L'antica basilica sulla via Ostiense ospitava circa seimila sepolcri

Accanto a Paolo
in attesa del risveglio


Pubblichiamo quasi integralmente la relazione tenuta dal rettore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana alla giornata di studio organizzata per l'Anno paolino dalle Pontificie Accademie.

di Vincenzo Fiocchi Nicolai

Tra l'età costantiniana e la metà del V secolo, furono costruite a Roma, nel suburbio, una quindicina di chiese, dedicate agli apostoli Pietro e Paolo e ai principali martiri della città. Alle prime basiliche - realizzate grazie alla generosità dell'imperatore Costantino - fecero seguito quelle edificate per iniziativa diretta dei Pontefici (Marco, Giulio, Felice II, Damaso, Bonifacio e Leone Magno). Alla fine del IV secolo, i tre imperatori Valentiniano ii, Teodosio e Arcadio promossero la costruzione di una nuova chiesa sulla tomba dell'apostolo Paolo sulla via Ostiense, in sostituzione di quella, piuttosto modesta, fatta erigere da Costantino. La nuova fabbrica aveva più o meno le stesse grandiose dimensioni di San Pietro in Vaticano e tendeva così a riequilibrare, sul piano monumentale, l'onore attribuito dalla Chiesa di Roma agli apostoli suoi fondatori.
La diretta committenza imperiale faceva dell'iniziativa un chiaro manifesto della politica dei sovrani in favore del cristianesimo e della Chiesa della capitale, contro le ultime resistenze pagane dell'aristocrazia.
Queste chiese suburbane oltre che luoghi adibiti alle celebrazioni commemorative dei santi cui erano dedicate, costituivano spazi funerari imponenti, capaci di accogliere a migliaia le sepolture dei fedeli, attratti nelle costruzioni dalla presenza dei sepolcri dei martiri.
La funzione funeraria della basilica di San Paolo sulla via Ostiense, costruita proprio quando nelle catacombe declinava l'uso di seppellire, è stata scarsamente evidenziata negli studi che hanno riguardato il santuario, per lo più interessati agli aspetti architettonici della straordinaria costruzione, alle sue decorazioni e soprattutto alle vicende monumentali del sepolcro dell'apostolo.
Sulla tomba di Paolo, come si sa, nuova luce è stata gettata dai recenti scavi condotti dai Musei Vaticani. Questi hanno permesso di recuperare l'abside della prima basilica costantiniana (e il livello del suo piano), già scoperta nel 1838, e soprattutto di riportare alla luce - sotto l'altare papale - il sarcofago nel quale erano stati collocati quelli che si ritenevano alla fine del IV secolo i resti mortali di Paolo.
La cassa, che è stata ritrovata nelle recenti indagini in una sistemazione che risale alla fine degli anni Trenta del XIX secolo - anche se certamente corrispondente a quella antica - fu poggiata sul pavimento della costruzione dei tre imperatori sopra un'enorme massicciata che obliterò la prima basilica costantiniana, situata circa un metro e sessanta centimetri più in basso.
Gli architetti della fine del IV secolo decisero cioè di alzare di molto il livello della nuova chiesa, evidentemente per preservarla dalle inondazioni del Tevere.
Nei lavori di ricostruzione della basilica che fecero seguito al disastroso incendio della notte tra il 15 e il 16 luglio 1823 si perse l'occasione di indagare i piani pavimentali della chiesa. Solo di recente, alcune esplorazioni condotte dai Musei Vaticani all'interno di vani sottostanti il pavimento, realizzati nell'Ottocento o in epoca più recente, hanno rivelato che l'edificio era intensissimamente occupato da tombe, alla maniera delle altre basiliche martiriali dell'epoca.
Le sepolture, come di consueto, consistevano in fosse delimitate da muretti, coperte con tegole o mattoni posti a doppio spiovente, sistemate su file parallele e disposte quasi sistematicamente sull'asse longitudinale della basilica. Alcune sepolture risultano del tipo "a pozzetto", cioè a più avelli sovrapposti, con un vano di immissione dei corpi dei defunti situato all'estremità della tomba. I piani superiori di queste tombe, ma anche quelle costituite da un solo piano, coincidevano con il pavimento della chiesa, che si presentava formato dagli stessi epitaffi marmorei di copertura che segnalavano le tombe sottostanti.
La maggior parte delle oltre 1.100 iscrizioni funerarie restituite dal complesso di San Paolo - oggi in gran parte conservate nel chiostro e nei locali dell'attiguo monastero - doveva avere questa originaria collocazione.
Considerando le dimensioni complessive della chiesa, e quanto sappiamo sulla densità dei sepolcri nelle altre basiliche funerarie coeve, si può ipotizzare che nella basilica di San Paolo fossero presenti - solo sotto i piani pavimentali - all'incirca 6.000 sepolcri.
