Inventari e cataloghi della Vaticana

L'autocoscienza di una biblioteca


Il 22 e il 23 giugno si svolgerà a Genova il convegno dell'Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani. Anticipiamo una parte dell'intervento che sarà tenuto dal prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.

di Cesare Pasini

Alla Biblioteca Apostolica Vaticana si inventaria e si cataloga da circa cinque secoli e mezzo. La mia impressione, entrandovi, prima da "utente" e soprattutto ora, da responsabile, è stata quella di una grande tradizione, di una competenza che ha impregnato le mura e le persone "di generazione in generazione". Forse, e senza forse, vi sono stati - e vi sono - dei limiti; e non tutti questi secoli hanno visto il medesimo impegno e hanno fruttato i medesimi risultati, però l'insieme di questo percorso dice molto della competenza catalografica della Biblioteca Apostolica Vaticana.
Del resto, una biblioteca si manifesta nella sua capacità di servire quanti le si accostano e la frequentano; e uno strumento irrinunciabile di servizio, il primo a cui si accosta un "utente", è il catalogo o, se si vuole, sono i cataloghi nei loro diversi ambiti e in tutte le loro possibili modalità e specificità. Anche perché inventariare e catalogare, prima che un servizio agli altri - mi si perdoni il modo banale di esprimerlo - è un servizio alla stessa istituzione la quale, catalogando. prende cognizione di quanto ha ricevuto e ha a disposizione. Un'autocoscienza preziosa, grazie alla quale e sulla quale si possono meglio fondare e rilanciare ad altre persone informazioni, indicazioni, conoscenze. Mi viene da osservare che il bibliotecario, e nella loro specificità i catalogatori, "toccano" una mole e una quantità di dati, di materiali, di documenti, che lo studioso, doverosamente orientato ad analizzare il proprio ambito di ricerca, non è abituato o indotto a cogliere. A ciascuno il suo, ovviamente.
Ma resta il fatto che la vocazione di una biblioteca e di coloro che vi operano ha il prezioso e positivo connotato di coltivare una conoscenza complessiva di quei beni culturali che ha ricevuto e che si industria a far conoscere e a porre a servizio di quanti desiderino fruirne.
Ciò che sto affermando trova un suo pratico punto di verifica nella pagina web del sito della Vaticana (www.vaticanlibrary.va) dove, sotto la dicitura complessiva di "Cataloghi on line", vengono presentati il "Catalogo Manoscritti", il "Catalogo Stampati", il "Catalogo Stampe e Disegni", il "Catalogo Monete e Medaglie". E devo subito osservare che i materiali oggetto di catalogazione in Biblioteca non si riducono alle sei categorie enumerate nei quattro cataloghi ora elencati:  vi si debbono infatti aggiungere gli archivi (che saranno inseriti on line in un prossimo futuro), e si potrebbero anche ricordare, con una esemplificazione che non pretende di essere esauriente, le placchette plumbee o le bolle plumbee - conservate insieme a monete e medaglie - la raccolta delle legature sciolte dei manoscritti, i dipinti e gli oggetti d'arte presenti in Biblioteca. Non per nulla la commissione della Vaticana che sovraintende a questo ambito e, come recita lo Statuto (articolo 80), "decide e aggiorna le norme di catalogazione", reca un significativo plurale nella sua denominazione, essendo appunto definita come Commissione per le catalogazioni.
I cataloghi sono vari e riferiti a differenti materiali, ma sono allo stesso tempo coordinati fra loro. Anzi, molto presto si prevede di fornire on line un catalogo unitario di tutti i materiali. Lo si può ritenere utile - anzi veramente rilevante - per certe ricerche, quando, adoperando questa interrogazione integrata, si giunge a delineare mappe concettuali che attraversano le diverse tipologie documentarie e generano quindi informazioni e conoscenze poliedriche su di un determinato autore, epoca storica o argomento; può ovviamente essere inutile e controproducente per certe altre ricerche, quelle cioè che producessero soltanto un ampio "rumore" di disturbo nei risultati; ma in ogni caso la realizzazione di un catalogo unitario dice la stretta connessione fra le differenti catalogazioni e fornisce quindi de facto una visione unitaria del patrimonio bibliografico della Biblioteca.
Ovviamente questa connessione non si improvvisa:  nasce anzitutto da una "conversione" - diciamo una conversione della mente e del cuore "catalografici" - poiché i catalogatori dei vari ambiti (e non solo loro) si trovano intrecciati e reciprocamente dipendenti, e accettano quindi una minore autonomia nelle proprie scelte; e si richiede ovviamente, nel concreto, il rispetto di regole comuni (si pensi all'uso di un unico authority file) e una competenza sempre più adeguata anche in ambito informatico.
Si aggiunga che si tratta di accostare catalogazioni in parte fra loro assimilabili in parte reciprocamente più autonome:  in Vaticana gli stampati, le stampe e i disegni, le monete e le medaglie sono catalogati utilizzando uno stesso strumento informatico, egregiamente applicabile a tutti questi materiali; per i manoscritti e gli archivi si usa invece un altro strumento elaborato all'interno della Biblioteca e che si conforma per i manoscritti allo standard internazionale messo  a  punto dal consorzio Tei (Text Enconding Initiative) e per i documenti d'archivio alla normativa Ead (Encoded Archival Description).
