Un'enciclopedia su Gregorio Magno dopo le celebrazioni del XIV centenario della morte

Il Papa che ha inventato l'Europa


di Claudio Leonardi

Tra i padri dell'Europa senz'altro dovremmo annoverare il papa Gregorio Magno, "realmente santo e grande", come scrisse Jacob Burckhardt. Egli comprese che il tempo dell'antico era finito e un tempo nuovo iniziava; comprese che le distruzioni della guerra greco-gotica e poi l'arrivo dei longobardi in Italia nel 568 non segnavano la fine, ma l'inizio di una nuova epoca della storia dell'uomo, un'epoca che all'inizio faticherà a mostrare il profilo della civiltà, ma poi sarà grande, germanica e latina, cristiana ed eroica.
Fuori dalla cerchia degli specialisti non si sa molto di Gregorio. La cultura scolastica gli dedica un paragrafo nei libri di storia dei licei e nei nuovi programmi neanche quello, e di lui si saprà quanto potrà venire dalla benevolenza intelligente di qualche insegnante. Eppure vi è nei nostri anni un desiderio di conoscere il Medioevo, per conoscere la nostra stessa identità, e il Medioevo non può che partire da Gregorio. Il ministero dei Beni Culturali ha dedicato un Comitato nazionale per celebrare il XIV centenario della morte, e certo uno dei frutti maggiori di questa iniziativa è un'opera che arriva solo ora, dopo anni di meticolosa cura; un'opera destinata a rimanere a lungo di riferimento, utile per l'informazione e utile per la ricerca. Si tratta di una vera e propria Enciclopedia gregoriana (a cura di Giuseppe Cremascoli e Antonella Degl'Innocenti, Firenze, Sismel Edizioni del Galluzzo, 2008, pagine 416, euro 220; per informazioni, www.sismel.it). La sua consistenza è subito rappresentata da alcuni numeri. Basterà ricordare che l'Enciclopedia raccoglie 267 voci, redatte da 73 specialisti di tutto il mondo e si dovrà notare che ciascuna di queste voci costituisce una breve monografia di riferimento, con bibliografia critica e richiami sempre precisi alle fonti pertinenti. Per fare qualche esempio - che certo sacrificherà l'immagine dell'opera, ma pure ne evocherà le dimensioni e l'interesse - dirò che troviamo voci dedicate alla storia politica e sociale (come quella dedicata al patrimonio di san Pietro da Girolamo Arnaldi, sulla politica e sulla povertà, di Sofia Boesch, o sui longobardi e sui goti di Stefano Gasparri); troviamo voci dedicate al significato di Gregorio nella storia della liturgia (curate da Giacomo Baroffio), della stilistica latina (Luigi Ricci), dell'iconografia; voci che spiegano il ruolo di Gregorio nell'evoluzione e nell'applicazione del diritto canonico (Lisania Giordano e Giorgio Picasso). Sono considerati gli incroci di civiltà con il mondo ebraico (grazie al contributo di Gilbert Dahn), con il mondo illirico (Rajko Bratoz), con il mondo slavo (Cristiano Diddi) e con il mondo bizantino (con i contributi di Antonio Carile e di Lelia Cracco Ruggini).
E si occupano ancora di temi teologici, con particolare riguardo al rapporto con la tradizione patristica, Antonino Isola, Claudio Moreschini ed Emanuela Prinzivalli. Del rapporto di Gregorio con la tradizione letteraria pagana, si occupa invece Ubaldo Pizzani.
Tutte le opere dovute a Gregorio hanno nell'Enciclopedia un'accurata presentazione che documenta la loro situazione sul piano filologico e il loro significato letterario e teologico (tra le altre notiamo le voci dovute a Lucia Castaldi, a Paolo Chiesa, a Giuseppe Cremascoli e Francesco Santi).
Sono pure presentate le epitomi e i florilegi delle opere gregoriane (con articoli di Fabiana Boccini e della cara amica Gabriella Braga, recentemente scomparsa), le loro versificazioni (Mauro Donnini, Francesco Stella), le traduzioni e i volgarizzamenti, in modo che la fortuna di Gregorio è ricostruita nella pratica concreta degli strumenti della scuola, della predicazione e della vita spirituale, oltre che nella continuità delle grandi impostazioni dottrinali. Il significato di Gregorio nella storia della santità e dell'agiografia è pure valutato (in particolare con gli articoli di Giuseppe Cremascoli, Mauro Donnini e Oronzo Limone). Tutti i principali personaggi storici e letterari coinvolti nell'opera di Gregorio hanno poi una loro voce o sono recuperabili negli indici. Si potrà studiare la sua politica a proposito di ciascuna regione d'Italia ed è ricostruito l'intervento gregoriano verso molte nazioni europee, valutando anche la sua opera nelle grandi città. E ancora andrebbero ricordati molti altri autori e molti temi.
L'Enciclopedia è dunque una sorprendente fonte di informazione su un momento decisivo della storia europea, ma mi piace anche sottolineare come di Gregorio emerga ora un vero profilo teologico, che nella storiografia recente risultava ancora sfocato e secondario rispetto ad altri temi storici.
Si sa che tra il iv e il v secolo la teologia cristiana giunge a una matura formulazione dogmatica e si è spesso portati a sottovalutare l'apporto teologico dovuto ai tempi immediatamente successivi.
In realtà Gregorio mostra un livello di autocoscienza teologica specifico e superiore al passato, nel senso che la sua riflessione e la sua esperienza arricchiscono la comprensione della fede e la coscienza del suo contenuto, perché le consapevolezze dogmatiche che la Chiesa aveva acquisito sono in lui liberate dal rischio di essere ridotte a mere categorie concettuali - per altro fortemente influenzato dalle categorie elleniche - o di essere vissute come mere categorie dell'intimità; esse offrono ora gli elementi fondamentali di un linguaggio profetico:  la teologia della Trinità e dell'Incarnazione acquistano in Gregorio la loro funzione propria di illuminare la storia e riflettendosi nella storia perdono ogni residuo concettualismo e si comprendono come dati teologici, giungendo alla loro verità specifica, di formulazione nell'intelletto dell'uomo dell'amore divino. Di questo lavorio teologico, l'esegesi biblica gregoriana porta il maggior segno e il Medioevo lo avrà sempre presente.
Si dovrà allora salutare con grande soddisfazione quest'opera dovuta ad Antonella Degl'Innocenti e a Giuseppe Cremascoli:  possiamo essere loro grati per lo strumento d'erudizione che si deve alle loro cure e per il punto di riferimento che stabiliscono nel panorama della storia della teologia cristiana, che molto gioverà agli studi futuri.



(©L'Osservatore Romano 4 luglio 2009)
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