Quel ritornello che rimbalza dal confessionale al carcere

Come ha detto Papa Francesco

di Francesco Ventorino

"Come ha detto Papa Francesco" è un ritornello che accompagna spesso le confessioni dei penitenti del duomo di Catania, dove trascorro parecchie ore settimanali a esercitare il ministero della riconciliazione. Accompagna anche i miei colloqui con i detenuti, con i quali ho l'opportunità di intrattenermi familiarmente perché da alcuni mesi sono il loro cappellano. Anzi devo dire che l'avere lo stesso nome del Santo Padre mi ha dato una carta di credito in più presso di loro, quasi che l'omonimia garantisca anche una somiglianza spirituale. Sono fenomeni questi che raramente mi erano stati offerti prima, sebbene io abbia quasi sessant'anni di sacerdozio. Mi sono chiesto a cosa siano dovuti e ritengo di avere individuato nel contenuto del magistero e nella modalità di comunicazione del Pontefice la loro spiegazione.
Il contenuto è semplice, direi elementare: i cristiani sono chiamati a far vivere agli uomini del nostro tempo l'esperienza della misericordia del Signore. La misericordia, infatti, è ciò di cui l'uomo ha più bisogno per riconciliarsi con se stesso e con Dio. Ho letto ai miei detenuti le parole che il Papa aveva loro inviato attraverso i cappellani delle carceri: "Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore, nessuna; lui è lì, piange con loro, lavora con loro, spera con loro; il suo amore paterno e materno arriva dappertutto". E ho rilanciato quell'interrogativo audace e inquietante che, come il Papa ha confidato, sopraggiunge sempre nel suo cuore dopo le telefonate che fa ancora ai carcerati di Buenos Aires: "Perché lui è lì e non io che ho tanti e più motivi per stare lì (...) poiché le debolezze che abbiamo sono le stesse, perché lui è caduto e non sono caduto io?". Ebbene, ho visto prima i loro occhi segnarsi di lacrime e alla fine sono stato coinvolto nel loro applauso caloroso e grato. Quegli uomini in quel momento hanno ritrovato il senso vero della loro dignità, quella che nessuna colpa potrà mai cancellare.
C'è anche un'efficacia particolare nel modo di comunicare di Papa Francesco. Parole chiave che sintetizzano dottrina e conseguenze etiche, immagini che si imprimono nella mente e aiutano la memoria. E soprattutto gesti. È quella fisicità di cui ha bisogno l'uomo e che egli concede attraverso la sua persona a tutti. Vale più un suo bacio dato a un bambino che un lungo e articolato discorso sul valore della vita umana. Tommaso d'Aquino ha affermato che "al loro destino di felicità gli uomini sono ricondotti attraverso l'umanità di Cristo" (Summa theologiae, III, 9, 2, c.) e per questo "la grazia prima ha colmato la sua umanità e da lì è derivata a noi" (ivi, I-II, 108, 1, c.).
Si intravede nei gesti del vescovo di Roma quella capacità di discernimento di ignaziana memoria di cui parla nell'intervista al direttore della "Civiltà Cattolica". È questo sano discernimento che porta a "fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande e aperto a Dio e agli altri". Per questo "si possono avere grandi progetti e realizzarli agendo su poche minime cose".
Qualcuno dei miei amici "laici" rimane perplesso di fronte a questo Papa che sembra non volersi spendere più di tanto per le grandi battaglie in difesa di quei valori cristiani che per la loro ragionevolezza sono riconoscibili anche da una intelligenza non credente, purché sia lealmente aperta a quelle evidenze originarie che la coscienza può suggerire a ogni uomo. Ma Romano Guardini aveva già da tempo messo in guardia contro la pretesa della cultura moderna di voler estrapolare questi valori dal contenuto della Rivelazione. Essi, infatti, pur avendo una loro intrinseca naturalezza, divengono visibili allo sguardo e accettabili dalla volontà solo nel contesto culturale aperto dal cristianesimo e rivitalizzato continuamente dalla presenza della Chiesa. Quando questa venisse meno o si affievolisse, come sta accadendo, soprattutto nella nostra vecchia Europa, verrebbe meno l'alimento essenziale del quale i valori umanistici si erano nutriti. Papa Francesco ha dichiarato, pertanto, che la sua preoccupazione preminente sarà annunciare Cristo come unico salvatore dell'uomo. Alla fede del popolo cristiano, ridestata con rinnovata risolutezza, è legata, infatti, la possibilità che il cristianesimo ritorni ad avere il carattere di guida della vita dei singoli e dei popoli.



(©L'Osservatore Romano 6 dicembre 2013)
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