Scenari apocalittici e risultati convincenti per il film «Harry Potter e il principe mezzosangue»

La magia non è più
un gioco sorprendente


di Gaetano Vallini

Resi ancor più tracotanti dal ritorno di Lord Voldemort, il signore oscuro, i Mangiamorte non risparmiano neppure il mondo dei "babbani". Il terrore si abbatte su Londra sotto un cielo improvvisamente offuscato da nubi innaturali e minacciose. L'obiettivo prescelto è il Millennium Bridge, fatto crollare in una spirale di distruzione. Una dimostrazione di potenza da parte delle forze del male, che vogliono asservire al signore oscuro il mondo dei maghi; un universo parallelo in cui è vietato interferire con quello degli uomini normali e dove viene ripudiata la magia nera. Quella di cui si nutre Voldemort.
Si apre con questo inquietante scenario apocalittico Harry Potter e il principe mezzosangue, sesto capitolo della fortunata saga nata dalla penna di Joanne Kathleen Rowling, che narra le avventure del timido maghetto, ormai adolescente. Sono passati nove anni dal primo episodio e il protagonista deve affrontare sfide ben superiori alle sue capacità. La magia non è più il sorprendente passatempo degli inizi; le prove da superare, per quanto rischiose e paurose, non sono più avventure per bambini, seppur speciali e dotati di poteri eccezionali. Ora - come si era capito soprattutto con l'episodio precedente - si rischia davvero la vita e la posta in gioco è altissima:  impedire alle forze delle tenebre di prendere il sopravvento.
Nelle sale di tutto il mondo dal 15 luglio, distribuito dalla Warner, Harry Potter e il principe mezzosangue è il film - che il 12 luglio ha anche inaugurato il festival di Giffoni - meglio riuscito della serie. Il lato oscuro della vicenda assume consistenza, caratterizzando con tinte forti tutto il racconto. Si può dire che, cresciuti i personaggi - adolescenti alle soglie dell'età adulta - è cresciuto anche il tono della narrazione. E lo spettacolo ne guadagna. Ciò grazie anche al lavoro del regista David Yates che aveva diretto anche il quinto episodio, Harry Potter e l'ordine della fenice, e dello sceneggiatore Steve Kloves che aveva adattato i primi quattro capitoli. Tra l'altro in questa pellicola la miscela di suspance soprannaturale e romanticismo - Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani studenti di Hogwarts cominciano a sentire il richiamo delle passioni - raggiunge il giusto equilibro, rendendo più credibili le vicende dei protagonisti, chiamati a confrontarsi anche con gli stessi problemi dei coetanei "babbani". Inoltre, le piccole, grandi storie d'amore che si intrecciano - tra attese e cocenti delusioni, e non poche situazioni umoristiche - stemperano la crescente tensione. E sottolineano che non esistono formule magiche per evitare i "pericoli" dell'adolescenza. In tal senso siamo di fronte a un percorso di formazione. Che però fa solo da contorno.
Nei corridoi della scuola l'amore è nell'aria, ma la tragedia incombe e forse Hogwarts - che non appare più come un rifugio sicuro - non sarà più la stessa. Uno studente rimane in disparte, alle prese con questioni molto più importanti, determinato a lasciare un segno, anche se oscuro. È Draco Malfoy, chiamato da Lord Voldemort stesso a compiere una missione enorme, decisamente troppo per la sua età. Ma Draco - che dietro la maschera da duro cela una personalità fragile e vulnerabile - accetta:  vuole la fama, per vendicarsi del suo rivale di sempre, Harry Potter. Il quale sospetta che nel castello si nascondano nuovi pericoli; è convinto che Draco sia diventato un Mangiamorte.
Il preside, il saggio professor Silente, intanto sente avvicinarsi la battaglia finale. E si rivolge a Harry - ormai definitivamente riconosciuto come il prescelto per sconfiggere Voldemort - affinché lo aiuti a scoprire come penetrare nelle difese del signore oscuro, informazione fondamentale, questa, che solo l'ex professore di pozioni a Hogwarts, Horace Lumacorno (splendidamente impersonato da Jim Broadbent), conosce e custodisce tra le memorie rimosse del suo passato. Quindi Silente fa in modo di convincere il vecchio collega a riprendere la sua cattedra.
