I trent'anni del Centro televisivo vaticano

Una storia
fatta d'immagini

di Dario Edoardo Viganò
Direttore del Centro televisivo vaticano

La televisione narra una storia fatta d'immagini. "Erano i cinquant'anni della Radio vaticana - ricorda il cardinale Stanislaw Dziwisz - e Giovanni Paolo II, come uomo aperto verso i mass media, verso il mondo, pensò che non bastava solo la radio. La gente vuole avere immagini, e così decise di creare il Centro televisivo vaticano", che "funziona, funziona bene e ha la sua posizione oggi nel mondo".
I trent'anni del Ctv, il Centro televisivo vaticano istituito il 22 ottobre 1983, sono oggi occasione per riflettere sulla dinamica complessa che caratterizza l'uso del mezzo televisivo come strumento narrativo al servizio delle parole e dei gesti del Pontefice. Due piani del discorso, distinti e, al contempo, correlati: da un lato la comunicazione del Papa, il suo modo di esprimersi, dialogare e incontrare le persone, dall'altro la comunicazione sulla sua figura e il suo messaggio.
La diretta televisiva del 13 marzo 2013 segna un deciso cambiamento relativo alla funzione strategica che il mezzo televisivo riveste, non solo nella documentazione, ma anche nella declinazione in chiave narrativa del pontificato. Per esemplificare basti ricordare l'uso insistito del grandangolo in formato cinematografico o le inquadrature delle telecamere poste alle spalle dei fedeli; nello specifico, proprio queste telecamere davano l'impressione che la comunità dei fedeli occupasse tutto lo spazio che separa la piazza dal sagrato, simulando così un avvicinamento tra i fedeli e il nuovo vescovo di Roma.
Da quel momento, dunque, un aspetto saliente che caratterizza le scelte delle regie del Ctv sul versante dell'enunciazione televisiva, ha riguardato la costruzione di un effetto di massima inclusione dello spettatore, proprio per essere al servizio del desiderio di prossimità del Papa. Alcune immagini di Lampedusa, Rio de Janeiro, Cagliari o Assisi sono in questo senso rivelatrici di una gestione tattica dei punti di vista assegnati al mezzo televisivo, per offrire al pubblico una presa ravvicinata sulla grande intensità emotiva che segna gli incontri di Papa Francesco.
Un altro aspetto forte della costruzione del racconto televisivo del Ctv per favorire il contatto dello spettatore è l'attenzione alla forza del non verbale. In questa direzione si collocano i numerosi piani ravvicinati e le inquadrature che indugiano sulla figura del Pontefice e sulla sua capacità di stabilire e alimentare un dialogo appassionato con i fedeli.
Pertanto ripensare, dopo trent'anni, il ruolo e la responsabilità del mezzo televisivo significa per il Ctv accettare una duplice sfida. Questa riguarda sia l'innovazione sul versante delle tecnologie, sia il rinnovamento sul piano del linguaggio, in funzione di quella che si potrebbe definire un'estetica rinnovata della diretta.
Per quanto riguarda il primo punto, questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da un grande sforzo sul piano dell'investimento tecnologico; si è avviato un percorso di ulteriore professionalizzazione, indispensabile per dialogare con i maggiori protagonisti del mercato dell'informazione a livello internazionale e per offrire al pubblico contenuti di altissimo profilo sul versante della qualità delle immagini e dell'audio. Dal luglio 2013, infatti, il Ctv ha avviato un processo che permetterà la consultazione già dal 2014, in forma progressiva, del materiale, sia agli operatori interni sia a chi intenda visionare i documenti disponibili nell'archivio.
La particolarità dell'archivio del Ctv è che esso comprende non solo la registrazione degli avvenimenti realizzati con il pullman regia o i veri e propri programmi frutto di lavoro di montaggio, i documentari e le sintesi nelle varie edizioni linguistiche, ma anche i "girati" grezzi dei vari avvenimenti, che costituiscono documenti preziosi per gli storici futuri. La scelta di investimenti tecnologici va letta, dunque, in funzione di una esigenza di costruire un archivio visivo il più possibile accurato e duraturo, in grado di soddisfare una domanda diffusa di documentazione storico-sociale cui il linguaggio visivo può dare un enorme contributo. Per quanto riguarda infine il rinnovamento sul piano del linguaggio, il Ctv è impegnato a ripensare le forme del racconto televisivo (segnatamente la diretta), attingendo alle peculiarità espressive del mezzo cinematografico. Moltiplicazione dei punti di ripresa, grande uso del grandangolo, movimenti a volo radente delle telecamere testimoniano, in particolare, un progetto strategico che muove le scelte della regia in funzione di una rinnovata raffigurazione del reale.



(©L'Osservatore Romano 17 ottobre 2013)
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