Dopo l'anteprima mondiale a Roma sta per uscire il film,
effimero e accattivante, tratto dal romanzo di Dan Brown

Il segreto del suo successo


di Lucetta Scaraffia

Angeli e demoni:  il titolo è ben scelto, ma il romanzo è modesto, così come il film, salvato solo dalla presenza di Tom Hanks, attore di consumata bravura. Il vero problema, allora, è quello di capire le ragioni di tanto successo, ragioni che interessano i cattolici perché le opere di Dan Brown trattano della Chiesa, e più precisamente si inseriscono nel filone del fantavaticano, che però lo scrittore americano ha portato a successi mai visti.
Cosa piace tanto di Dan Brown? Senza dubbio, che tratti di religione e di mistero, cioè di quei temi che la secolarizzata cultura contemporanea, tutta ragione e scienza, evita sempre con cura, ma che rimangono sempre vivi, se pure apparentemente dimenticati, nell'immaginario contemporaneo. Che la religione affronti il mistero della vita e della morte, e dunque il senso del nostro vivere e morire, è indubbio:  proprio per questo una società che sembra felicemente assestata su una cultura materialista e superficiale - fondata su una fede nella possibilità di spiegare ogni cosa con la scienza, e forse anche di vincere la morte - ne è in fondo assetata. Questo innanzi tutto rivelano i successi di Dan Brown.
Ma allora perché tale successo non arride alla Chiesa, che diffonde il messaggio evangelico con ben altra profondità e levatura? Perché pochi hanno il coraggio di mettere in discussione un'identità così come vuole il politically correct del contesto di oggi, e Dan Brown offre religione e mistero all'interno di questo rassicurante recinto. Il mistero che inserisce nei suoi intrecci, infatti, evita le questioni profonde, limitandosi a lambirle:  è un mondo fantastico di sette segrete e misteriose che combattono all'interno della Chiesa, ridotta in fondo a setta anch'essa.
La tradizione cristiana vi è raffigurata come un patrimonio di simboli e di testi occulti, che la scienza - ben rappresentata dall'eroe, l'agnostico professore americano - sa decifrare, a differenza dei suoi rappresentanti ufficiali, che hanno dimenticato la loro storia per cancellare il sangue di cui sarebbe intrisa. Quello che si vuole dimenticare è infatti sempre legato a menzogne e a sanguinose repressioni, che svelerebbero il volto nero e crudele della Chiesa, sempre in bilico fra purezza evangelica ed efferato delitto.
Il tema dunque è in fondo sempre lo stesso, nei due romanzi:  una setta contro la Chiesa, anche se le parti dei buoni e dei cattivi si distribuiscono diversamente. Questa volta, con Angeli e demoni, la Chiesa è dalla parte dei buoni, anche se paga il prezzo di immaginarie efferatezze passate. Nel Codice da Vinci i buoni, invece, erano fuori della Chiesa, e ne minavano, addirittura, la base. Piuttosto innocuo, dunque, è questo secondo romanzo (e film), che però era stato scritto prima, a dimostrare che il vero successo poteva venire solo dal rovesciamento della tradizione osato nel Codice da Vinci.
In entrambi - con una certa grossolanità ma non senza acutezza - si affrontano questioni chiave per la Chiesa contemporanea:  nel Codice la sessualità, in Angeli e demoni il rapporto fra scienza e fede. Il punto di vista è quello meno problematico possibile:  i buoni sono sempre i progressisti a favore del sesso e della scienza, siano essi eretici o Papi, e cattivi quanti si oppongono in nome della fedeltà a una tradizione dura e chiusa, che si sarebbe sempre macchiata di delitti.
Che questa semplicistica e parziale visione della Chiesa abbia tanto successo, tanto da corrispondere - almeno così pare - a un senso comune piuttosto generalizzato, deve fare pensare e riflettere. Sarebbe probabilmente esagerato considerare i libri di Dan Brown come un campanello di allarme, ma forse sono uno stimolo a rivedere e vivificare le forme e le modalità mediatiche attraverso le quali la Chiesa spiega le sue posizioni sui temi più scottanti di attualità.



(©L'Osservatore Romano 7 maggio 2009)
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