Un anno fa moriva Henry Chadwick

Il gentleman della patristica


Un anno fa, il 17 giugno 2008, moriva Henry Chadwick. Pubblichiamo il ricordo del grande studioso anglicano scritto da un amico cattolico, sacerdote e docente all'università di Navarra, il cui testo integrale è apparso nell'ultimo numero della rivista "Anuario de Historia de la Iglesia" (XVIII, 2009).

di Domingo Ramos-Lissón

"È stato detto che la Chiesa d'Inghilterra non può avere un Papa, ma ha avuto Henry Chadwick"; così l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, nell'obituary pubblicato su "The Guardian" del 26 giugno 2008, ricordava il grande umanista inglese a pochi giorni dalla scomparsa.
Nato il 23 giugno 1920 a Bromley, nel Kent, Henry Chadwick si formò all'Eton College. Il suo grande amore per la musica lo portò a frequentare le lezioni di organo di Henry Ley. Ma presto orientò i suoi studi verso il campo ecclesiastico, cominciando nel 1942 a Ridley Hall (Cambridge); nel 1943 venne ordinato diacono dall'arcivescovo di Canterbury. L'anno seguente ricevette il presbiterato dal vescovo di Dover e, al termine della seconda guerra mondiale, iniziò a svolgere il suo servizio presbiterale nella parrocchia dell'Emmanuel a Croydon. Si sposò nel 1945.
Il suo curriculum accademico iniziò a Cambridge, come Fellow del Queens' College, cappellano nel 1946 e decano nel 1950. Il suo alto valore accademico fu confermato nel 1953 dalla traduzione del Contra Celsum di Origene. In quello stesso anno fu eletto coeditore (insieme a Hedley Sparks) del "Journal of Theological Studies"; fu anche Hulsean lecturer negli anni 1954-1956.
Nel 1959 si trasferisce a Oxford, dove viene nominato Regius professor of divinity e canonico della cattedrale di Christ Church.
Durante il corso 1962-63 tiene una serie di lezioni all'università di Saint Andrews come Gifford lecturer sull'autorità nella Chiesa antica.
Nel 1969 è decano della Christ Church Cathedral e presiede l'omonimo College; il suo lavoro contribuisce a far diventare Oxford un centro di ricerca sulla tarda antichità di fama internazionale, sede delle International Conferences on Patristic Studies, che avrebbero ospitato Eric Robertson Dodds, Peter Robert Lamont Brown e Johannes Mattheus.
In questo periodo svolge importanti incarichi di governo - Curator della biblioteca Bodleiana e Pro-vice-chancellor (1974-1975) - e occupa il posto di delegato della Oxford University Press, iniziando a partecipare ai dibattiti della Anglican Roman Catholic International Commission.
Profondo conoscitore dell'antichità cristiana, Chadwick ha offerto contributi significativi su autori che si sono distinti nel campo della filosofia come Giustino, Clemente di Alessandria o Agostino d'Ippona. Nel 1967 pubblica la sua opera più nota, The early Church, che ha avuto una grande diffusione non solo nel Regno Unito ma anche in Nord America e in Europa.
A partire dal 1970 dirige la serie degli "Oxford Early Christian Texts", nella quale sono state pubblicate eccellenti traduzioni di autori cristiani primitivi, e nel 1976 pubblica la monografia Priscillian of Avila:  the occult and the charismatic in the early Church. Tre anni dopo lascia Oxford per tornare a Cambridge e farsi carico della Regius Chair of Divinity. Sempre in quel periodo è direttore amministrativo della Cambridge University Press e viene nominato canonico onorario della Ely Cathedral.
Fra il 1982 e il 1983 propone a Oxford le "Sarum Lectures" su Agostino d'Ippona, alla base del libro Augustine, pubblicato nel 1986, tradotto in seguito in diverse lingue. Nel 1983 si ritira dall'insegnamento attivo tornando a vivere a Oxford; quattro anni dopo viene invitato a dirigere il Peterhouse di Cambridge. Chadwick dirige contemporaneamente due college, uno a Oxford e uno a Cambridge; è il primo caso in quattro secoli di storia.
La sua attività accademica non gli impedisce di curare gli "Oxford Early Christian Studies" a partire dal 1990; l'anno successivo porta a termine anche una nuova traduzione delle Confessioni. In collaborazione con il fratello Owen pubblica The Oxford History of the Christian Church. Di questa serie il volume The Church in ancient society:  from Galilee to Gregory the Great, pubblicato nel 2001. La sua ultima opera - East and West:   the  making of a Rift in the Church, History of the Christian Church del 2003 - raccoglie diversi lavori sull'ecumenismo.
Numerose e di straordinario valore le sue collaborazioni e i suoi articoli in riviste scientifiche e in dizionari specializzati; in alcuni casi sono autentiche monografie, come gli articoli pubblicati nel "Reallexikon für Antike und Christentum":  Enkràteia (V, 343-365), Florilegium (VII, 1131-1160), Gewissen (X, 1025-1107) e Humanität (XVI, 663-711).
Henry Chadwick ha meritato l'alto riconoscimento di istituzioni culturali britanniche come la British Academy, della quale fu vicepresidente nel 1968; ventun anni dopo ricevette la nomina di commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Sono state scritte due miscellanee in suo onore:  per i suoi contributi alla storia della Chiesa - Christian Authority, curata da Gillian Evans nel 1988 - e per i suoi lavori sull'ecumenismo, The making of orthodoxy, curata da Rowan Williams nel 1989.
Ho conosciuto Chad- wick nell'International Conference on Patristic Studies di Oxford nell'estate del 1985. Dai suoi interventi e dall'amichevole conversazione che tenemmo nacque una grande ammirazione da parte mia per questo illustre accademico. Quando l'Istituto di Storia della Chiesa dell'università di Navarra organizzò un simposio sul dialogo fede-cultura nell'antichità cristiana, nel 1994, chiedemmo a Chadwick di tenere una conferenza sul tema "Il dialogo fra gli apologisti cristiani e la filosofia:  il caso di san Giustino martire". Accettò con la consueta generosità e ci diede un'eccellente lezione sulla filosofia di Giustino.
Durante il suo soggiorno a Pamplona ebbi l'opportunità di vedere all'opera il suo straordinario talento nel valutare punti controversi dell'antichità cristiana e la sua eccellente memoria. Aveva modi da gentleman sotto un velo di timidezza esteriore, riflesso della modestia interiore. Era un noto bibliofilo:  nel corso della sua vita riunì una magnifica biblioteca, composta da oltre ventimila volumi:  si può dire di lui quello che, anni fa, lessi in un'iscrizione latina sull'architrave di una porta della cattedrale di Durham:  non minor pars eruditionis est bonos habere libros.
Fu un grande studioso impegnato a fondo nel dialogo ecumenico fra anglicani e cattolici, cercando nello studio dei Padri della Chiesa i fondamenti comuni fra le Chiese e le confessioni cristiane.



(©L'Osservatore Romano 17 giugno 2009)
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