Papa Francesco e la vita consacrata

I sentieri della perfezione

di Alberto Fabio Ambrosio

Sin dall'elezione di Jorge Mario Bergoglio - gesuita di vocazione, francescano nella missione evangelica come ha detto spiegando la scelta del nome papale - molti religiosi si sono esercitati nel ricercare una qualche ascendenza nel proprio ordine di appartenenza. Quasi come si fa con le squadre di calcio, da diverse parti ci si è così potuti immedesimare con quella figura eletta al soglio pontificio, mentre altri sono andati a caccia di una derivazione per sentirsi a casa, nella stessa casa religiosa.
Ho sentito addirittura sottolineare da un religioso la vicinanza del nuovo Papa con la sua spiritualità attraverso, se ricordo bene, una squadra di calcio argentina. Mi era sembrato un tantino azzardato, ma non ho osato dire nulla. E non ricordo i dettagli perché mi sembrava come un gioco da bambini. Ero più attratto dal quel desiderio di dire: sì, Papa Francesco è del mio ordine perché essendo religioso ha tutti i carismi. Scena quasi infantile, ma anche sorprendentemente bella. È proprio vera la parola di Gesù: "Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno di Dio".
È bello ritrovare i consacrati con una sacra gelosia del proprio carisma e volerla a tutti costi ritrovare nella figura di Francesco che è, nella sua vocazione originaria, un religioso. Da quasi due secoli non veniva eletto Papa un religioso ed è la prima volta di un gesuita. Lo si sa, ma questo fatto ha risvegliato in tutti i consacrati il desiderio di attribuirgli qualcosa del proprio carisma, perché esprimendo l'unità della Chiesa, in un certo senso li ha tutti, e non solo. Ogni consacrato, allora, può legittimamente vedere nel vescovo di Roma il proprio carisma.
Chi scrive appartiene all'ordine dei frati predicatori, i domenicani. Si celebra l'8 agosto la festa di san Domenico e dopo aver visto le immagini di Rio non posso non pensare a una pagina della storia dell'ordine fondato da Domenico di Guzmán. Umberto di Romans, uno dei suoi primi successori, scrivendo ai suoi frati radunati in capitolo generale - proprio in questi giorni i domenicani lo stanno celebrando a Trogir in Croazia - delinea con parole bellissime il servizio del predicatore e di ogni missionario.
Vedendo le immagini di Francesco a Rio insieme a milioni di giovani e non solo, non ho potuto trattenermi dall'andare a quella pagina dove è tracciato il ritratto del vero predicatore, del vero missionario. Le parole di Umberto di Romans parlano da sé, tanto per celebrare san Domenico quanto per ringraziare Dio di averci dato Francesco dopo Benedetto: "Insegniamo quindi al popolo, insegniamo ai prelati, ai sapienti e agli ignoranti, ai religiosi e ai secolari, ai chierici e ai laici, ai nobili e al popolo, ai piccoli e ai grandi, insegniamo i comandamenti, insegniamo i consigli evangelici, insegniamo le cose difficili e quelle sicure, insegniamo i sentieri della perfezione e ogni onesta virtù".



(©L'Osservatore Romano 8 agosto 2013)
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