Delusione e tristezza dei leader religiosi belgi
per una proposta di legge che vorrebbe estendere l’eutanasia ai minori

La strada umana

di Ferdinando Cancelli

Le commissioni riunite per gli affari sociali e la giustizia del senato belga hanno adottato una proposta di legge per estendere anche ai minori in fin di vita la possibilità di chiedere l'eutanasia. Sarà uno psicologo a stabilire se il richiedente possiede o meno la capacità di intendere e volere. Non è indicata un'età minima, solamente il bambino o il ragazzo dovrà essere in "fin di vita" e presentare "sofferenze fisiche insopportabili e non lenibili" causate da un incidente o da una malattia. Qualora il Belgio dovesse definitivamente adottare questa legge sarebbe il secondo paese europeo - dopo l'Olanda, che ha fissato però un tetto minimo d'età a dodici anni - a consentire l'eutanasia sui minori.
Quasi in contemporanea alla decisione politica, alla quale si sono opposti i cristiano-democratici sia fiamminghi che francofoni, è stata resa nota una dichiarazione comune dei responsabili religiosi belgi. Il gran rabbino di Bruxelles, il presidente dell'esecutivo dei musulmani, il presidente della conferenza episcopale, l'esarca del patriarcato di Costantinopoli, il presidente del comitato centrale anglicano e il presidente del sinodo federale protestante ed evangelico si sono espressi con una sola voce, esprimendo "delusione e tristezza" per la decisione e indicando nelle cure palliative e nella sedazione palliativa "la maniera degna di accompagnare un bambino che muore per una malattia", con l'invito ad ascoltare la voce dei medici che chiaramente confermano quanto da loro affermato.
Di fronte alla sofferenza incoercibile e refrattaria in fin di vita l'eutanasia non è mai una soluzione. Esistono le risposte mediche, fondate su chiare basi scientifiche, che permettono di lenire anche le peggiori sofferenze, quelle che non sembrano rispondere ai comuni farmaci utilizzati. Nei rari casi in cui questo dovesse verificarsi, far dormire un bambino somministrando un farmaco sedativo a dosi adeguate permette da un lato di alleviarne le sofferenze e dall'altro di evitare ai genitori un atto che - affermano i responsabili religiosi - "non solamente uccide ma distrugge un po' alla volta i legami che esistono nella nostra società".
Una risposta d'amore e di accompagnamento sino alla fine, di profondo rispetto per la vita e di grande impegno professionale per trovare tutte le soluzioni per alleviare il dolore e più in generale la sofferenza, anche quando questa può sembrare enorme: la medicina palliativa tenta la strada più difficile, quella del restare. Capita così che il medico o l'infermiere restino a lungo accanto a un malato che soffre cercando di fare tutto il possibile, capita che un genitore resti accanto al suo bambino che muore senza sentirsi solo, capita che il malato stesso dia l'impressione di restare accanto ai sani che si alternano febbrilmente al suo capezzale. La strada umana, in apparenza la più difficile e la più lunga, prevede di restare e di mobilitarsi per la vita, quella di un bambino morente e quella di chi resta accanto a lui.



(©L'Osservatore Romano 29 novembre 2013)
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