Immigrazione e lavoro giovanile le vere sfide dell'Unione

Un'Europa al servizio degli ultimi

di Martin Schulz
Presidente del Parlamento europeo

In preparazione alla mia udienza con il Papa, ho avvertito la necessità, dopo aver letto i suoi discorsi e le sue interviste, di rileggere una delle opere fondamentali della letteratura italiana: il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.
Di questo testo conservavo un vago ricordo, ma rileggendolo sono stato colpito dalla sua armoniosa semplicità, dalla sua sincerità e da quell'amore per gli altri e per le cose che ci circondano cui fa riferimento Papa Francesco. Questa passione per il creato espressa nel Cantico si contrappone nettamente alla "globalizzazione dell'indifferenza" nei confronti dei mali del nostro tempo, che Francesco denuncia a gran voce.
Nessuna istituzione pubblica, e tanto meno l'Unione europea, può permettersi di prendere questa denuncia alla leggera. L'Europa deve mantenersi incessantemente allerta per anticipare e reagire alle richieste di aiuto dei suoi cittadini. Troppa introspezione e autorefenzialità sono malesseri comuni delle istituzioni. Troppo spesso ci asserragliamo in battaglie istituzionali che agli occhi dei cittadini europei hanno poco senso; troppo spesso gli Stati membri, per conservare gelosamente le proprie prerogative, sono restii a prendere le decisioni coraggiose di cui abbiamo bisogno.
L'Europa si è trasformata da forza al servizio della pace in forza amministrativa e di regolamentazione, ma in assenza di solidi ideali, di un senso di dedizione agli obiettivi e di una missione condivisa, la sua legittimità è soggetta a un declino lento ma inesorabile. L'Europa deve ritornare a essere animata da un rinnovato senso di dedizione a degli obiettivi chiari. Ma quali dovrebbero essere questi obiettivi? In primo luogo, l'Europa deve essere giudicata sulla base di come tratta gli ultimi. L'Unione europea deve senza dubbio adoperarsi per far crescere l'economia, il benessere e l'innovazione. Tuttavia non aderirò ad alcun progetto che persegua tali obiettivi partendo dal presupposto che possono essere raggiunti solo al prezzo di maggiori disuguaglianze, povertà ed esclusione sociale. L'Europa deve essere giudicata sulla base di come tratta i suoi cittadini più bisognosi, più svantaggiati, più indifesi e le persone che rischiano la vita per raggiungere le coste del nostro continente.
La tragedia di Lampedusa e la morte dei migranti del Mediterraneo rappresentano cicatrici indelebili per l'Europa. Questi uomini, donne e bambini che hanno sognato di trovare in Europa un rifugio sicuro dalle tribolazioni della loro esistenza sono stati respinti dal mare, ma anche dalla nostra incapacità ad aiutarli. Un viaggio della speranza si è tramutato in un viaggio di morte. L'Europa deve essere all'altezza del suo ruolo globale e deve evitare il ripetersi di tali tragedie: impegnandosi direttamente nelle zone interessate dai conflitti che innescano queste migrazioni, prestando maggiore assistenza ai Paesi di transito, creando un sistema di soccorso più capillare e definendo una ripartizione degli oneri più equa quando i rifugiati raggiungono infine le nostre coste comuni.
In secondo luogo, l'Europa deve essere una forza di dialogo. Dobbiamo coinvolgere il resto del mondo assicurando mutua comprensione e ascolto reciproco, nonché dimostrando curiosità, e non presunzione, dinanzi a quello che ci circonda. Si tratta di un aspetto particolarmente importante nelle relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali. L'assenza di dialogo genera introspezione, individualismo, radicamento delle posizioni, sfiducia e, in ultima analisi, conflitti.
In terzo luogo, l'Europa deve essere giudicata sulla base delle prospettive che offre ai giovani. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli sconcertanti in Grecia (61,5 per cento), in Spagna (56 per cento) e in Italia (40,1 per cento) e si attesta in media al 23,7 per cento nell'area dell'euro. L'Europa sta tradendo i suoi giovani cittadini. Perché i giovani dovrebbero credere nel progetto europeo quando i loro progetti personali sono così drammaticamente compromessi?
Il Parlamento europeo ha affrontato con risolutezza questi problemi. Abbiamo ad esempio fatto tutto il possibile per garantire che fossero destinati maggiori fondi alla lotta alla disoccupazione giovanile e abbiamo spinto per la creazione di una garanzia per i giovani. Abbiamo preteso che il Fondo di aiuti europei agli indigenti e il Fondo sociale europeo beneficiassero di finanziamenti adeguati. Mi sono adoperato personalmente per aprire canali di dialogo istituzionali con i nostri vicini meridionali attraverso un'assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo rafforzata e più legittima, riunendo i membri dei parlamenti europei e dei Paesi della costa settentrionale del Mediterraneo.
Sin dalla nascita dell'Unione europea, l'europeismo della Chiesa cattolica ha offerto non solo il proprio sostegno, ma anche la propria analisi critica e la propria visione per il futuro del progetto europeo. Venticinque anni fa, in questo stesso giorno, Giovanni Paolo II pronunciò dinanzi al Parlamento europeo riunito a Strasburgo un discorso ispiratore, rammentando ai deputati i loro doveri nei confronti dell'"altra" Europa. Il suo richiamo si è compiuto e il nostro continente è stato riunito, ma il lavoro da fare non è finito. Oggi, per il Parlamento europeo, sarebbe un immenso onore ascoltare nuovamente il messaggio del Santo Padre, le sue parole di lungimiranza, solidarietà e speranza.



(©L'Osservatore Romano 11 ottobre 2013)
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