurora; di te ha sete l'anima mia; verso di te anela la mia carne, come una terra deserta, arida, senz'acqua" (62, 2). Il tropario, di seguito, cita il testo giovanneo ("Se qualcuno ha sete, venga a me e beva") e si conclude con la ripresa di un tema che ricorre nell'Antico e nel Nuovo Testamento, quello del Signore come fonte della vita: "Tu sei la fonte della vita, o Cristo, gloria a te".
Il tropario ci mette poi di fronte ad alcuni aspetti importanti della vita cristiana. Il Signore infatti si fa presente nella vita della Chiesa e nella vita di ognuno di noi nel mezzo, cioè come qualcuno che ne assume la centralità e l'importanza. La mezza Pentecoste ricorda questa centralità di Gesù nella vita di ogni cristiano: nel battesimo siamo stati immersi nella vita di Cristo, nella sua morte e nella sua risurrezione, e siamo anche immersi nella vita in Cristo, cioè in una vita in cui il nostro rapporto con Dio, con gli altri e con noi stessi ci viene dato da Cristo, dal suo Vangelo.
"Disseta con le onde della pietà, o Salvatore, l'anima mia assetata" canta ancora il tropario. Il testo liturgico richiama alla nostra situazione di uomini assetati; assetati di vita, di verità, di Dio. La nostra sete viene dunque dissetata dalle "onde della pietà" (eusebèìas nàmata) dice letteralmente il testo, utilizzando un termine greco che può essere tradotta come "pietà", "devozione", "rispetto", "amore verso". L'uso che i Padri, soprattutto i Padri Apostolici, fanno di questa parola è appunto nel senso della "pietà", "devozione", "amore" di Cristo verso il Padre, sottolineando proprio la eusèbeia di Cristo verso il Padre. Il tropario si conclude con una dossologia ("Tu sei la fonte della vita, o Cristo, gloria a te") che riporta alla centralità di Cristo: è lui infatti che si fa presente nel mezzo della nostra vita. È vero che noi andiamo incontro a lui, ma è soprattutto vero che lui viene verso di noi. La liturgia pasquale, il Pentecostarion, e la nostra vita hanno un loro ritmo, ma Cristo lo spezza e si fa presente nel mezzo di questo cammino. Lui che "disseta con le onde della pietà l'anima nostra assetata, lui che è "la fonte della vita".



(©L'Osservatore Romano 24-25 aprile 2013)
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