Nasce con Pio XII il riavvicinamento della Chiesa all'arte contemporanea

Di fronte all'esigenza
di un linguaggio nuovo


di Pietro Petraroia

"Pio XII fu Pontefice in tempi tragici e segnati da urgenze tali, da lasciare il confronto tra la Chiesa e l'arte del suo tempo fuori priorità; molto forte fu invece l'entusiasmo di Papa Pacelli per le innovazioni tecnologiche, come la televisione o la radio, che gli permettevano di raggiungere potenzialmente i cattolici di tutto il mondo":  così Arturo Bodini, fratello dello scultore Floriano e direttore della Galleria d'arte sacra dei contemporanei di Milano (Villa Clerici), inquadra sinteticamente la posizione di Pio XII rispetto all'arte del suo tempo. Eppure proprio le vicende che portarono alla realizzazione del monumento funerario a Pio XII - realizzato da Francesco Messina (1900-1995) - costituiscono l'itinerario lungo il quale Paolo VI pervenne a un nuovo rapporto, anzi, come ebbe a dire, a una riconciliazione con l'arte contemporanea.
Per ricostruire la vicenda del monumento a Papa Pacelli, Arturo Bodini ha realizzato la mostra in corso fino al 18 luglio a Villa Clerici - complesso della Compagnia di San Paolo - con un titolo impegnativo:  "L'immagine di Pio XII nell'arte contemporanea". E opportunamente la prima parte della pubblicazione realizzata per l'occasione ripropone il discorso pronunciato da Paolo VI il 12 marzo 1964 - venticinquesimo anniversario della incoronazione di Pio XII e data dell'inaugurazione del monumento - in pieno concilio Vaticano II, tra la promulgazione della Lumen gentium e della Dei Verbum.
A fianco di Papa Pacelli il giovane Montini aveva vissuto gli anni più difficili, quelli della seconda guerra mondiale, "in intima e quotidiana conversazione" con il suo predecessore. Montini lo accompagnò anche nel momento doloroso e straordinario della visita al quartiere romano di San Lorenzo, dopo il tragico bombardamento anglo-americano del 19 luglio 1943, sostenendolo sempre nel suo impegno di Defensor civitatis, il titolo che proprio a Pio XII il popolo romano avrebbe tributato al termine del conflitto.
Il discorso di Paolo VI inaugurava la visione pubblica del monumento funerario a Pio XII, la cui ideazione e realizzazione è testimoniata nella mostra da una serie di bozzetti, oltre che dall'imponente modello in gesso della statua del Pontefice e da altre opere poste in raccordo e confronto diretto con l'opera di Francesco Messina. Il discorso propone un ritratto di Pacelli uomo e Pontefice, che merita oggi un'attenta rilettura e costituisce, in qualche modo, un termine di paragone rispetto all'opera di Messina. Nelle parole di Paolo VI come nel monumento si manifesta infatti l'animo "complesso e quasi pago sovente della sua solitaria riflessione", come disse lo stesso Montini.
La vicenda che portò alla creazione del monumento è complessa, basti ricordare che un bozzetto di Enrico Manfrini (1917-2004), per certi aspetti più "moderno" e presente nella mostra, venne scartato. Lo stesso Messina elaborò oltre una ventina di bozzetti prima di pervenire all'ideazione definitiva e al modello in gesso, che campeggia enorme in fondo alla sala espositiva di Villa Clerici, delle cui raccolte costituisce l'opera forse più importante e di certo la più imponente.
Certamente la scelta di Messina non fu casuale. Bodini ne ricorda gli esordi come allievo di Wild, una giovanile attenzione alla problematica religiosa tornata con forza negli anni della maturità.