La zona circostante la tomba di Paolo, come è ovvio, dovette essere di gran lunga quella più ambita per le sepolture dei fedeli, desiderosi di riposare presso le spoglie dell'apostolo. Di lì, in effetti, proviene un buon numero di sarcofagi, anche di notevolissima qualità, evidentemente riferibili a personaggi di particolare rango.
In quella zona privilegiata della chiesa, come sappiamo dalla documentazione epigrafica, erano sepolti la moglie e i figli del diacono Felice, il futuro Papa Felice III (483-492); anche il sepolcro del Pontefice - l'unico vescovo di Roma dell'antichità a essere sepolto a San Paolo - doveva probabilmente trovarsi nella zona. Pure il quadriportico antistante la chiesa e i terreni circostanti dovevano essere occupati, come di consueto, da sepolture.
Il numero veramente cospicuo delle epigrafi funerarie di San Paolo testimonia che il sepolcreto incentrato sulla basilica dell'apostolo fu di gran lunga il più utilizzato nella Roma del v e della prima metà del VI secolo.
Le epigrafi ci danno pure informazioni importanti sulla composizione sociale degli inumati. A San Paolo erano sepolti numerosi membri della gerarchia ecclesiastica:  oltre a Papa Felice II, un probabile vescovo di Costantinopoli, diciassette presbiteri, quattro diaconi, un arcidiacono, un accolito, un lector, un esorcista. Prepositi della basilica sono ricordati in diverse epigrafi. Queste registrano la presenza di una abbatissa, di vergini consacrate, di ancillae Dei. L'élite dell'aristocrazia romana scelse San Paolo per la sua sepoltura:  vari clarissimi appartenenti alle famiglie senatorie, viri spectabiles, honesti viri e honestae feminae, funzionari dell'amministrazione pubblica, personaggi che ricoprivano importanti cariche civili e militari o impegnati nei diversi mestieri e professioni.
Stupisce non ritrovare addossati alla basilica i mausolei che facevano abitualmente corona alle basiliche martiriali. Ma forse la stagione più fortunata di queste costruzioni, di norma commissionate dalle famiglie aristocratiche, si esaurì con il IV secolo. Un edificio, comunque, fino a oggi poco considerato nella restituzione degli assetti del complesso paleocristiano, potrebbe costituire un elemento di interesse in questo senso. Si tratta della costruzione a croce greca, preceduta da un vestibolo con prospetto a cinque arcate rette da colonne, addossato al lato sud del transetto, che dal 1930, fino a poco tempo fa, fungeva da battistero. L'edificio è stato riconosciuto come tardoantico dal Krautheimer e da altri studiosi che di esso si sono occupato fugacemente.
La pianta a croce greca orienta decisamente per il carattere funerario dell'edificio. La posizione della costruzione richiama in modo suggestivo quella dei due mausolei agganciati al lato sud del transetto della basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano.
Se la costruzione a croce greca fu effettivamente un mausoleo, lo si dovrà ritenere, per posizione e monumentalità, certamente utilizzato da una famiglia (o personaggio) di rango particolarmente elevato. Qualora fosse stato effettivamente realizzato insieme alla chiesa - come in altri casi - potrebbe anche essere riferito ai fondatori. L'imperatore Onorio aveva portato a compimento i lavori della chiesa di San Paolo iniziati dal padre Teodosio, come ricorda l'iscrizione dell'arco trionfale relativa a un restauro dell'epoca di Galla Placidia e Leone Magno (Theodosius coepit, perfecit Honorius). Arcadio, fratello di Onorio, e altri membri del ramo orientale della dinastia teodosiana, erano stati sepolti nell'Apostolèion di Costantinopoli, a quanto pare in un edificio, come il nostro, di pianta cruciforme. Onorio e il ramo occidentale della famiglia teodosiana vennero sepolti a San Pietro nel mausoleo occidentale dei due collegati al transetto della chiesa. Lì nel XVI secolo furono ritrovate le spoglie della moglie Maria; lì vennero sepolti Teodosio III, figlio di Galla Placidia, probabilmente la stessa Galla Placidia e Valentiniano III. Fu, come si pensa, proprio Onorio a fondare il mausoleo dinastico a San Pietro tra il 404 e il 405.
L'ipotesi che il nostro edificio cruciforme di San Paolo fosse stato ideato in origine per ospitare le spoglie di uno dei membri della famiglia imperiale coinvolti nella costruzione della basilica (Onorio, Galla Placidia, lo stesso Teodosio?) resta una pura suggestione. I fondatori, particolarmente legati alla chiesa di San Paolo, lì avrebbero immaginato la loro tomba dinastica, secondo una prassi ben documentata nella corte imperiale. Per motivi che sfuggono, Onorio avrebbe poi modificato il progetto. Tutte ipotesi che solo un'analisi archeologica accurata dell'importante edificio cruciforme potrebbe eventualmente confermare o smentire.



(©L'Osservatore Romano 22-23 maggio 2009)
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