Intervento della Santa Sede all'Assemblea generale dell'Onu

Per un mondo
libero da armi nucleari

di Dominique Mamberti

Pubblichiamo in una nostra traduzione italiana l'intervento pronunciato in inglese il 26 settembre a New York dall'arcivescovo segretario per i rapporti con gli Stati, durante l'Incontro di alto livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sul disarmo nucleare

Signor Presidente, la risoluzione dell'Assemblea Generale con la quale si convoca l'odierno incontro di alto livello sul disarmo nucleare esprimeva la convinzione comune che l'eliminazione completa delle armi nucleari è essenziale per rimuovere il pericolo di una guerra nucleare, obiettivo al quale dobbiamo dare la massima priorità. La Santa Sede, che da molto tempo auspica la messa al bando di queste armi di distruzione di massa, partecipa a questo sforzo concertato di dare un'espressione forte al grido dell'umanità per essere liberata dallo spettro della guerra nucleare.
In base ai termini del Trattato di non proliferazione, agli Stati viene imposto di compiere sforzi "in buona fede" per negoziare l'eliminazione delle armi nucleari. Possiamo dire che c'è "buona fede" quando i programmi di modernizzazione degli Stati possessori di armi nucleari proseguono malgrado le loro dichiarazioni riguardo a un futuro disarmo nucleare? La preoccupazione per la proliferazione delle armi nucleari in altri paesi suonerà vuota fintanto che gli Stati possessori di armi nucleari rimarranno attaccati alle proprie armi. Se l'incontro odierno vuole avere un'importanza storica, deve portare a un impegno significativo da parte degli Stati possessori di armi nucleari a privarsi di queste armi.
Cinque anni fa, il Segretario Generale ha presentato un piano in cinque punti per il disarmo nucleare. È ora che a questo piano venga dedicata la seria attenzione che merita. Al centro dello stesso c'è la negoziazione di una Convenzione sulle armi nucleari o di un quadro di strumenti che portino direttamente ad un messa al bando globale degli armamenti nucleari. È un obiettivo nitido, pienamente comprensibile e sostenibile da parte di tutti coloro che davvero vogliono che il mondo vada oltre le tetre dottrine della distruzione reciproca certa.
Adesso è imperativo che noi affrontiamo in modo sistematico e coerente i requisiti legali, politici e tecnici per un mondo libero da armi nucleari. Per questa ragione, dovremmo iniziare al più presto il lavoro preparatorio per una Convenzione o per un accordo quadro per un'eliminazione delle armi nucleari graduale e verificabile.
L'ostacolo principale all'inizio di questi lavori è la persistente adesione alla dottrina della deterrenza nucleare. Con la fine della guerra fredda, i tempi in cui questa dottrina poteva essere accettata sono ormai superati. La Santa Sede non ammette il proseguimento della deterrenza nucleare, poiché è evidente che sta favorendo lo sviluppo di armi sempre più nuove, impedendo così un disarmo nucleare autentico.
Per molti anni al mondo è stato detto che una serie di misure alla fine avrebbe portato al disarmo nucleare. Queste argomentazioni sono smentite dalla natura straordinaria dell'incontro odierno, che certamente non sarebbe stato convocato se queste misure fossero funzionanti. Non lo sono. È la dottrina militare della deterrenza nucleare, sostenuta politicamente dagli Stati possessori di armi nucleari, che bisogna affrontare per spezzare la catena della dipendenza dalla deterrenza. Urge iniziare a lavorare su un approccio globale per offrire sicurezza senza affidarsi alla deterrenza nucleare.
Non possiamo giustificare la continuazione di una politica di deterrenza nucleare permanente, data la perdita di risorse umane, finanziarie e materiali in un tempo in cui scarseggiano i fondi per la salute, l'educazione e i servizi sociali in tutto il mondo, e dinanzi alle attuali minacce alla sicurezza umana, quali la povertà, i cambiamenti climatici, il terrorismo e i crimini transnazionali. Tutto ciò dovrebbe farci riflettere sulla dimensione etica e la legittimità morale della produzione delle armi nucleari, della loro elaborazione, sviluppo, accumulo e uso, nonché della minaccia di usarle. Dobbiamo evidenziare di nuovo che le dottrine militari basate sulle armi nucleari quali strumento di sicurezza e di difesa di un gruppo elitario, in una esibizione di potere e supremazia, ritardano e mettono a repentaglio il processo di disarmo nucleare e di non proliferazione.
È ora di contrastare la logica della paura con l'etica della responsabilità, alimentando un clima di fiducia e di dialogo sincero, capace di promuovere una cultura di pace, fondata sul primato del diritto e del bene comune, attraverso la cooperazione coerente e responsabile di tutti i membri della comunità internazionale.
Grazie, Signor Presidente.



(©L'Osservatore Romano 28 settembre 2013)
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