Il san Paolo di Tommaso d'Aquino

Un vaso ricolmo
di sapienza


Presso l'Accademia San Tommaso d'Aquino in Vaticano si è svolto un convegno su san Tommaso lettore di san Paolo. Pubblichiamo la sintesi di una delle relazioni.

di Inos Biffi

Tommaso parte dalla definizione che di Paolo è data negli Atti degli apostoli, dov'è denominato "vaso di elezione" (9, 15), e dallo sviluppo di questa immagine ne disegna - in apertura al suo commento paolino - la figura spirituale.
"Il beato Paolo viene chiamato vaso di elezione, e quale vaso egli fosse risulta da ciò che si dice nel Siracide:  "Come un vaso d'oro massiccio, ornato con ogni specie di pietre preziose" (50,9). Fu un vaso d'oro per lo splendore della sua sapienza. Perciò il beato Pietro gli rende testimonianza dicendo:  "Come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto secondo la sapienza che gli è stata data"(i Pietro, 3 15)".
"Egli fu inoltre saldo nella virtù della carità (...). Nella Lettera ai Romani, dice:  "Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire ecc. potrà mai separarci dall'amore di Dio" (8, 38)".
"E di che genere fosse questo vaso risulta da quanto esso elargiva:  insegnò i misteri dell'eminentissima divinità che riguardano la sapienza, come appare da 1 Corinzi:  "Tra i perfetti parliamo di sapienza"(2,6); elogiò inoltre altamente la carità, in 1 Corinzi, 13; insegnò agli uomini le varie virtù, come risulta da Colossesi, 3, 12:  "Rivestitevi dunque come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine"".
Volgendo l'attenzione su quanto Paolo, quale "vaso" di elezione, contenesse, Tommaso premette il rilievo che, come "ci sono vasi di vino, vasi di olio e altri vasi diversi secondo il genere", così ci sono "uomini (...), riempiti divinamente con diverse grazie, come si dice in 1 Corinzi:  "A uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro il linguaggio della scienza..."(12,8)".
Ora, Paolo fu ripieno del liquido prezioso che è "il nome di Cristo, del quale nel Cantico dei Cantici si dice:  "Profumo olezzante è il tuo nome"(1, 2)". Perciò si dice "Egli è il vaso eletto per me affinché porti il mio nome". E infatti si mostra tutto ripieno di questo nome, come si afferma nell' Apocalisse:  "Inciderò su di lui il mio nome (3,12)".
E l'Angelico precisa:  "Ricevette questo nome nella conoscenza dell'intelletto, secondo quanto si dice in 1 Corinzi:  "Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso" (2,2). Inoltre ebbe questo nome nei suoi affetti, conformemente a Romani:  "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo?" (8,35); e a 1 Corinzi:  "Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema" (16,22). Si tenne poi stretto a lui in tutto il suo modo di vivere. Per cui in Galati dichiara:  "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (2,20)".
Ma Paolo non solo fu personalmente colmo del nome di Cristo, ma fu anche destinato a portare questo nome agli altri. "Era infatti necessario - scrive Tommaso - che il nome fosse portato perché si trovava lontano dagli uomini". Quel nome "è lontano da noi a causa del peccato", "a causa dell'oscurità dell'intelletto". Ora "il beato Paolo portò il nome di Cristo anzitutto nel corpo, imitando la sua condotta e la sua passione, secondo Galati "Difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo"(6,17); e poi nella sua bocca, e questo risalta dal fatto che nelle sue lettere nomina spessissimo Gesù Cristo:  "Poiché la bocca parla della pienezza del cuore" come si asserisce in Matteo (12, 34)".
In particolare, Paolo - paragonato dal Dottore Angelico alla colomba che recò all'arca del diluvio il ramoscello d'ulivo, simbolo della misericordia - "recò quel ramoscello alla Chiesa, allorché espresse in molti modi la sua virtù e il suo significato, mostrando la grazia e la misericordia di Cristo. Per cui in 1 Timoteo dice:  "Appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità"(1,16)".
E al riguardo l'Angelico annota:  "Come tra le Scritture dell'Antico Testamento nella Chiesa si usano più frequentemente i Salmi di Davide, che dopo il peccato ottenne il perdono, così nel Nuovo Testamento si usano le lettere di Paolo, che ottenne il perdono, perché i peccatori siano innalzati verso la speranza".
Per Tommaso le lettere di Paolo contengono soprattutto un messaggio di misericordia e di speranza, ed è la ragione per la quale la Chiesa le legge spesso. Ma egli aggiunge un'altra ragione ed è che nei Salmi e nelle Lettere paoline "è contenuta quasi l'intera dottrina della teologia - fere tota theologiae continetur doctrina".
Paolo, inoltre, portò il nome di Cristo "non solo ai presenti, ma anche agli assenti e ai futuri, trasmettendo il senso della Scrittura", esattamente coincidente con il nome di Cristo.
È proprio "in questo ufficio consistente nel portare il nome di Dio" una triplice "eccellenza" di Paolo.
In primo luogo, un'eccellenza quanto alla "grazia dell'elezione". Paolo è chiamato "vaso di elezione" - in virtù, quindi, di una scelta divina avvenuta "prima della creazione del mondo" (Efesini, 1, 4). In secondo luogo, un'eccellenza quanto "alla fedeltà":  "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore" (2 Corinzi, 4, 5).
Infine, un'eccellenza singolare nella sua fatica apostolica:  lui stesso in 1 Corinzi afferma:  "Anzi ho faticato più di tutti loro". Per questo viene espressamente definito "un vaso di elezione per me".



(©L'Osservatore Romano 25 giugno 2009)
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