In mostra a San Paolo fuori le Mura la Bibbia commissionata nel IX secolo da Carlo il Calvo

E il Guiscardo giurò
fedeltà al Papa


In occasione dell'Anno paolino la preziosa Bibbia carolingia di San Paolo fuori le Mura sarà visibile al grande pubblico. Sabato 18 il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone inaugura nell'abbazia romana l'esposizione che si protrarrà fino al 29 giugno. Pubblichiamo un articolo a firma del curatore del catalogo.

di Marco Cardinali

Nello speciale Anno paolino indetto da Papa Benedetto XVI, l'abate dell'abbazia benedettina di San Paolo fuori le Mura, dom Edmund Power, con l'intera comunità monastica, per sottolineare l'importanza di questo anno di grazia, ha deciso di esporre, per la prima volta al grande pubblico, il prezioso codice pergamenaceo risalente al ix secolo, in una sala restaurata e allestita appositamente all'interno della millenaria abbazia. La Bibbia di San Paolo è frutto dell'epoca carolingia caratterizzata da un vivo interesse per la sacra Scrittura e per la liturgia. Carlo Magno, infatti, provvide personalmente a dare inizio al complesso lavoro di ricerca del testo fedele di san Girolamo che, grazie all'impegno dei successori Pipino, Ludovico il Pio e Carlo il Calvo e all'opera di Alcuino si impose come testo di riferimento definitivo e praticamente universale della Bibbia nel mondo cristiano. Opere appartenenti alla rinascita carolingia sono state prodotte in officine e centri scrittori come Reims, Tours, Metz, altre opere gli studiosi le specificano appartenenti alla "scuola franco-sassone" e "scuola di corte". Quest'ultima sembra legata in modo particolare a Carlo il Calvo e operava probabilmente nella Francia settentrionale. Il nome stesso, seppur posteriore, indica che probabilmente la "scuola di corte" era legata alla cancelleria di corte che si spostava di monastero in monastero e che era aperta ad artisti di varia provenienza che proprio nella loro permanenza in diversi monasteri avevano la possibilità di venire a contatto, guardare, toccare, codici differenti e entrare in relazione con amanuensi, scribi, miniaturisti con esperienze variegate.
Da questo incontro gli artisti del re hanno potuto concepire una propria peculiare e originale sintesi stilistica. La Bibbia dell'abbazia di San Paolo fuori le Mura si inserisce in questo particolarissimo fenomeno culturale. In essa si ritrovano elementi dello stile di Reims, ad esempio in alcune miniature, e nelle iniziali ornamentali della Bibbia che, però, nel caso del codice di San Paolo risultano ancora più eleganti e raffinate. Per altri versi, però, lo stile della Bibbia di San Paolo è assimilabile alla "scuola di corte", per lo stile eclettico, la varietà dell'iconografia e delle sue fonti e l'originalità delle sue interpretazioni artistiche. Sembra, dunque, il prodotto dell'eccezionale incontro tra le due scuole con l'apporto di artisti di varia formazione e provenienza il cui connubio artistico era favorito dallo stesso modo di promuovere la cultura di Carlo il Calvo.
Dagli studi fatti anche su numerose altre opere dell'epoca si deduce che la Bibbia di San Paolo fuori le Mura, ammesso che sia stata realizzata in Francia, non vi rimase molto. Non si notano, infatti, influssi di quest'ultima su altri codici della zona. Probabilmente fu subito portata via dal Paese dopo essere stata consegnata al committente il re Carlo il Calvo. Non si conoscono esattamente il percorso e le tappe che la Bibbia fece, ma dalla lettura del prologo ad apertura del codice, si evince che l'opera fu donata al Pontefice dell'epoca da Carlo il Calvo. Il nome del Pontefice non è chiaramente specificato, ma è molto probabile che si tratti di Giovanni VIII che incoronò Carlo imperatore la notte di Natale dell'anno 875.
Dai documenti sappiamo che il sovrano ebbe sempre stretti e cordiali rapporti con il papato e la curia con molti scambi di doni, ma che essi furono ancor più frequenti con Papa Giovanni VIII in occasione della sua incoronazione imperiale. Una delle ipotesi più suggestive che sfuma nella leggenda è il fatto che Roberto il Guiscardo abbia prestato giuramento su questa Bibbia. In una delle pagine della Bibbia, infatti, si legge la formula abbreviata del giuramento del Guiscardo a Gregorio VII, probabilmente scritta per perpetuare l'avvenimento solenne. Normalmente la Bibbia avrebbe dovuto essere posta sulla tomba di San Pietro su cui il Guiscardo giurava la sua fedeltà al Pontefice. Era quello, però, un momento pericoloso e delicato per il Papato con la minaccia di Enrico IV e l'elezione dell'antipapa Clemente III e per motivi di sicurezza Papa Gregorio VII preferì affidarla ai monaci benedettini dell'abbazia di San Paolo fuori le Mura, che fin dall'VIII secolo sono i custodi della tomba dell'apostolo san Paolo.
Gregorio VII era legato in modo particolare a questa venerabile abbazia di cui era stato anche Provisor Apostolicus operandovi una intensa opera di restauro. Fu così che la Bibbia rimase dove si trova tutt'ora e dove fu sempre custodita con la massima cura dai monaci e a parte piccoli trasferimenti dall'abbazia sulla via Ostiense, alla residenza estiva del palazzo di San Calisto a Trastevere, in cui i monaci si trasferivano per il caldo umido estivo romano, non ha mai abbandonato l'abbazia a parte in epoca moderna quando nel gennaio del 1970 fu sottoposta a interventi conservativi presso l'Istituto Centrale per la Patologia del Libro.
A inaugurare l'esposizione sarà il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e da domenica 19 aprile fino alla chiusura dell'Anno paolino il prossimo 29 giugno, in un periodo privilegiato e unico per la prima volta nella storia e per un lungo periodo (19 aprile-29 giugno 2009), la Bibbia di San Paolo fuori le Mura si mostrerà allo sguardo, sicuramente meravigliato, di tutti i visitatori e i pellegrini che potranno così godere della sua bellezza e vivere un'esperienza che prima di tutto è stata concepita dalla comunità monastica come esperienza spirituale, volta a far nascere in ciascuno l'amore per la bellezza della Parola di Dio donata all'umanità e che in ogni epoca si è cercato di raffigurare affidandola alla maestria e all'arte degli stessi uomini che ne sono i destinatari in quella bellezza esteriore che ne sottolinea l'intima grandezza e profondità.



(©L'Osservatore Romano 18 aprile 2009)
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