Per i manoscritti (per gli archivi la sperimentazione è ancora ai primi passi) le fonti di immissione dei dati sono, per ora, tre:  il recupero dell'indice-schedario alfabetico di Bishop, l'inserimento dei dati essenziali tratti da cataloghi a stampa e l'inserzione della bibliografia (corrente, ma anche pregressa) dei manoscritti:  si tende cioè a fornire alcuni dati essenziali e a rimandare per il resto alle pubblicazioni a stampa. Ma alla base di tutti i materiali, catalogati sull'uno o sull'altro strumento informatico, sta in ogni caso una raffinata connessione che permette di coordinare i dati e, quale frutto ultimo, di gestirli e interrogarli in piena efficienza.
Quando si cataloga all'interno di questi progetti, si compie anche una curiosa scoperta:  nelle basi dati e ancor prima nelle schede e in genere nelle catalogazioni che ci hanno preceduto e alle quali si attinge, si rinvengono errori, imprecisioni, lacune, che appunto la catalogazione informatica fa spietatamente emergere. Talora ci si imbatte subito in queste "sorprese", più spesso le si coglie dopo, in occasione di una revisione o di un accorpamento di dati. È certo molto bello sapere come lo strumento informatico imponga di "pulire" le informazioni, quelle a noi antecedenti e le nostre, e di rispettare con meticolosità le regole e di inserire con scrupolo i dati:  ma tutto questo richiede molta pazienza e concentrazione, e spesso tempi non lievi di recupero all'interno del lavoro.
Mi si permetta un'osservazione che nasce dal cosiddetto "progetto sicurezza" che stiamo attuando in Biblioteca in questi anni, un progetto cioè che permette di identificare ogni volume, grazie a un microchip che lo collega in radiofrequenza alla base dati del catalogo informatico, e di controllarne la presenza nella sua posizione e di tracciarne l'eventuale percorso all'interno dell'edificio, oltre a garantirlo da una uscita indebita.
Poiché il progetto è realizzabile solo se ciascun volume risulti registrato nel catalogo informatico della Biblioteca, si è dovuto previamente condurre una verifica a tappeto nella sala di consultazione degli stampati e si sta ora procedendo nei vari piani del deposito stampati:  sono "emersi" volumi mai catalogati e ci si è pure accorti di carenze anche nella catalogazione dei nostri predecessori.
Ovviamente questo non crea alcuno scandalo - piuttosto aiuta a essere umili pensando alle carenze che i nostri successori presto o tardi rileveranno nel nostro operare - ma certamente richiede maggior lavoro e, se non altro, conferma l'esperienza secondo cui l'introduzione della strumentazione informatica richiede, e anche facilita e stimola, una "pulizia" molto rigorosa!
Un altro aspetto, connesso alla catalogazione, è quello delle immagini da allegare ai cataloghi on line:  in Vaticana vi si sta provvedendo, in modalità pressoché generale, per le stampe e i disegni e per le monete e le medaglie; si è pure iniziato a inserire immagini di manoscritti, esemplificate in uno o due fogli per elemento descritto; allo stesso modo si prevede di operare in futuro per incunaboli e cinquecentine. Sono strumenti di entità apparentemente modesta, ma che risultano preziosi a quanti consultano i cataloghi on line, per compiere verifiche, identificazioni, confronti.
Per rendere adeguatamente funzionante questo servizio e per garantirne la continuità, si deve ugualmente predisporre la conservazione delle immagini sia identificando un adeguato formato di conservazione sia predisponendo un sufficiente storage ("deposito"). Non è la sede per ampliare il discorso, che diventa ancor più delicato e complesso trattandosi di conservare una mole ampia di dati - si pensi alla sola digitalizzazione dei settantacinquemila manoscritti della Vaticana! - ma è ovviamente necessario per non lavorare invano nel tentativo di collegare le immagini alle descrizioni catalografiche.
Un ultimo aspetto si riscontra nella catalogazione informatizzata:  la globalizzazione. Lo rilevo in senso positivo. Non solo esistono ormai numerose istituzioni internazionali, che facilitano il confronto o il coordinamento fra biblioteche e istituzioni di analogo impianto - si pensi, fra tutte, all'Ifla (International Federation of Library Associations), che avrà il suo congresso annuale nel prossimo agosto a Milano - ma è in corso un lavoro di coordinamento globale, che inorgoglisce per le possibilità oggi offerte, dà fierezza quando si ha possibilità di esservi coinvolti, ma soprattutto conforta per il significato di unità e collaborazione fra popoli e culture che esso esprime. Penso, per esempio, ai Principi internazionali di catalogazione di recente pubblicazione, frutto di anni di lavoro dei delegati delle più importanti agenzie nazionali catalografiche, tra cui la Vaticana, riunitisi in una commissione di esperti di catalogazione, sotto l'egida dell'Ifla. Penso, ancor più, alla possibilità, promossa dal Viaf (Virtual International Authority File), di creare un'authority file di impostazione universale che colleghi linguaggi e scritture dei differenti popoli:  latini e anglosassoni, indiani, cinesi, giapponesi.
La Vaticana, da poco inserita in questa istituzione insieme alla Library of Congress, alla Deutsche Nationalbibliothek, alla Bibliothèque Nationale de France e all'Oclc (On-line Computer Library Center), coglie tutta la bellezza, pratica e simbolica insieme, di una simile iniziativa.
Il mondo della catalogazione e la comunità dei catalogatori non si collocata dunque in un contesto di monotonia statica:  è piuttosto una realtà dinamica, con responsabilità e genialità, verso nuove mete che non sembrano di poco conto.



(©L'Osservatore Romano 21 giugno 2009)
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