Maggio nella certosa svizzera della Valsainte

La novità di Maria

di Ferdinando Cancelli

"Oltre all'Ufficio divino, i nostri padri ci hanno trasmesso l'Ufficio della Beata Vergine Maria, di cui ogni Ora precede ordinariamente l'ora del corrispondente Ufficio divino. Con questa preghiera, celebriamo l'eterna novità del mistero di Maria che genera spiritualmente il Cristo nei nostri cuori".
La neve imbianca le cime degli abeti eppure il sole brilla: la certosa della Valsainte, l'unica presente in Svizzera, emerge appena dalla nebbia del primo mattino all'inizio del mese mariano e la piccola chiesa che si affaccia sulla strada aiuta a comprendere l'importanza che la "Madre senza eguali" dei certosini ha per l'ordine fondato da San Bruno. La semplicità di Maria si specchia nell'essenzialità del luogo: non è possibile entrare in una certosa ma è sufficiente fare qualche passo oltre il portale appena aperto da un monaco sorridente per comprendere come la profondità del mistero della Vergine si possa gustare in pieno solo in un luogo fatto di poche cose.
Della pace che promana da una certosa (di rayonnement monastique, letteralmente "irraggiamento monastico", parla un piccolo opuscolo in bianco e nero che ancora fino a qualche tempo fa si trovava sul luogo) sono ben consapevoli i valligiani che da sempre risiedono nelle vicinanze. La vita di questi monaci solitari la cui semplice presenza offre un aiuto che va al di là del contatto fisico, è fatta di lavoro, di meditazione e di liturgia e possiamo immaginarla molto simile a quella che conduceva la Vergine Madre durante i suoi giorni terreni.
Chi abita la montagna non ha bisogno di vedere oltre le mura, non ha bisogno di soddisfare la curiosità. In una sorta di rispetto e di santo pudore, certosini e montanari vivono gli uni accanto agli altri aiutandosi da secoli: i primi con la preghiera stanno continuamente davanti a Dio per i secondi che con il loro lavoro spesso offrono aiuto materiale. Anche chi come noi si avvicina solo qualche volta all'anno a una certosa non sfugge a questo richiamo profondo e delicato che avvolge tutte le cose, a questo silenzio orante e operoso che rende questi luoghi così diversi da quelli rumorosi e superficiali che il mondo cerca di imporci. Un piccolo mazzo di fiori di campo davanti a una semplice immagine della Vergine: lo scorso autunno non c'era, è il segno del mese di maggio.
Su tutti veglia Maria, continuamente richiamata nella preghiera, nominata già nella formula di professione monastica: verso di lei il certosino "è incoraggiato - si legge nel sito web dell'ordine - a coltivare una relazione viva, filiale e piena di tenerezza".
"Stat crux dum volvitur orbis" recita l'antico motto dei certosini ricordandoci la stabilità della croce nello scorrere delle vicende mondane che vorrebbero cancellarla o che semplicemente la dimenticano. La certosa della Valsainte oggi ci ricorda però che vicino alla croce, accanto al suo Figlio, c'è sempre Maria, come la dolcezza di una comunità monastica che vive in silenzio e soffre e gioisce con le vicende di chi le passa accanto in un giorno di maggio.



(©L'Osservatore Romano 12 maggio 2013)
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