La Chiesa di fronte alle nuove potenzialità della rete

Un continente digitale tutto da esplorare


Riportiamo ampi stralci della prefazione del libro Chiesa e Web 2.0 di Vincenzo Grienti (Torino, Effatà, 2009, pagine 96, euro 8,50).

di Dario Edoardo Viganò

Il mondo delle comunicazioni è "il primo areopago del tempo moderno", come ha affermato Giovanni Paolo II nella Redemptoris missio; rivoluzionarie opportunità sono state introdotte negli ultimi anni da internet, spazio interattivo e informativo principe della contemporaneità, la grande rete stradale della nostra società globale. Dall'originaria scoperta della navigazione attraverso i motori di ricerca e della posta elettronica, caratteristiche della prima fase della Rete, siamo passati ora a un nuovo scenario multimediale grazie al Web 2.0, con elevate opportunità di interazione legate allo sviluppo di social network come YouTube, Facebook, Twitter o MySpace.
La nuova frontiera offre - ha detto Adriano Fabris nel suo intervento al convegno della Conferenza episcopale italiana "Chiesa in rete 2.0" - alla Chiesa "un'occasione del tutto inedita, che non va persa:  non solo da un punto di vista pastorale, non solo nella prospettiva dell'annuncio, ma proprio nella dimensione del fare comunità. Nella direzione cioè di un ripensamento della struttura delle nostre comunità. Rispetto al modello top-down, ancora sovente seguito nella comunicazione delle realtà diocesane, vi è infatti la possibilità, davvero, di fare rete, cioè d'interagire tra parrocchie, tra singole comunità. Condividendo per esempio specifici contenuti o esperienze concrete". La Chiesa, consapevole del fatto che il bene prezioso del Vangelo urge l'annuncio e la missione, accoglie la sfida della nuova dimensione della Rete. Basti pensare al recente accordo del gennaio 2009 tra la Santa Sede e Google-YouTube per la diffusione di contributi video - in collaborazione con il Centro Televisivo Vaticano e Radio Vaticana - riguardanti i messaggi di Papa Benedetto XVI, oppure l'iBreviary, l'utile innovazione legata a iPod e iPhone grazie a un'idea messa a punto da un giovane prete, don Paolo Padrini, formatosi proprio all'università del Papa (la Lateranense) in comunicazione.
Vincenzo Grienti in Chiesa e Web 2.0 analizza con competenza e sobrietà il surplus di interattività nel mondo della Rete sottolineando come la società contemporanea e la Chiesa vivano e comunichino all'interno di questo rinnovato cyberspazio.
I social network sono divenuti veri "agenti di socializzazione", che si aggiungono agli altri soggetti come la famiglia, la parrocchia, la scuola.
"A questo punto - afferma sempre l'autore - ci si potrebbe chiedere ancora una volta:  occorre esserci? Perché esserci? Domande che si pongono in tanti. Una possibile risposta potrebbe essere:  sì, occorre esserci, perché il Vangelo non può non essere annunciato. Potrebbe sembrare paradossale, ma chiediamoci se nel dopoguerra, negli anni in cui l'Italia scopriva quella scatola con il tubo a raggi catodici che è stata la televisione, non ci fosse stato padre Mariano da Torino (...) Il suo carisma era quello di annunciare il Vangelo attraverso i mezzi di comunicazione sociale in un periodo complesso e completamente differente dal punto di vista culturale ed ecclesiale".
Grandi opportunità dunque, che non vanno però disgiunte ad attenzione e vigilanza educative. "C'è il serio rischio che il web stia creando un circuito di solitudini di tastiera, di gente che s'illude sul fatto che per comunicare davvero basti usare il mouse, come dimostrano i sempre più frequenti casi di dipendenza e di nevrosi"; insomma non è tutto oro quel che luccica e accanto ai social network c'è anche la "solitudine del cittadino globale".
A preoccupare, nello specifico, sono soprattutto i minori, i rischi che possono correre nelle periferie della Rete. L'autore presenta soluzioni interessanti perché non si rinunci alle possibilità del web senza far venir meno un criterio di sicurezza:  viene presentato Davide, un sistema filtro creato da don Ilario Rolle per garantire l'accesso controllato a internet per i più piccoli. "È un'applicazione - spiega don Rolle - del metodo di Don Bosco:  un metodo preventivo, mai repressivo. Ai ragazzi dobbiamo lasciare tutti gli strumenti per lavorare proficuamente, mettendoli solo al riparo da chi vuole approfittare di loro per pubblicità ingannevoli o peggio".
Nonostante dunque i pericoli, comunque associabili a tutti i mezzi di comunicazione, internet si è rivelato un mezzo straordinario in grado di "promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell'amicizia" come afferma Papa Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 43 Giornata mondiale per le comunicazioni sociali.
Benedetto XVI ha infatti messo in evidenza proprio questo aspetto positivo riscontrabile nelle nuove tecnologie.
Un invito, rivolto soprattutto ai giovani, a farsi protagonisti attivi di queste straordinarie possibilità comunicative:  "A voi che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione spetta in particolare il compito dell'evangelizzazione di questo "continente digitale"".



(©L'Osservatore Romano 13-14 luglio 2009)
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