Un fiducioso costruttore di ponti


di Fratel Alois
Priore di Taizé

Olivier Clément era per noi un grande amico. Con le sue parole, nelle sue visite a Taizé, o con i suoi libri, non solo ci ha aiutati ad amare l'ortodossia, ma ha anche nutrito la nostra fede e la nostra vita interiore.
Da giovane adulto, aveva percorso un lungo cammino dall'agnosticismo alla fede cristiana. Ciò ha acuito in lui la capacità di riconoscere le aspettative profonde sotto la superficie della secolarizzazione crescente in Occidente. Nella sua riflessione teologica, ha saputo allora unire le esigenze della modernità alla fedeltà alle sorgenti antiche della fede cristiana, il che ha continuato a stimolare una ricerca feconda. Inoltre, la sua lunga frequentazione della grande tradizione della Chiesa, nel corso degli anni di studio e d'insegnamento, ha alimentato la sua vocazione di costruttore di ponti. È così divenuto uno dei testimoni di una comunione realizzata fra l'Oriente e l'Occidente e la sua testimonianza conserverà un valore inestimabile.
Quando penso a lui, la prima immagine che mi viene in mente è quella di un incontro sotto gli alberi accanto alla nostra casa. Fratel Roger gli aveva chiesto di parlarci, era estate, faceva caldo ed eravamo riuniti attorno a lui all'aria aperta. Si udivano in lontananza i giovani, numerosi sulla nostra collina, mentre lui ci parlava delle fonti cristiane, dei padri della Chiesa, della vita monastica. Sua moglie, esempio eccezionale di gioia e di bontà, gli stava accanto.
Non dimenticherò mai la felicità che ha illuminato il volto di fratel Roger quando Olivier Clément citò le parole scritte nel vii secolo da sant'Isacco di Ninive:  "Dio non può che donare il suo amore". Fratel Roger ha voluto subito che con quella frase fosse composto un canto a Taizé, uno di quei canti meditativi che ripetono a lungo le stesse parole. E noi continuiamo a essere nutriti da quel canto ancora oggi.
Molti anni passarono, Clément si ammalò gravemente e un giorno andai a visitarlo con alcuni fratelli a casa sua a Parigi. Eravamo tutti attorno al suo letto. Dalla sua finestra potevamo vedere, in lontananza, risplendere la Torre Eiffel. Lui però, dal suo letto, vedeva solamente il campanile della vicina chiesa e diceva che gli bastava. Fratel Roger era morto un anno prima. Ci disse che, a suo modo di vedere, l'insistenza di fratel Roger sull'amore di Dio aveva segnato la fine di una lunga epoca in cui, nelle diverse confessioni cristiane, si temeva un Dio che puniva. Olivier Clément non sapeva che, se fratel Roger aveva osato esprimere con tanta forza l'incondizionato amore di Dio era perché si era rifatto, fra gli altri, a lui e ad alcuni pensatori che l'avevano preceduto in questa convinzione. Quei due uomini avevamo la stessa visione di un Dio che non giudica l'essere umano e che non può che amarlo. Erano tanto diversi ma si capivano quasi senza parlarsi.
Vorrei citare un altro tema in cui i loro due pensieri s'incrociavano. Nel parlare di Taizé, Olivier Clément amava sottolineare che noi invitavamo i giovani ad approfondire la vita interiore e allo stesso tempo la solidarietà umana. Trovava ciò importante poiché, ci disse un giorno, "nulla è più responsabile del pregare". Fratel Roger si è talmente ritrovato in quella frase da farne il titolo di un capitolo di uno dei suoi libri.
Rivedo ora Clément durante l'ultima visita che gli ho reso con alcuni miei fratelli. È stato undici mesi fa, il 15 febbraio 2008. La sua malattia durava da un anno e mezzo. La sua piccola stanza era sempre uguale, con molti libri, icone, foto dei suoi nipoti. Paralizzato, non poteva più muoversi ma non aveva perso il senso dell'umorismo:  "Sono come un pacco sul ponte di una barca, vengo caricato e scaricato". È stato molto affettuoso con noi, ripetendo diverse volte quanto sarebbe voluto tornare a Taizé. Mostrava grande serenità:  "Ci sono difficoltà fra ortodossi, ma passeranno, tutte le cose negative passeranno, l'importante è pregare insieme. Quelli che l'hanno fatto non possono più odiarsi. Sarà la preghiera a unirci".
La sua morte tocca tutti noi, fratelli di Taizé, nel profondo del nostro cuore. Ci sentivamo non solo amati ma anche compresi da lui. Nel 1997 Oliver Clément pubblicò un libro sulla nostra comunità che è uno dei libri più profondi e lungimiranti scritti su Taizé. In esso ha mostrato come vedeva nella nostra comunità un'espressione della Chiesa indivisa, quella Chiesa che nel cuore di Dio non può essere frazionata. Ci uniamo ora all'azione di rendimento di grazie di tutti coloro che l'hanno amato e che sono stati illuminati dalla sua vita e dal suo pensiero.



(©L'Osservatore Romano 18 gennaio 2009)
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