Papa Francesco parla ancora delle donne nella Chiesa

Un ruolo grande e importante

di Lucetta Scaraffia

Papa Francesco, ricordando nella festa dell'Assunta l'anniversario della Mulieris dignitatem, ha chiesto ancora una volta di proseguire il lavoro di ricerca per dare alle donne un posto adeguato alla loro importanza evangelica e spirituale: affinché "in tutta la Chiesa si approfondisca e si capisca di più il tanto grande e importante ruolo della donna".
Prima che questi studi diano frutti e ne nascano proposte innovative di peso, si possono però cercare altri modi per riflettere e intervenire sul ruolo delle donne, prendendo atto con attenzione del lavoro, molto significativo, che le laiche e le consacrate già svolgono nella vita ecclesiale. Ma tenendo conto anche della loro assenza in situazioni decisive per definire la condizione della metà femminile del popolo di Dio.
Stupisce per esempio trovare così poche donne nei processi di formazione dei futuri sacerdoti. Innanzi tutto, sarebbe una buona idea introdurre un maggior numero di insegnanti di sesso femminile nei seminari, come già avviene in diversi Paesi: un esempio da imitare e da estendere. E questo non soltanto perché molte sono le donne che hanno titoli e capacità, ma perché così i futuri preti se ne farebbero un'idea più reale. Senza cioè pensare che le donne sono solo figure secondarie che preparano da mangiare e stirano i loro vestiti, ma anche, se non soprattutto, persone autorevoli, da ascoltare e rispettare.
In questo modo, una volta ordinati sacerdoti, sarebbero pronti a una collaborazione più paritaria con le donne, sia religiose che laiche. Collaborazione da realizzare quando saranno impegnati nella loro missione, coinvolgendole di più nella vita pastorale e diventando così più aperti a un intervento creativo femminile nella vita della Chiesa. La comunità che si forma intorno a ogni parrocchia potrebbe così contare su nuove iniziative, evitando il rischio di relegare le donne nel ruolo di mere esecutrici. L'obiettivo è quello di valorizzare tutte le energie disponibili, e le donne costituiscono veramente un tesoro nascosto, finora troppo ignorato.
La presenza femminile dovrebbe poi essere abituale e significativa anche nelle residenze di ecclesiastici che già vi fanno ricorso, ma non di rado soprattutto come collaboratrici domestiche. Un ruolo diverso deve invece essere assicurato a quelle donne, quasi sempre consacrate, che aiutano il clero nelle necessità quotidiane, e mai devono essere considerate come personale di servizio, specialmente quando provengono dal Sud del mondo.
Ci sono congregazioni femminili fondate da donne che, per evitare queste situazioni, non hanno mai mandato delle loro sorelle ad assistere i sacerdoti, mentre altre hanno scelto come missione proprio l'assistenza al clero. Una presenza che vorrebbe essere soprattutto spirituale, ma che offre anche un materno aiuto nella vita quotidiana. Si tratta di donne che scelgono una via di umiltà e per questo vanno particolarmente ammirate. Bisogna però ricordare che non è scritto da nessuna parte che la virtù dell'umiltà debba essere declinata solo al femminile. L'opera delle donne nell'accoglienza è sempre stata molto importante, e andrebbe anzi valorizzata, come lo era per esempio nelle Chiese domestiche del primo cristianesimo.
Il ruolo della donna nella Chiesa è legato a queste figure assenti o mortificate, e finché la situazione non cambia sarà molto difficile migliorare il rapporto complessivo fra donne e uomini nella vita cristiana e attingere a questo tesoro nascosto. E bisogna anche ricordare che la condizione femminile nella Chiesa, proprio perché comporta l'impossibilità di fare carriera in senso mondano, conduce spesso a una condizione di libertà e di profondità spirituale straordinarie. Sarebbe un vero peccato farne a meno.



(©L'Osservatore Romano 2013)
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