Istituita la giornata internazionale della carità

L'omaggio dell'Onu
a madre Teresa

di Robert Sarah
Cardinale presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum

Nel ricordo dell'anniversario della morte di madre Teresa di Calcutta, l'assemblea generale delle Nazioni Unite ha scelto il 5 settembre come Giornata internazionale della carità, celebrata quest'anno per la prima volta. Come Pontificio Consiglio ci rallegriamo di questa iniziativa e ci uniamo a un numero infinito di persone in tutto il mondo nel ricordare la beata e nel rendere grazie a Dio per l'eloquente testimonianza di amore che ha dato alla Chiesa e all'intera famiglia umana. Il riconoscimento della persona e del lavoro di madre Teresa da parte della comunità internazionale è anche un invito per noi a continuare a rendere questa testimonianza d'amore a quanti sono nel bisogno.
Come tutti abbiamo potuto constatare, nelle parole e nei fatti, Papa Francesco ha un particolare amore verso i poveri e i sofferenti. Di fatto, sin dall'inizio del suo pontificato, ci ha sempre incoraggiati, con il suo esempio e il suo insegnamento, a cercare di essere "una Chiesa povera per i poveri". Ha invitato la Chiesa a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell'ingiustizia, quelle dell'ignoranza e dell'indifferenza religiosa, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria. Nel contatto quotidiano con queste periferie, la Chiesa è chiamata a portare salvezza e amore attraverso il suo servizio caritativo.
Da parte nostra desideriamo anche rendere omaggio al servizio e alla dedizione di tante persone e istituzioni cattoliche generose. In particolare, siamo grati ai molti uomini e donne che hanno dedicato la propria vita alle opere di misericordia nelle parti più povere del mondo. Svolgendo la loro opera di carità, testimoniano che Dio ama ancora il mondo e che, per loro tramite, comunica il suo amore e la sua compassione ai poveri.
Obbediente al comandamento di Cristo, la Chiesa è chiamata a dare testimonianza dell'amore di Dio attraverso la pratica della carità. Di fatto, sin dai primordi, il servizio di carità verso i poveri è sempre stato tra le attività fondamentali della Chiesa, insieme all'amministrazione dei sacramenti e alla proclamazione della Parola. Attraverso questo triplice compito, la Chiesa ha la missione di rendere tutti gli uomini e le donne partecipi della natura divina del Dio che è amore. La Chiesa afferma che la ragion d'essere della sua missione di carità sono Gesù Cristo e la testimonianza del suo amore, resa nel servizio ai poveri. Allo stesso modo, madre Teresa di Calcutta ha sempre trovato ispirazione e forza in Gesù. La sua vita, la sua testimonianza d'amore, scaturiva dalle lezioni che il Signore le impartiva nella preghiera e nella contemplazione della sua vita e del suo insegnamento. Con il suo servizio di carità, la religiosa non voleva semplicemente fornire assistenza umanitaria o cambiare strutture sociali. Nel ricevere il premio Nobel, l'11 dicembre 1979, affermò chiaramente: "Non siamo veri operatori sociali. Forse agli occhi della gente svolgiamo un lavoro sociale, ma in realtà siamo contemplative nel cuore del mondo; infatti tocchiamo il corpo di Cristo ventiquattro ore al giorno".
Ogni volta che guardiamo l'immagine di madre Teresa, ci viene ricordato che "l'amore - caritas - sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo" (Deus caritas est, 28b).
La carità cristiana è sempre al servizio del bene integrale di ogni essere umano, senza distinzione di religione o razza. L'esercizio della carità cristiana non fa affidamento solo sulla competenza professionale, né si accontenta di un impegno impersonale. Il nostro approccio avviene con un "cuore che vede" oltre i bisogni materiali. Nei poveri che serviamo, cerchiamo di vedere l'interezza e l'integrità mentre sono dinanzi a Dio. Madre Teresa è un esempio convincente del fatto che questa sensibilità non pregiudica l'efficienza. Nel servizio ai più poveri tra i poveri, la sua fede vedeva oltre i loro bisogni materiali. Una volta disse: "Dio ha identificato se stesso con l'affamato, l'infermo, l'ignudo, il senzatetto; fame non solo di pane, ma anche di amore, di cure, di considerazione da parte di qualcuno; nudità non solo di abiti, ma anche di quella compassione che solo pochi sentono per chi non conoscono; mancanza di tetto non solo per il fatto di non possedere un riparo di pietra, bensì per non avere nessuno da poter considerare vicino". Questa iniziativa delle Nazioni Unite ci esorta a essere sempre fedeli all'eredità spirituale che ci ha lasciato la beata Teresa di Calcutta.



(©L'Osservatore Romano 11 settembre 2013)
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