Pio XI secondo le nuove fonti archivistiche

Fermezza e duttilità
di un pontificato profetico


di Raffaele Alessandrini

"Conservatore" o "progressista"? L'improprietà e l'ambiguità di certe categorie di natura politica, alle quali la storiografia spesso fa ricorso con eccessiva disinvoltura, risalta in termini evidenti allorché l'indagine consideri un settore particolare come la storia della Chiesa. A maggior ragione se la materia di studio è il pontificato di un Papa come Pio XI.
Il contemporaneista e storico delle missioni Gianpaolo Romanato dell'Università di Padova, ha provveduto a ricordarlo sabato 28 febbraio, al termine della tavola rotonda conclusiva del Convegno internazionale "La sollecitudine ecclesiale di Pio XI alla luce delle nuove fonti archivistiche".
Papa Ratti oggi si conferma una figura poliedrica e un personaggio chiave per comprendere le dinamiche e gli sviluppi della Chiesa del Novecento. La personalità e l'opera del pontefice sono state esaminate a trecentosessanta gradi in questa due giorni vaticana di studi, promossa dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Un convegno che ha visto succedersi al microfono alcuni dei maggiori storici europei. Il taglio della tavola rotonda finale del resto si è caratterizzato per i suoi singolari termini prospettici:  più che su Pio XI si è fermata l'attenzione sull'ambiente e sul contesto storico in cui il pontefice si trovò a operare. Sono intervenuti nell'ordine la storica ed esperta di bioetica Lucetta Scaraffia, Roberto de Mattei dell'università di Cassino, Eutimio Sastre Santos del Claretianum e lo stesso Romanato.
In Papa Ratti lo spirito religioso ed evangelico, e quindi l'attenzione pastorale, si fondono con una congenita propensione culturale e con un'indiscussa attenzione alla modernità. Un'attenzione che, come dimostrano i documenti, non trascura le dinamiche, e le derive, della morale e dell'etica, soprattutto alla luce delle mutate condizioni storico-geografiche all'indomani del primo conflitto mondiale e del quadro europeo frutto di Versailles.
Prima preoccupazione di un Papa è anzitutto l'evangelizzazione e dunque la missione della Chiesa. In quest'ottica si comprende - come sottolinea Scaraffia - l'Esposizione etnologica missionaria del 1925. Qui risulta chiara una doppia finalità religiosa e culturale. La presenza dei missionari in terra di missione è stata determinante per gli studi etnologici:  le prime osservazioni, le relazioni, gli studi e la raccolta di reperti etnografici, e soprattutto gli studi linguistici ove spiccano i dizionari dei vari popoli illetterati di cui si avvarranno molti studiosi, anche laici - ma l'unico ad ammetterlo in Tristi tropici è stato Claude Lévi-Strauss - si devono all'opera dei missionari.
L'attenzione di Papa Ratti alla duplice prospettiva religiosa e culturale è evidente. Di grande significato la linea etnologica e storico-religiosa che vede i padri verbiti in prima linea e in particolare Wilhelm Schmidt (1868-1954) primo direttore del Museo Missionario Etnologico vaticano (1927), il celebre teorico del "monoteismo originario".
Su un altro versante spicca la nuova attenzione della Chiesa per i problemi connessi alla morale sessuale inaugurata con l'enciclica Casti connubii (31 dicembre 1930) sul matrimonio cristiano. Accanto a una presa di posizione etica esplicita e chiara e non lasciata solo ai confessionali - osserva  Scaraffia  -  la Chiesa di Pio XI si schiera profeticamente in difesa della legge naturale e si oppone all'eugenetica e alle diverse visioni neomalthusiane vigenti in diverse parti del mondo in anni appena precedenti all'avvento del nazionalsocialismo in Germania. Tutta la dottrina sociale della Chiesa del ventesimo secolo peraltro non potrà prescindere - ricorda Scaraffia - dalla Casti connubii di Papa Ratti. Enciclica tra l'altro che riflette il coraggio e la fermezza del Pontefice che non ignora di aver affrontato una strada impopolare soprattutto in Francia. Egli però non teme l'allontanamento di qualche fedele se sono in gioco i valori della verità e della carità. In Pio XI bisogna sempre distinguere il carattere personale - emotivo, imperioso, non alieno da bruschi scatti passionali - dallo stile di governo:  questo a volte strategicamente, più flessibile, savio e accomodante (de Mattei).
La fermezza e la duttilità dell'azione del Papa - ricorda Romanato - si coglie di fronte alle nuove problematiche politiche e religiose delle fragili democrazie sorte dopo Versailles e del consolidarsi dei totalitarismi. Di fronte ai tentativi neogiurisdizionalisti serpeggianti nell'Europa orientale egli reagisce con un forte rafforzamento dell'autorità romana. D'altra parte la politica concordataria, come dimostra lo sviluppo degli eventi, rappresenta un grande argine a ogni deriva dittatoriale e totalitaria.
Di non minore equilibrio è l'atteggiamento di Pio XI di fronte all'oppressione e all'ingiustizia. Accanto alle encicliche del 1937 contro il comunismo ateo e contro il Terzo Reich, Romanato tiene a ricordare anche i documenti sulla situazione della Chiesa perseguitata in Messico. Non si può quindi accusarlo di non aver parlato. Anzi indicativa - per Romanato - è la conclusione della Mit brennender Sorge ove il Papa sottolinea di aver "pesato ogni parola sulla bilancia della verità e insieme dell'amore". Dice tutto senza dire troppo. E il suo Successore, Eugenio Pacelli, agirà in perfetta continuità e sintonia con lo stile inaugurato da Pio XI.
Ben altri e più gravi - ricorda Romanato, alludendo ad esempio alle fosse di Katyn - sono stati i silenzi nella storia nel Novecento.



(©L'Osservatore Romano 1 marzo 2009)
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