Un'ipotesi che merita approfondimento è che l'avvicinamento di Messina alla Chiesa nel dopoguerra abbia trovato un mediatore in Dandolo Bellini. A lui infatti si deve l'allestimento della Galleria d'arte sacra dei contemporanei visitata nel 1956 dal nuovo arcivescovo Montini, che intervenne anche alla mostra allestita in via San Calimero nel centro di Milano. Già allora il futuro Papa era sicuramente in ricerca di risposte a un interrogativo profondo sul rapporto fra arte contemporanea ed espressione della fede, fra l'esigenza di un linguaggio nuovo e la verità salvifica del Vangelo. L'ipotesi suggestiva proposta da Arturo Bodini è che, in quelle occasioni Bellini propose le opere a soggetto sacro di Messina come una risposta concreta e significativa alla ricerca di Montini.
Nell'opera di Messina incontrata alla mostra di San Calimero forse Montini - affiancato da don Macchi - riconobbe la dimostrazione che fosse possibile trovare nell'arte del suo tempo una risposta adeguata all'esigenza di rappresentare l'esperienza religiosa:  il Dio che parla all'uomo si fa presente nella sua storia assumendone le sembianze e dunque è essenzialmente nell'immagine riconoscibile dell'uomo che la presenza dell'Uomo-Dio può rivelarsi. È forse a partire da questo nucleo di pensieri e incontri che prese forma un rapporto tra Montini, Dandolo Bellini, Floriano Bodini e altre personalità dell'arte e della cultura, in parte eredi del magistero pastorale del beato Cardinale Andrea Ferrari:  un reticolo di relazioni ancora in gran parte da ricostruire, che diede origine, fra l'altro, sia alla Galleria di Villa Clerici sia, dopo l'inizio del pontificato montiniano, alla realizzazione della sezione di arte contemporanea dei Musei Vaticani.
Non meraviglia dunque in questa contingenza che, su proposta del cardinale Spellman, Messina venisse preferito ad altri per il monumento a Pio XII, al punto da venire chiamato all'opera dopo che un precedente concorso - al quale si era rifiutato di partecipare - era stato di fatto annullato.
La mostra di Villa Clerici non è peraltro tutta dedicata a Messina. Con l'iconografia pacelliana ebbe infatti a confrontarsi in particolare Floriano Bodini (1933-2005). Il suo bozzetto in bronzo Idea per un monumento a Pio XII (1975) propone, ad esempio, una elaborazione davvero singolare non tanto dell'immagine, quanto della memoria del Pontefice e del suo ruolo carismatico, divenuto con gli anni enigmatico per i più, anche a causa della contrapposizione mediatica a Papa Roncalli che già Paolo VI tentava di contrastare. Bodini introduce, proprio dinanzi al Pontefice, il simbolo realisticamente reso dell'Agnello, simbolo "del sacrificio, dell'innocenza e della comunità cristiana in tutte le sue esigenze e i suoi bisogni" come scrive il fratello Arturo, curatore della mostra.
In realtà Pio XII non avrebbe mai voluto che gli si dedicasse un monumento, e preferì affidare la presentazione della sua effigie soprattutto a medaglie. In questa direzione vanno le opere di Egidio Boninsegna (1868-1958) e di Aurelio Mistruzzi (1880-1960), incisore tenuto in altissimo onore dai Papi già dal 1920, al punto da venire nominato anche governatore dello Stato della Città del Vaticano. In mostra è presente anche Luciano Minguzzi (1911-2004), con una statua ritratto in bronzo di Papa Pacelli firmata nel 1939 - probabilmente unico precedente all'opera di Messina - ma connotata da un approccio profondamente diverso, con la figura del Pontefice tutta solennemente chiusa nei suoi paramenti.
La mostra, raccolta nel salone al piano terreno della Villa Clerici, è un'occasione anche per far conoscere un'azione di rilancio della struttura che porterà non soltanto al recupero della sotterranea galleria dei gessi, oggi chiusa al pubblico, ma anche alla sistemazione dell'area attigua al complesso monumentale, così da facilitare l'accesso del pubblico per la visita alle collezioni d'arte e la partecipazione alle iniziative culturali in programmazione, essendo stato ormai completato il restauro del piano nobile.



(©L'Osservatore Romano 10 luglio 2009)
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