L'Occidente, il mondo musulmano e la questione del rispetto della donna

Un linguaggio comune
per parlare di dignità


Nella mattinata di martedì 12 maggio, nell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede a Palazzo Borromeo, è stato presentato il documento "Donne, dignità e libertà". Il testo raccoglie il lavoro di donne impegnate in varie realtà della vita sociale ed ecclesiale. Pubblichiamo uno degli interventi.

di Lucetta Scaraffia

Il nuovo sindaco di Rotterdam, l'islamico Ahmed Abulateb, appena eletto ha iniziato una severa repressione del fenomeno delle "ragazze in vetrina", cioè delle prostitute che si esponevano dietro i vetri delle loro dimore, usanza che si era affermata proprio in questa città, alla fine degli anni Cinquanta, prima che nel resto d'Europa. Per Abulateb, questo modo di esporre il proprio corpo come una merce, costituisce una violazione della "dignità della donna". Come dargli torto? Però, nel Paese della libertà sessuale e dell'emancipazione femminile, ci voleva un esponente musulmano per ammettere che questa abitudine non era solo una prova della libertà e della gioia di vivere di una società che aveva abolito tutti i divieti morali, ma anche un modo certo non nobile di sfruttare il corpo femminile.
È anche con esempi come questo - e non solo nei tragici fatti di sangue che talvolta vedono vittime le donne immigrate di altre culture e considerate dalla loro comunità "disonorate" - che si presenta una delle questioni più complesse e conflittuali che dividono la comunità internazionale:  quella della definizione di "dignità della donna". L'ha confermato un recente sondaggio realizzato in una quindicina di Paesi dal Pew Research Center di Washington sulla percezione delle relazioni fra il mondo occidentale e quello musulmano, che mostra come sia proprio sulla questione del rispetto della donna che gli occidentali e i musulmani si rimandano l'un  l'altro  l'immagine  più  negativa.
È una profonda linea di frattura, che tende ad aggravarsi sempre di più:  mentre, infatti, nei Paesi occidentali sembra che le donne chiedano costantemente - e ottengano - di ampliare la libertà di prendere le distanze dal ruolo biologico tradizionale di madre, nelle altre culture la contrapposizione a questo modello porta in molti casi a irrigidimenti mai verificatisi nel passato. E il problema della dignità, del rispetto, non è certo secondario, come ha giustamente notato Richard Sennet:  "La mancanza di rispetto, anche se meno aggressiva di un insulto diretto, può ferire in maniera altrettanto viva. Non c'è insulto, ma nemmeno riconoscimento; la persona coinvolta semplicemente non viene "vista" come essere umano pieno, la cui presenza conti qualcosa".
Per la grande maggioranza degli occidentali, infatti, molte altre culture, e in particolare quella musulmana, mancano di rispetto verso le donne, mentre la maggior parte dei musulmani - ma anche molti indù e altri - pensa al contrario che siano gli occidentali a non rispettare le donne. È evidente che entrambi non parlano della stessa realtà.
Per i musulmani, ad esempio, è inaccettabile che delle immagini un tempo confinate nella pornografia appaiano oggi, nei Paesi occidentali, sui muri delle città, nelle pubblicità e nei film, assumendo così una dimensione esemplare. Queste immagini, infatti, incarnano, attraverso la messa in scena dei corpi e dei giochi di seduzione, una proiezione stilizzata del modo in cui una società si percepisce e accetta di essere percepita dagli sguardi esterni, e toccano una delle dimensioni più intime della vita di una società. Per gli occidentali, invece, la mancanza di rispetto per le donne viene identificata nella mancanza di libertà di scelta e di opportunità a cui le donne sono costrette in molti Paesi.
Il concetto di "dignità della donna", quella che il rispetto vorrebbe difendere, costituisce quindi un prodotto della cultura - comprendente naturalmente, in primo luogo, la religione - che può variare, e anche molto, secondo le società. Solo la cultura di ispirazione cristiana ha più volte nei secoli aiutato a superare questo scollamento pericoloso. Il cristianesimo infatti, ponendosi come religione universale, ha elaborato un modello culturale di dignità della donna che, pur non arrivando all'eccessiva libertà e relativo sfruttamento del corpo femminile che caratterizza le società occidentali, propone tratti più liberi e rispettosi di quello islamico e di quello di molte culture orientali e africane.
Ha un senso, quindi, proporlo oggi come linguaggio comune e proposta di mediazione, e lo confermano le parole del Papa in Giordania:  "Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un  importante  contributo  allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore".



(©L'Osservatore Romano 13 maggio 2009 2009)
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