Tra schermaglie amorose e partite di Quidditch, la storia procede tra i tentativi di Harry Potter di accaparrarsi la fiducia del professore e la successiva ricerca del segreto dell'immortalità di Voldemort, che lo porterà persino in una sorta di discesa nell'Ade, dopo aver attraversato su una barca (senza Caronte) un fiume che richiama l'Acheronte. Al termine dell'episodio scopriremo - come ben sanno gli appassionati lettori della saga - che il giovane mago rimarrà solo nella sua battaglia, dopo un tragico passaggio di consegne. Ma per sapere se riuscirà a portare a compimento la sua missione bisognerà attendere i prossimi due film in cui è stato diviso l'ultimo libro di Rowling.
In questo lungometraggio, più che nei precedenti, gli intrecci narrativi da seguire sono diversi. La psicologia dei personaggi prende una forma più precisa. Nel quinto capitolo Harry viveva un periodo difficile, tormentato da sogni e da demoni personali, nel ricordo dei genitori uccisi da Voldemort. Ed era alla ricerca di risposte. Ora sembra non averne bisogno. Non si fa troppe domande; sa che ha un compito importante da svolgere. Si fida di Silente, che non lo tratta più come un alunno ma come un amico. Ed è consapevole che quel mondo magico non è privo di insidie, al pari di quello in cui è cresciuto in passato.
Le cupe immagini di Hogwarts, che visivamente si presenta in un modo finora ignoto, rendono ancora più incombente la tragedia che sta per consumarsi. Tutto sembra preparare e portare allo scontro finale tra il bene e il male. Che poi restano i veri protagonisti dell'intera saga, attorno alla quale in passato si sono accesi non pochi dibattiti. È stata chiamata in causa la spiritualità new age; non è mancata l'accusa di istigare i giovani alla fuga dalla realtà e di instillare in loro l'illusione che esistano poteri soprannaturali con i quali poter controllare a proprio piacimento il mondo. Insomma una saga diseducativa e persino anticristiana.
Sicuramente nella visione proposta da Rowling manca un riferimento alla trascendenza, a un disegno provvidenziale nel quale gli uomini vivono le loro storie personali e la Storia prende forma. Così come è vero che, nel meccanismo classico delle fiabe, il protagonista viene coinvolto in vicende in cui la magia è quasi sempre uno strumento nelle mani delle schiere del male. Tuttavia il fatto che in Harry Potter il versante positivo della magia non venga impersonato da saggi maghi e fate in cui identificare chiaramente l'opera della Provvidenza non rende meno evidente la differenza tra le forze in campo.
Allo stesso modo non si può affermare che la stregoneria - ma in questo caso sarebbe meglio parlare di magia - venga posta come un ideale positivo. Al contrario sembra ben chiara la linea di demarcazione tra chi opera il bene e chi compie il male, e l'identificazione del lettore e dello spettatore non fa fatica a indirizzarsi verso i primi. In quest'ultimo film in particolare la distinzione si fa persino più netta. Si è certi che compiere il bene è la cosa giusta da fare. E si comprende anche come questo a volte costi fatica, sacrificio.
Inoltre viene stigmatizzata la ricerca spasmodica dell'immortalità, di cui Voldemort è l'emblema. E per questo non serve il ricorso alla magia. C'è una saggezza atavica che suggerisce di non cedere ai richiami di una impossibile eterna felicità sulla terra e all'illusione che tutto sia possibile.
Le metaletture di questa favola fantasy trascendono, a volte, le reali intenzioni dell'autrice, che cerca solo di voler smascherare - questo sì - il mito di una ragione che pretende di avere una risposta per tutto. Sicuramente vanno oltre le interpretazioni che possono darne un bambino o un adolescente. È più probabile che alla fine della visione o della lettura, più che il fascino della magia (che rimane solo un pretesto ammaliatore) restino le scene che richiamano valori come l'amicizia, l'altruismo, la lealtà, il dono di sé.
In fin dei conti basta ricordare ciò che, nel primo episodio, il guardiacaccia Hagrid risponde a Harry Potter che gli chiede a cosa serva un ministero della magia:  "Be', il compito più importante è non far sapere ai Babbani che in giro per il Paese ci sono ancora streghe e maghi". "E perché?" "Perché? Ma dai, Harry, perché tutti allora vogliono risolvere i loro problemi con la magia".



(©L'Osservatore Romano 13-14 luglio 2009)
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